In the town where I was born III: Manchester
“I live my life in the city, there's no easy way out”


Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 09/04/16

"Ci piace scocciare la gente. E' un qualcosa tipico di Manchester. Un tratto distintivo. Semplicemente ci piace rompere il cazzo agli altri." Noel Gallagher

 

Maestri dell'arte dell'attaccare briga, colonne portanti del Brit Pop di fine anni '90 e indiscussa fonte di sparate sensazionali per i tabloids di Sua Maestà, i fratelli Liam e Noel Gallagher non hanno mai fatto gran mistero delle loro intenzioni: sfondare e tagliare la corda. Bastarono infatti proprio i primi due versi della opener dell'album di debutto per mettere in chiaro una delle tematiche ricorrenti delle liriche degli esordi: lasciarsi alle spalle la motonia (e la pioggia) di quella città natale che non aveva più niente da offrire.

 

Composta ai tempi in cui Noel si era trasferito in centro, nell'appartamento numero 47 di India House in Whitworth Street, 'Rock 'n' Roll Star' fu senza dubbio il miglior espediente per far breccia nel cuore pulsante della scena live mancuniana e iniziare la scalata alla classifica Britannica che gli Oasis domineranno per oltre un decennio tanto da fruttargli un Guinness World Record come band di maggior successo.

 

5_cranwell_drive_oasis

Fatti due passi per la loro Burnage, ovvero uno dei sobborghi meridionali della seconda città d'Inghilterra, è difficile dargli torto. Oltre al fazzoletto verde di Fog Lane Park, luogo deputato all'emulazione degli eroi della squadra di calcio del cuore (Manchester City, in quegli anni ben lungi dall'essere in vetta alla Premier League), e ai negozi sul corso principale, dove lo stesso Liam ricorda di essere stato pizzicato a rubare per la prima volta, questo angolo di periferia a schiera mancuniana aveva (e ha) ben poco altro da offrire.
 
Quanto fece la differenza per i due fratelli cresciuti al 5 di Cranwell Drive (dove risiede ancora la madre, Peggy Gallagher) fu l'unico altro elemento capace di calamitare l'interesse di un ragazzino curioso confinato tra le staccionate di un quartiere dormitorio, ovvero il negozio di quel Mr. Sifter che, come ricordato nel testo di 'Shakermaker', vendeva loro dischi quando erano ancora niente più che adolescenti turbolenti e autodidatti.
 
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La leggenda vuole che i due fratelli stessero appunto andando a registrare il loro secondo singolo allo studio del concittadino Johnny Marr (chitarrista dei The Smiths) e Liam fosse terrorizzato di non averne completato il testo. Fermo al semaforo davanti al 177 di Fog Lane, dove avevano fatto incetta di album di seconda mano per anni, il fratello maggiore compose in fretta e furia la strofa "Mister Sifter sold me songs / when I was just sixteen / Now he stops at traffic lights /but only when they're green" che ha assicurato al proprietario visitatori e clienti da mezzo mondo (Giappone incluso).
 

Uscita nel 1994, e corredata dal video che consacrerà i luoghi topici di Burnage a eterna memoria, 'Shakemaker' fu il secondo estratto dell'album d'esordio degli Oasis: "Definitely Maybe". Come set della foto che verrà poi scelta come artwork del disco, fu designato il living room dell'allora dimora del chitarrista Paul 'Bonehead' Arthurs il cui bow window è ancora riconoscibile al numero 8 di Stratford Avenue.

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Uno dei primi atti propedeutici al diventare i figli (ancora) più amati dalla working class inglese, urbi et orbi, si consumò sempre in città, in una sera di Agosto del 1991. Fu allora che Noel, roadie di un'altra celebre band cittadina, gli Inspiral Carpets, varcò la soglia del The Boardwalk per assistere all'esibizione dei Rain di cui Liam era già frontman. Come rimasto agli annali, il maggiore dei Gallagher riconobbe del potenziale nella formazione dove militava il minore e si offrì di entrarne a far parte a condizione di prenderne in mano il songwriting
 
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Sempre al The Broadwalk, oggigiorno riconvertito ad altro impiego, come tanti altri venues della Madchester dei tempi d'oro, andò in scena il debutto di Noel con la band nel Gennaio 1992. Di quella data resta una cassetta contenente la prima registrazione live del fenomeno Rock destinato a imperversare, senza scadenza, nelle radio d'Inghilterra, secondo solo a quei The Beatles, della vicina Liverpool.
 

Restando in tema di villette inglesi, proprio sull'artwork del terzo singolo estratto dal loro primo disco, 'Live Forever', campeggia una foto della casa di John Lennon in Menlove Avenue a tributo della sconfinata venerazione dei Gallagher per i Fab Four. Chissà se ai tempi in cui facevano il solco lungo il marcapiede di Burnage Lane, accompagnati da un pallone, uno spinello o un sacchetto di dischi di seconda mano, i due fratelli, attualmente ancora ai ferri cortissimi, abbiano mai fantasticato che, un giorno non troppo lontano, fans di mezzo mondo si sarebbero recati in pellegrinaggio a fotografare la loro di facciata. Conoscendo un minimo la genuina spacconaggine dei soggetti in questione, verrebbe da pensare di si.


"Paragono ogni canzone che scrivo a quelle dei The Beatles. Il fatto è solo che sono venuti prima di me. Se fossi nato ai tempi di John Lennon, ci sarei arrivato anch'io lassù, al suo posto (ndr)." Noel Gallagher

 

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