Sargeist
Unbound

2018, W.T.C. Productions
Black Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 20/10/18

Con un'iniziativa che presuppone la mancanza di un imponente battage pubblicitario e che in tempi recenti è diventata quasi un'abitudine per numerose band di nicchia, i Sargeist, per la seconda volta consecutiva sotto l'egida della World Terror Committee, rilasciano l'ultimo lavoro non soltanto con scarso preavviso, ma soprattutto direttamente online. Una scelta, e un'attitudine, aderente allo spirito più autarchico ed elitario del metallo nero e che Shatraug, da satanista praticante sino al midollo, incarna in maniera assoluta, senza preoccuparsi di levigati restyling e procedendo dritto per la propria strada. "Unbound" rappresenta l'ennesimo parto degenere  frutto dalla mente maligna del mastermind di Lappeeranta: i problemi di assestamento che sarebbero potuti insorgere con l'addio di due pezzi grossi quali Hoath Torog e Horns (rispettivamente voce e batteria) e l'ingresso di quattro nuovi membri pescati dal circolo d'essai dell'underground finnico e statunitense, vengono abilmente aggirati.

Se a livello di produzione il disco si abbevera sia della pulizia di "Let The Devil In" (2010) che delle disturbanti frequenze di "Feeding The Crawling Shadows" (2014), dal punto di vista musicale il buon Vyla Pistinen, invece di concedere spazio a impressionanti variazioni, privilegia il rito della formula collaudata, forse troppo in alcuni momenti, nondimeno sempre latrice di perniciose vibrazioni. Tra fraseggi circolari e asfissianti, sinistre curvature eufoniche, carezze DSBM, spazzolate black'n'roll, epiche frenate in mid-tempo, il platter conferma quanto un brutalità di fondo non impedisca fioriture di riff e di atmosfere opimi di feeling e malinconia.

Che si tratti della mesmerica trama di "Psychosis Incarnate", del ritmo inarrestabile a colpi di ride di "To Wander The Night's Eternal Path" o della marcia avernale di "The Bosom Of Wisdom And Madness", le lezioni di intransigenza darkthroniana vengono declinate prestando grande attenzione a dare il giusto risalto alla componente melodico/evocativa: un approccio sublimato dal tremolo crepitante di "Death's Empath" ed "Her Mouth Is An Open Grave", gelide ecchimosi lenite da incisive e cupe decelerazioni. E benché la title track e "Blessing Of The Fire-Bearer" ricordino molto da vicino quel capolavoro di misantropia a nome "Satanic Black Devotion" (2003), l'album possiede le stigmate del lascito testamentario di un demone feroce e tormentato: a ciò contribuisce la natura dell'ugola del singer Profundus, che pur non disponendo, a differenza dell'illustre predecessore, di un pitch particolarmente acuto e di gravi da necropoli sotterranea, utilizza una media calibratura espressiva, capace di accompagnare, e non surclassare, il fitto dialogo degli strumenti.

I Sargeist, dunque, non deludono e, nonostante "Unbound" segua la scia tracciata dagli LP anteriori, i nostri veicolano con immutata devozione l'eretica professione di fede a fondamento del loro intero percorso: d'altronde "ubi facta loquuntur, verbis non opus est". Chi si azzarderebbe ad affermare il contrario?





01. Psychosis Incarnate
02. To Wander The Night's Eternal Path
03. The Bosom Of Wisdom And Madness
04. Death's Empath
05. Hunting Eyes
06. Her Mouth Is An Open Grave
07. Unbound
08. Blessing Of The Fire-Bearer
09. Wake Of The Compassionate
10. Grail Of The Pilgrim

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