Black Sabbath: "Heaven And Hell / Mob Rules: Deluxe Edition"
Quando Ronnie James Dio entṛ nelle file dei Black Sabbath rilanciandone la carriera


Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 06/03/21
Al giorno d'oggi si dà per scontato che il motore insostituibile dei Black Sabbath fosse Tony Iommi; eppure, quando Ozzy lasciò la formazione alla fine degli anni '70 dopo un paio di full-length controversi, "Technical Ecstasy" (1976) e "Never Say Die!" (1978), il combo sembrava destinato alla completa disgregazione. Detto questo, e cercando di restare obiettivi al massimo grado, vale la pena sottolineare che, nonostante l'immensa influenza esercitata dai loro classici di principio carriera, gli inglesi non conoscessero perfettamente il concetto di disciplina, in studio e sul palco.

Il reclutamento di Ronnie James Dio richiese un cambiamento significativo nel modus operandi del tre membri storici. L'ex singer di Elf e Rainbow, già con un ventennio abbondante di esperienza alle spalle e una reputazione da mantenere, rappresentava l'esempio perfetto della professionalità applicata alla musica; e anche dal punto di vista puramente vocale, lo statunitense, per tecnica ed estensione, aveva pochi eguali nel panorama dell'epoca. Per la prima volta, l'act di Birmingham poteva godere sia di un paroliere navigato e amante del fantasy, sia di un cantante capace di intrecciarsi a fondo nel tessuto dei riff piuttosto che librarsi minacciosamente sopra di essi. Certo, ascoltare on stage "Electric Funeral", "Iron Man" o "Children Of The Grave" senza il "Madman" al microfono appariva, per tante ragioni, un sacrilegio, ma si trattava di un prezzo che i Sabbath erano disposti a pagare per prolungare la propria morente carriera. Le cose, in realtà, andarono oltre le più rosee aspettative.

L'innesto del singer, e quello del tastierista Geoff Nicholls, si rivelarono fondamentali, con il gruppo che, invece di agonizzare, visse una seconda primavera artistica, tanto da sfoderare un paio di grandi album, ora stampati da Rhino Music in versione rimasterizzata, con l'aggiunta di brani live, B-sides e rarità. "Heaven And Hell", uscito nel 1980, non necessita di presentazioni: una pietra miliare dell'hard'n'heavy, lontana dalle incrostazioni ossianiche delle origini e dallo stravagante eclettismo di "Sabbath Bloody Sabbath" (1973) e "Sabotage" (1975), composto da pezzi incisivi, dinamici, calati in un'atmosfera magica e capaci di sposare fluidamente durezza e introspezione. Critica e fan approvarono entusiasti un ri-orientamento stilistico che nel 1981 generò l'ottimo, benché inferiore, "Mob Rules": un platter caratterizzato da un sound maggiormente abrasivo e metallico, conseguenza di un approccio aggressivo e della produzione rocciosa scelta dal compianto Martin Birch, già dietro la console nel lavoro precedente. Un disco degno di nota anche per l'avvicendamento dietro le pelli: fuori Billy Ward, tediato da problemi di depressione e tossicodipendenza, dentro Vinny Appice, fratello di Carmine e co-fondatore, di lì a poco, dei Dio. Da evidenziare, poi, il coraggioso e non convenzionale artwork, ispirato a un'illustrazione di Greg Hildebrandt e raffigurante i lugubri effetti di una fustigazione rituale in un bagno pubblico.

Entrambe le Deluxe Edition conservano, dunque, cover e tracklist originali, elargendo agli appassionati, come accennato, una serie spettacolare di tracce dal vivo, che mostrano un feeling e un'unità d'intenti straordinari. "Neon Knights", "Children Of The Sea", "Voodoo", "The Mob Rules", il concerto integrale registrato a Portland nel 1982, nel quale Ronnie si confronta da par suo con le vecchie canzoni dell'era Osbourne (notevole l'interpretazione di "War Pigs"), sono alcuni dei moment salienti di due box set davvero da non perdere.

L'inizio degli anni '80 segnò, dunque, il rilancio dei Black Sabbath in un contesto britannico e internazionale che, ancora scosso dal ciclone punk, stava per assistere all'esplosione definitiva della NWOBHM, da cui "Heaven And Hell" e "Mob Rules" vennero comunque investiti soltanto marginalmente. Precisazione storica d'obbligo per una band che seppe rivitalizzarsi (e ripartire) contro ogni pronostico.



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