Clandestine Blaze
Tranquillity Of Death

2018, Northern Heritage
Black Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 05/12/18

Mikko Aspa rappresenta l'utopia realizzata dell'Uomo Integrale, colui in grado di sopprimere tanto a fondo i sentimenti e la spontaneità di qualsiasi passione da raggiungere uno stato di crudele negazione di sé pronta a trasformarsi in esplosione distruttrice. Tradotta in campo musicale, tale attitudine trova la massima manifestazione nei numerosi progetti di cui il polistrumentista nordico è protagonista principale e, spesso, assoluto: dal black metal avanguardista (Deathspell Omega) al funeral doom (Stabat Mater), dal pornogrind (Creamface) alla power electronics (Grunt, Nicole 12), il finlandese ha attraversato ogni sfaccettatura dell'estremo, rendendosi cantore di tematiche sgradevoli e disturbanti. 
 
Eppure i Clandestine Blaze, la sua creatura forse più nota, conservano una così ostinata fedeltà ai canoni di un raw BM minimale e privo di sfumature che la loro esistenza sembra (quasi) avulsa dall'influenza delle frastornanti deformazioni caratteristiche dei divertissement collaterali dell'artista di Lahti. Il nuovo lavoro, "Tranquillity Of Death", presenta, infatti, le medesime peculiarità che contrassegnano il moniker sin dagli inizi di carriera: riffing magnetico e circolare, basso inaudibile, rallentamenti collosi, linee vocali purulente e sgraziate, produzione lo-fi sospesa tra reminiscenze darkthroniane e ossequi alle Légions Noires, anticristianesimo feroce, misantropia al quadrato. 
 
Nessuna sorpresa, dunque, semmai l'album restituisce una versione potenziata della consueta fisionomia espressionista che il nostro tratteggia con costante affezione: mentre la tirata "God On The Cross" e l'epico mid-tempo "Triumphant Empire" si attestano su una durata piuttosto concisa, il resto del lotto si caratterizza per brani che, oltre a valicare abbondantemente i sette minuti, includono brevi inserti di chitarra acustica e momentanei passaggi melodici pensati per conferire maggiore risalto a un sound claustrofobico e corrotto, adatto nel dipingere il genere umano come una vile discarica di corpi sfigurati e ossa marce. Pezzi quali "Tragedy Of Humanization" o "Blood Of Enlightment" emanano fiotti di malsano nichilismo superiori anche al recente "City Of Slaughter" (2017) che, al confronto, appare soltanto una piacevole promenade sui cavalcavia della desolazione. 
 
Da "Tranquillity Of Death" non bisogna pretendere rivoluzioni copernicane, né livelli pari a "Fist Of The Northern Destroyer" e "Harmony Of Struggle": imbattersi, però, nei Clandestine Blaze significa lasciarsi sedurre da una minestra deliziosamente avariata ancora capace di ammorbare. Il classico, d'altronde, muore in eterno.




01. God On The Cross
02. Tragedy Of Humanization
03. Blood Of The Enlightenment
04. Tamed Hearts
05. Tranquility Of Death
06. Triumphant Empire

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