Overkill
The Wings Of War

2019, Nuclear Blast Records
Thrash Metal

A breve distanza dal doppio " Live in Overhausen", gli Overkill dispiegano i loro tamburi di guerra
Recensione di Matteo Poli - Pubblicata in data: 23/02/19

Qual è la più visceralmente punk delle thrashact di prima generazione? E quale si è costruita una reputazione soprattutto per gli inarrestabili tour, paragonabili solo a quelli fluviali - su tutt'altri terreni - di B.B. King? Chi altri (Anthrax a parte) negli '80 ha incendiato di thrash la costa orientale degli States? Soluzione: gli Overkill di D.D. Verni e Bobby "Blitz" Ellsworth, che con "The Wings Of War" siglano il loro diciannovesimo album in studio.
Poche altre band della loro scena hanno coltivato come loro la virtù della resilienza ai tempi che cambiano, e non stupisce vederli in prima linea anche sul mercato web.

 

Come non stupisce trovarli con immutata verve e carica distruttiva, data la loro prolifica discografia, che ha attraversato almeno quattro epoche del genere thrash. Dopo svariati cambi di formazione e di stile, che alcune volte hanno spiazzato i vecchi fan, dai primi anni 2000 mantengono una line up stabile (hanno sostituito Ron Lipnicki con Jason Bittner nel 2017, attivo precedentmente negli Shadows FallFlotsam & Jetsam e Stigmata) e un'attitudine che amalgama con abilità e praticamente a getto continuo i tre ingredienti base della loro ricetta: un pizzico di punk, una bella sventagliata metal, qualche incursione hard rock appena travestita da thrash. Dagli Overkill non ci si aspetta troppi sbandamenti o scivoloni, insomma. "The Wings Of War" non fa eccezione; come nel precedente "The Grinding Wheel", anche qui troviamo le tre spezie in giusta proporzione, la tela tesa un poco verso il punk ("Welcome To Garden State"), un poco venandola di rock come in "A Mother's Prayer" e nel singolo "Head Of A Pin" (secondo Blitz: sembriamo i Black Sabbath dopati!); a volte spiegandone la tensione epica ("Believe in The Fight", il ponte centrale di "Distorsion") o aprendo a ponti di insolità acidità (quello centrale della tritatutto "Bat Shit Crazy") ma tutto intessendo di puro thrash.

 

Dall'opener "Last Man Standing" passando per "Where Few Dare To Walk", fino all'emozionante "Out On The Road-Kill" l'album si snoda senza sbavature né cedimenti. Valida anche la copertina, ad opera del veterano Travis Smith. Unico appunto a livello di fonica: non sono un filino eccessivi gli alti sulle chitarre e soverchiati i poveri bassi? Da tempo D.D. Verni (basso) e Dave Linsk mettono a punto ed incidono le loro parti nei loro studi casalinghi, mentre la batteria e le voci sono state incise rispettivamente agli Shorefire Studios (New Jersey) e ai Rockland (New York). Forse sbagliamo, ma nella catena di montaggio della produzione ci sembra si perda un po' di percezione sulla resa d'insieme, ed è un peccato. A breve, la band sarà in tour in Italia: l'8 marzo a Zona Roveri di Bologna, il 9 al Circolo Arcadia di Palosco (BG).





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