Within Temptation
Hydra

2014, BMG
Symphonic Metal

I Within Temptation alle prese col loro "disco americano": meglio stendere un velo pietoso
Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 21/01/14

Bel percorso quello dei Within Temptation, forse l'unica band nell'affollatissimo e sempre più prevedibile panorama del metal con voce femminile ad essersi presa la briga di osare e cambiare pelle, laddove altri "big" della scena sembravano interessati a campare di rendita sugli stereotipi intramontabili di dieci anni fa. Una strada non priva di rischi, quella che pian piano li ha visti abbandonare il più canonico sound nordeuropeo (gli ultimi bagliori sull'onesto "The Heart Of Everything") per abbracciare senza indugio una forma-canzone più snella e moderna, forte di una rinnovata verve in fase di arrangiamento e di affascinanti velleità pop rock. Addio alle pedanterie orchestrali, dunque, e lunga vita agli entusiastici ritornelli e alle ammiccanti chitarre di "The Unforgiving", o alle cover di brani mainstream raccolte nella compilation "The Q-Music Sessions" (disponibile per il solo mercato olandese).
 
Qualcosa però dev'essere cambiato nelle menti di Sharon Den Adel e compagni, visto che ad anticipare l'uscita di "Hydra" non è una nuova "Shot In The Dark", ma un duetto di dubbio gusto con Tarja, maestà indiscussa dello stereotipo e della ridondanza. Orbene, chi siamo noi per negare una sana dose di fan-service ai Within Temptation? D'altronde, si sa: un pubblico come il loro, se non lo accontenti con qualche manfrina, può anche mandarti a quel paese da un giorno all'altro. E, a questi livelli di notorietà, un refrain sciapo con qualche ululato pseudo-operistico in sottofondo non è poi così scandaloso. Inoltre, c'è la "scusante" che i loro singoli di lancio non sono mai rappresentativi degli album interi e pertanto ci accingiamo all'ascolto con la consueta dose di curiosità.
 
Come già "Paradise" lasciava intendere, purtroppo, il sound del sestetto olandese subisce un'ulteriore trasformazione, e per la prima volta dal lontano 1997 siamo costretti a tenere a freno gli entusiasmi... I Within Temptation, che già da tempo puntavano dritti in questa direzione, danno vita al tanto agognato "disco americano" della loro carriera. Americano nella produzione, che spara al massimo i volumi della voce e delle chitarre, coprendo i tipici abbellimenti sui tasti bianchi e neri. Americano nelle linee vocali, sempre più strillate e maliziosamente radiofoniche, ma ormai prossime al riciclo. Americano nel sound delle chitarre, che hanno tutta l'aria di essere state scopiazzate da qualche meteora modern metal finita nel dimenticatoio. Americano persino nelle collaborazioni, tra una strizzatina d'occhio ai Linkin Park dei tempi d'oro (con lo scandaloso rapper Xzibit che si scrolla di dosso la naftalina, felice di essere tornato a far parlare di sé rovinando il brano dotato di maggior potenziale dell'intera tracklist), una ballatona melensa alla Nickelback ("The Whole World Is Watching") e il pezzo simil-core di turno ("Dangerous") che vorrebbe spaccare tutto - anche se le uniche due cose che spacca è meglio non nominarle.
 
Tutto da buttare? Nì. Qualcosa si salva, e si salva quando la band torna a giocare con quel pizzico di malinconia gotica che da sempre le appartiene (la trionfale opener "Let Us Burn" e la cinematografica "Edge Of The World", palese omaggio al film "Oblivion" e alla sua colonna sonora). Solo allora torniamo a godere dello spirito dei veri Within Temptation, e a battere le mani anche per quei (pochi, pochissimi) brani che beneficiano di interessanti intuizioni pop ("Covered By Roses", "Dog Days"). La sensazione, lapalissiana e devastante, è che i Nostri abbiano voluto curare in maniera maniacale la confezione - come sempre, e com'è giusto che sia per una formazione di questo genere - di un prodotto discografico che, a differenza dei suoi illustri predecessori, ha la presunzione di voler accontentare un po' troppi palati. Dall'adolescente metallaro (lui solo si spezzerà il collo su "Silver Moonlight", tremenda sequenza di riff anacronistici e urla sgolate) all'estimatore delle grandi star del pop, quello che ancora deve decidere chi è la Regina tra Lady Gaga e Katy Perry e di certo ignora le emozioni che la voce di Sharon ha saputo regalarci in passato. Stavolta, lassù in Olanda, qualcuno non ha fatto i conti con la propria ispirazione e a fare le spese di tanta smania di pubblicare un disco ogni due anni saranno proprio i fan più fedeli (lo sentite in lontananza, l'eco di migliaia di cuori infranti?).
 
Bel percorso quello dei Within Temptation... Già, ne siete ancora convinti?





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