The Wombats
Glitterbug

2015, 14th Floor Records
Pop Rock

Recensione di Davide Fadani - Pubblicata in data: 16/04/15

I vombati sono simpatici marsupiali che vivono in Australia. Sono erbivori. Wombat era il nome di un fucile anticarro britannico il cui acronimo suonava "Weapon Of Magnesium, Battalion, Anti-Tank". Wombat è anche il nome di un asteroide scoperto da un giapponese (Wikiculture ndr). Poi ci sono i "The Wombats". Non è dato sapere a quale delle tre incarnazioni di significato si debba il loro nome. Con ogni probabilità è la somma delle tre. Sono simpatici ed erbivori, sono britannici al 70% e la loro carriera in un modo o nell'altro è iniziata in Giappone. Ve li introduco perché, forse come me, fino a poco tempo fa non li conoscevate (o forse non li conoscete ancora). Suonano da più di dieci anni ormai, anche se sono giovinastri col viso segnato più dall'acne che dalle cicatrici di una vita passata su e giù da un palco. Hanno venduto più di un milione di dischi (digitali o analogici che siano). La loro pagina FB è seguita da quasi 600k persone.

 

Si forse dobbiamo parlare del loro ultimo album. Glitterbug, terzo album dopo "A Guide to Love, Loss And Desperation" e "The Wombats Proudly Present... This Modern Glitch", esce alla fine di un percorso di maturazione personale della band e soprattutto del suo frontman Murph (che ho potuto intervistare qualche tempo fa) e viene presentato al pubblico quasi come potesse trattarsi di un "concept album". Ok, non siamo di fronte al lato oscuro della luna, ma piuttosto a quello sbiriluccicoso con i lustrini con tutta la gente sotto che si dimena. Ed è forse questa la dimensione migliore dell'album. All'ascolto puoi letteralmente vedere la gente che salta con le mani per aria al ritmo di canzoni come "Give me a Try" o "This is not a party". Non entro nel merito del genere e delle influenze che poco interessano. Se hanno un merito questi orsetti è proprio quello di azzeccare ritmi e melodie dando una rinfrescata ad atmosfere dance anni '90. Nei testi si parla d'aMMore, ma non di quello aulico e folgorante, bensì di quello cittadino un po' sfigato che scivola su strade di cemento e antidepressivi, destinato a finire già in partenza e con eccessive dosi di rassegnazione. Ma va bene. Ai ragazzi piace. E se piace a loro, piace di sicuro anche alla Warner. In tutto ciò, tra la dance e l'indie e le ragazzine urlanti sotto il palco io salvo assolutamente "The English Summer" nel quale posso intravedere tre ragazzini che fanno casino in un garage con i loro strumenti, prima che tutto diventi assordante e vorticoso.





01. Emoticons
02. Give Me a Try
03. Greek Tragedy
04. Be Your Shadow
05. Headspace
06. This Is Not a Party
07. Isabel
08. Your Body Is a Weapon
09. The English Summer
10. Pink Lemonade
11. Curveballs

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