Travis
Where You Stand

2013, Red Telephone Box
Pop Rock

Finalmente grazie ai Travis ritorna il Britpop più dolce.
Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 19/08/13

Stavolta sembra un accostamento forzato, eppure l’impressione più dolce di questa estate 2013 è che Travis faccia davvero rima con Oasis. Un azzardo ben motivato, o forse una fantasia malinconica. Il pensiero, partorito a prescindere dalla simpatia reciproca tra il gruppo scozzese e Sir Noel Gallagher che in più occasioni hanno improvvisato esibizioni sullo stesso palco, si aleggia beffardo scavalcando i brani della tracklist di “Where You Stand”, disco piacevole il cui ascolto è meglio apprezzabile in un momento di relax, o in viaggio, quando il compagno migliore è una melodia positiva e benefica.

 

“Another day, I feel the weight of the atmosphere’s pressure
And I can’t escape
I try to run, I try to find my feet, 
My soul is sticking to the street”.

 

Il mondo è arte: ci vivono gli artisti gloriosi, che necessitano la pubblicità più esplosiva, e poi, in un angolo più ombroso, gli artisti che sorprendono sottovoce, senza bisogno di troppa celebrazione: di quest’ultimo movimento i Travis sono i pionieri. L’attesa che dal 2008 ha fomentato l’ansia degli appassionati finisce oggi, e finalmente il gruppo orgoglio di Glasgow scarta undici inediti su cui è bello innanzitutto immaginare, per poi riflettere a sangue freddo. Sorprende la delicatezza dell’impatto, la provocazione che si innesta nella regolarità delle strofe, la complicità dei testi e la ripetitività di alcune parti sonore. Sorprende il fatto che Francis Healy e compagnia rimangano estremamente fedeli al proprio sound, senza contaminazioni elettroniche che stanno prendendo sempre più il sopravvento a livello globale: a tal proposito la discussione è aperta ormai da molti anni.

 

Quel che è indiscutibile è il fatto che Travis faccia rima con Britpop. Anno solare 1997: il trattato di Amsterdam, la clonazione della pecora Dolly, la riconferma di Bill Clinton e la nascita di Google. Nel Regno Unito, la voragine mediatica che segnerà una generazione viene maestosamente scavata dalla pubblicazione della quinta bomba di studio dei Blur, l’omonimo disco che si apre con Beetlebum e Song2, e pochi mesi dopo dal terzo album di studio degli Oasis “Be Here Now”, l’album dell’apice più assoluto. È nel ’97 che i Travis si propongono al mondo con “Good Feeling”: fu un debutto poco altisonante, una presentazione sottovoce. Da quei brani dai versi matematici e precisi, uniti dalla voce sopra le righe di Francis,  alla quale si inseriscono talvolta i cori conguinti dei colleghi, la storia dei Travis si è velocemente arricchita di pagine preziose per la musica europea, e a quanto pare il sole non intende ancora tramontare sulla formazione scozzese. Più poeti che menestrelli, i quattro amici continuano a fare la loro musica, senza stravolgimeni o esagermazioni, ma con una lodevole e costruttiva costanza.   

 

“I feel alive, I am aware of the colors in the sky
And where the birds don’t fly
And if the night is coming pretty soon
I’m walking through the dark with you”.

 

La band, che intraprende la strada della maturità ormai da diversi anni, dopo aver già pubblicato un best of (Singles, 2004), si affaccia alla nuova stagione discografica con delicata autorevolezza e con uno stile morbido che colpisce e ancora soddisfa ed affascina. Con il compiacimento di poter riabbracciare degli artisti sempre validi e convincenti, e l’auspicio di un cospicuo incremento delle date live, godiamoci “Where You Stand”. Bentornati Travis.





01. Mother
02. Moving
03. Reminder
04. Where You Stand
05. Warning Sign
06. Another Guy
07. A Different Room
08. New Shoes
09. On My Wall
10. Boxes
11. The Big Screen

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