Hardcore Superstar
You Can't Kill My Rock N Roll

2018, Gain Music
Sleaze rock

Recensione di Isadora Troiano - Pubblicata in data: 21/09/18

Quando sei una band di spicco della scena sleaze internazionale, quando rispondi al nome di Hardcore Superstar, il compito di sfornare un nuovo disco non è mai facile. Le aspettative da soddisfare sono tante: è necessario mantenere fedeltà e approvazione da parte dello zoccolo duro dei fan ma anche cercare di ampliare i consensi e strizzare l'occhio a una fetta di pubblico nuova e fresca. Per gli svedesi, l'arrivo dell'ultimo lavoro "You Can't Kill My Rock N Roll" è quindi un gioco sottile di equilibrismo.

Ed è forse per questo che, nell'ascolto globale dell'undicesimo album in studio dell'act scandinavo, si alternano moltissimi alti e bassi, già preannunciati dai singoli, ben quattro, usciti negli ultimi mesi; se "Have Mercy On Me" aveva fatto venire l'acquolina in bocca al folto pubblico degli HCSS, il singolo "Baboon" ha quantomeno tirato fuori qualche perplessità, specie in chi li segue praticamente da sempre.
 
 
Su questo andazzo si colloca l'intero disco "You Can't Kill My Rock N Roll", registrato tra Göteborg e Stoccolma, a cavallo tra il 2017 e il 2018 e prodotto dal gruppo stesso, con l'aiuto di Dino Medanhodzic al mixaggio. La partenza è ottima con "ADHD" che coniuga una ritmica prorompente alla chitarra rabbiosa di Vic Zino, il tutto a fare da sostegno a un Jocke Berg in gran forma vocale. E' un brano, come il leitmotiv del disco, che fa presagire grandissime cose, tutto da pogare negli adrenalinici live del combo. Una sensazione che si protrae con la seguente "Electric Rider", anche se in misura minore, e che però si interrompe con il brano "My Sanctuary" con cui comincia l'oscillazione verso il basso. Una traccia fiacca a livello compositivo, seppur caratterizzata dalla solita energia dei quattro musicisti. Appunto solita, a cui manca quel qualcosa in più per discostarsi da ciò che gli Hardcore Superstar offrono generalmente al proprio pubblico.
 
Si torna verso l'alto con la title track "You Can't Kill My Rock N Roll", con la quale gli svedesi si lanciano in una meravigliosa ruffianata: un rock anthem dal sapore anni '80 che è impossibile non amare e non cantare con le braccia al cielo, nonostante le sonorità non brillino esattamente per originalità assoluta. Del resto ce l'hanno raccontato loro in persona (leggi QUI la nostra intervista), il disco è stato ispirato da un massiccio ascolto di rock d'annata e da stadio e questo brano incarna precisamente questa attitudine. La title track a metà disco segna la rotta verso una serie di brani tutti da cantare dal vivo, uno su tutti "Bring The House Down", con i cori che sembrano fatti appositamente per esaltare la platea in sede live.
 
In chiusura, i nostri si fanno perdonare la già citata "Baboon", e la scialba "Never Cared For Snobbery", con due brani che rialzano sorti e livello: "Medicine Man" e "Goodbye". La prima cadenzata e cattiva, in uno stile discostato dal classico HCSS, ma in modo più convincente di altri brani dell'album, mentre la seconda, praticamente un saluto e un ringraziamento ai fan, anche lei perfetta per un concerto, magari in chiusura, e con una melodia accattivante che ci fa ricordare il motivo per cui si vuole molto bene a questo quartetto scatenato. 
 
 
Nel complesso, "You Can't Kill My Rock N Roll" è un lavoro che annovera sia parecchi brani che resteranno in pianta stabile nelle scalette della band che momenti filler di cui non si sentiva il bisogno. Il tutto, e questo non può non essere riconosciuto, mantenendo sempre alta la qualità di esecuzione e di produzione e pensato con una buona dose di coraggio nel cercare sempre di rinnovarsi rispetto al passato. Gli Hardcore Superstar sono una band che ha preso posto nell'olimpo dei grandi e ha tutta l'intenzione di rimanerci.




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