Alter Bridge
Walk The Sky

2019, Napalm Records
Alternative Rock

Nessuna grande novità: gli Alter Bridge non mostrano segni di appannamento.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 16/10/19

"We'll be victorious, we'll take the crown
Just like we've always done before"

 

Basterebbero questi pochi versi tratti da "Take The Crown" per descrivere in breve la carriera degli Alter Bridge e il loro nuovo album "Walk The Sky". Il quartetto di Orlando, dopo le difficoltà iniziali e gli ingiusti (quanto errati) paragoni con i Creed, è riuscita a esplodere con la pubblicazione del secondo lavoro "Blackbird", iniziando una cavalcata trionfale che in più di dieci anni li ha visti pubblicare cinque album senza mai sbagliare un colpo, con una crescita esponenziale anche a livello di pubblico e notorietà. Come in passato, il copione è sempre lo stesso: a distanza di tre anni da "The Last Hero" e dall'ennesimo tour trionfale, gli Alter Bridge sono tornati sul mercato con un nuovo album, ancora una volta senza smentirsi.

 

Tornando alla premessa, occorre innanzitutto esprimere un concetto: "Walk The Sky" è esattamente l'album che chiunque si aspetterebbe oggi dagli Alter Bridge. Questa considerazione porta con sé diversi aspetti che possono essere intesi sia come positivi, che negativi. Se da una parte abbiamo infatti la certezza che il quartetto continuerà a portare alta la bandiera dell'alternative come pochi altri, dall'altra è ormai emersa la consapevolezza che difficilmente gli Alter Bridge potranno dare alla musica rock la svolta che molti si aspettano da ormai qualche anno. Anche in questa occasione la band si esprime al meglio su territori sicuri e già esplorati in passato. L'unica novità sui riduce all'utilizzo, in paio di brani, delle tastiere, che vengono ben amalgamate al sound caratteristico del quartetto. Per quanto riguarda il resto, la band si concentra su formule già collaudate (soprattutto in "Blackbird"), senza dare largo a sperimentazioni o brani più lunghi e articolati, come successo invece negli ultimi due album. "Walk The Sky" è un disco semplice e senza fronzoli, che punta tutto sull'impatto dei singoli brani, riuscendo nell'intento nella maggior parte dei casi.

 

Singoloni sempre efficaci come "Take The Crown", si alternano a canzoni prototipo degli Alter Bridge, come la granitica "Wouldn't You Rather", che fa da apripista dopo la breve introduzione "One Life". La successiva "In The Deep" si evolve come un brano interessante, in cui parti veloci vanno a braccetto con stacchi melodici. Ma è con "Godspeed" che si vedono le prime novità: le tastiere anni '80 permeano infatti l'inizio del brano, che si trasforma poi in una malinconica power ballad in pieno stile Alter Bridge. Dal lato opposto si pone invece "Native Son", che mostra la componente più metal della band, con riff pesantissimi che irrompono dopo un'intro carica di tensione e un ritornello più aperto. Durante l'ascolto rimane evidente l'affiatamento ormai raggiunto dalla band: la sezione ritmica sempre pulita e precisa di Phillips e Marshall, fa da sfondo al lavoro di Tremonti e Kennedy, che ancora una volta si dimostrano un duo fenomenale, capace di rendere al meglio sia sulla parte vocale che su quella chitarristica.

 

Se l'ugola miracolata del cantante non fa più notizia, è un piacere sentire di nuovo Mark Tremonti con ottimi risultati nelle vesti di prima voce in "Forever Falling", costruita su un riff violentissimo dopo l'inquietante arpeggio. Altri brani interessanti sono "Indoctrination", forse il più elaborato dal punto di vista degli arrangiamenti e delle variazioni sonore, insieme alla solidissima "Pay No Mind" e "Clear Horizon", che rappresenta un bellissimo riassunto della carriera della band. Gli Alter Bridge trattengono però il meglio per il finale, con due pezzi da novanta, intervallati dalla piacevole "Tear Us Apart". Le eco di "Blackbird" permeano la favolosa ed emozionante "Walking On The Sky", che evolve fino a un ritornello da pelle d'oca, affiancato da un formidabile assolo, mentre la conclusiva "Dying Light" si lascia ricordare per la tempestosa parte centrale, che conduce a un finale epico.

 

Pur non avvicinandosi ai loro migliori lavori come "Blackbird" e "Fortress", "Walk The Sky" ci restituisce una band in piena forma. Soprattutto considerando i corposi impegni di Kennedy e Tremonti con i propri progetti paralleli, risulta ancora più sorprendente la capacità degli Alter Bridge di non mostrare alcun segno di appannamento. Pur rimanendo "solo" una collezione di belle canzoni, questo nuovo capitolo verrà sicuramente apprezzato dai fan del quartetto, che è ormai pienamente consapevole dei propri mezzi e che ottiene, in questo caso, il massimo risultato senza compiere un particolare sforzo compositivo. Forse qualche brano più articolato e diversificato avrebbe giovato ad una tracklist in cui si possono contare un paio di filler, ma nonostante questo con "Walk The Sky" gli Alter Bridge escono ancora una volta vincitori e rimangono con fierezza sul loro trono.





01. One Life
02. Wouldn’t You Rather
03. In The Deep
04. Godspeed
05. Native Son
06. Take The Crown
07. Indoctrination
08. The Bitter End
09. Pay No Mind
10. Forever Falling
11. Clear Horizon
12. Walking On The Sky
13. Tear Us Apart
14. Dying Light

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