Verdena
Endkadenz Vol. 1

2015, Universal
Psych/Experimental Rock

Raffinato e selvaggio: il gigante Verdena scende dal monte.
Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 31/01/15

Si ringrazia Marco Sorgato per la collaborazione.

 

La stagione musicale del nevischio è una costante. È un fardello con cui gli artisti condividono pazientemente la vita, è un demonio con cui chi manipola ispirazione ha già sancito un patto a priori. È il magazzino dei dischi impolverati in cui andare alla ricerca della luce senza sapere dove trovarla, senza sapere davvero cos'è la luce.

 

Il nevischio non permette catalogazioni: c'è la musica pop, c'è la musica rock, c'è la musica psichedelica, c'è la musica elettronica e c'è la musica e basta. Poi c'è la musica dei Verdena. La potremmo chiamare "musica del Pollaio" perché lì viene concepita, partorita, curata, registrata e portata allo scoperto. Aberto, Luca e Roberta riescono a sfuggire ad ogni categoria di mercato, a comporre in maniera libera dando sfogo ed ascolto solamente alla loro creatività e, parallelamente, si confermano come la band più attesa del panorama musicale italiano contemporaneo. Raffinato e selvaggio, il gigante Verdena una volta ogni tre-quattro anni scende dal monte nascosto dal nevischio e dalla biodegradabilità del commericio, e regala al mondo il prodotto del suo genio.

 

Questa volta gli anni sono quattro, merito delle complicazioni dovute alla rottura del registratore analogico con cui sono incisi i loro lavori e grazie alle quali le canzoni dell'album si sono moltiplicate rendendo necessaria la partizione in due volumi.

 

Ringraziamo la storia e la sorte.

 

Carezze e ceffoni: dalle melodie pop di "Rilievo", "Diluvio" e "Nevischio" - prodotto e registrato da Marco Fasolo dei Jennifer Gentle - ai riffoni di basso e chitarra ultradistorti e stoner di "Puzzle", "Derek" e "Inno Del Perdersi", il tutto adagiato in un letto di synth melodiosi squassati dal reparto percussivo. C'è un nuovo elemento: il piano a muro. Il suono si fa più terreno e meno etereo che in "Wow". Un pedale per effetti vocali va in sostituzione ai cori, e c'è distorsione. Distorsione ovunque. Basso, chitarra, batteria, voce, tastiere, il mondo, l'aldilà: tutto è distorto. Compare anche la drum machine che in "Sci Desertico" ci trascina di peso in atmosfere post apocalittiche e stranianti.

 

Se disponete di vile denaro e volete farvi un viaggio, procuratevi "Endkadenz Vol. 1" e lasciate stare i voli low cost. Niente check in e check out: questo disco vi porterà ovunque.

 

Di sicuro, fuori dal nevischio.





01. Ho una fissa
02. Puzzle
03. Un po' esageri
04. Sci desertico
05. Nevischio
06. Rilievo
07. Diluvio
08. Derek
09. Vivere di conseguenza
10. Alieni fra di noi
11. Contro la ragione
12. Inno del perdersi
13. Funeralus

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