Le performance indimenticabili di Chris Cornell
Dal Moore Theatre di Seattle alla recente esibizione in Florida, le pietre miliari della carriera live del cantante di Seattle


Articolo a cura di Sophia Melfi - Pubblicata in data: 20/07/18

L'icona del rock alternativo anni '90 made in Seattle avrebbe varcato, proprio oggi, la soglia dei 54 anni. In questo anniversario vogliamo celebrare la carriera  di Chris Cornell con un excursus tra le pietre miliari delle sue performance live.

 

Say Hello 2 Heaven, Temple Of The Dog (Live At Moore Theatre, Seattle, 1990)

 

E' dalle ceneri che risorge la fenice, o, in questo caso, i Temple Of The Dog. Il super gruppo formato da Cornell, Ament, Gossard e Cameron nasce infatti in memoria di Andrew Wood, leader dei Mother Love Bone, venuto a mancare nel marzo del 1990, pochi mesi prima che venisse pubblicato il primo ed unico album della band, "Apple". I Temple Of The Dog raccontano, in quel celebre live al Moore Theatre di Seattle, una storia che non ha come fine quello di auto commiserarsi o replicare qualcosa che era già stato fatto, ma di rendere immortale uno degli artisti più promettenti di Seattle tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. La voce di Chris è, in questo intento, come un pugno allo stomaco, energica e tagliente ricorda il migliore amico:"I never wanted to write these words down for you with the pages of phrases of things We'll never do. So I blow out the candle and I put you to bed, since You can't say to me now how the dogs broke your bone. There's just one thing left to be said: say hello to heaven."

 

Hunger Strike, Temple Of The Dog (Lollapalooza, Phoenix, 1992)

 

"Volevo esprimere la gratitudine per la mia vita ma anche il disprezzo per la gente che non si accontenta, che vuole sempre di più. A volte sembra che non ci sia altro modo di avere molto più di ciò di cui hai veramente bisogno che rubarlo ad altri che non potrebbero permettersi di dartelo. La canzone parla di come i ricchi si approfittano di chi non ha niente." "Hunger Strike" è l'ultima traccia dell'eponimo album dei Temple Of The Dog, una sorta di leitmotiv che ha segnato il destino di parecchie persone, ma soprattutto quello di un giovane ragazzo di San Diego, da poco trasferitosi a Seattle, Eddie Vedder. Cornell aveva inizialmente intenzione di cantare sia la parte bassa che alta del ritornello, quando, dopo le prove dei Mookie Blaylock, Vedder si avvicinò quasi per gioco al microfono intonando con la sua voce baritonale e profonda il celebre "going hungry" che colpì da subito l'attenzione di Chris. Da quell'ottobre 1992, in sala prove, i due non celebrarono solo l'inizio di una gloriosa collaborazione artistica, ma anche e soprattutto la nascita di una splendida amicizia destinata a durare nel tempo che sarà sempre cristallizzata in quella perfetta combinazione di voci e di alti e bassi.

 

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Birth Ritual, Soundgarden ("Singles" Soundtrack, Seattle, 1992)

 

Sono gli anni d'oro del gruppo statunitense reduce dal successo di Badmotorfinger che catapulta i Soundgarden in cima alle classifiche, secondi solo a Nevermind. E' il periodo in cui la band si stacca definitivamente dal seno materno della Sub-Pop Rercords per camminare sulle proprie gambe e raccontarsi al mondo. I suoni pesanti del brano che il regista Cameron Crowe decise di immortalare come colonna sonora del proprio film "Singles - L'amore è un gioco", non rappresentano che il manifesto musicale di una gioventù in aperta ribellione alla moda, alle consuetudini, alle contraddizioni e all'ordine. La musica simboleggia un'evasione, una parentesi dal mondo che vede come protagonista prima l'eroina, madre e assassina. "Add another drug at every birth ritual!" La giovane e ipnotica voce di Cornell risplende in quel videoclip girato all'interno di un locale adiacente alla rinomata Easy Street Recors di Seattle, in cui è tuttora presente il murales in onore dei Mother Love Bone dipinto da Jeff Ament. Sono gli anni in cui un giovane uomo dalla folta chioma corvina e gli occhi di ghiaccio tenta di vincere le difficoltà della vita con l'unico strumento che ha a disposizione, words and music in grado di codificare una nuova lingua internazionale che connette tutti in maniera intima e viscerale. Il battesimo del fuoco è ormai avvenuto e il verbo dei Soundgarden è ben presto diffuso.

 

Fell On Black Days, Soundgarden (Oberhausen, 1995)

 

I Soundgarden cavalcano l'onda degli anni '90 sulle note di "Superunknown", un album equilibrato e decisamente aderente al profilo alternative rock inaugurato nella culla del grunge poco tempo prima, sebbene singoli come "Spoonman", "Black Hole Sun" e "Fell On Black Days" tradiscano tutt'altro che equilibrio e armonia interiore. Si tratta infatti di testi molto personali, dai toni drammatici, i quali raccontano di esperienze vissute in prima persona che hanno lasciato un indelebile segno. La voce di Chris è più intensa e pesante del solito, sempre più carica di un'aurea oscura ed enigmatica. "I fell on black days. How would I know that this could be my fate?"

 

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Cochise, Audioslave (Live On Letterman Show, 2002)

 

Durante una pausa presasi dal passato, Chris Cornell si unisce a Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk per formare gli Audioslave. Il legame con il gruppo è da subito intenso e porta tanta energia positiva e trascinante. Nello stesso anno del live al Letterman Show, la band pubblica l'omonimo album di debutto che segna una nuova fase nella carriera del carismatico frontman. Una fase produttiva, inarrestabile che culmina in repertori del calibro di "Cochise" e "Like A Stone". Una nuova alchimia, quella instauratasi tra i restanti membri dei Rage Against The Machine, con i quali Cornell riscopre sé stesso, nonostante i suoi fantasmi non cessino mai di tormentarlo. Sul tetto dell'Ed Sullivan Theatre di New York, la voce di Chris esplode in un canto feroce e liberatorio:"Go on and save yourself, and take it out on me!"

 

Outshined, Soundgarden (Lollapalooza, Chicago, 2010)

 

"Dopo ben 12 anni di attesa i cavalieri della tavola rotonda son tornati!", dichiarava Chris Cornell con un post su Twitter, non celando certo l'entusiasmo per la reunion con i Soundgarden. A celebrare il lieto evento, la memorabile performance al Lollapalooza del 2010 al Grant Park di Chicago. Con la stessa tenacia di vent'anni prima, il quartetto di Seattle incendia il pubblico che da tempo bramava il loro ritorno sulle scene. La voce di Chris non perde un colpo, ha solo cambiato inevitabilmente sfumatura. Ora ha assunto quella dell'uomo e dell'artista più consapevole e sicuro sul palco che non manca tuttavia di esplodere e dare tutto sé stesso, come nel caso dei roventi acuti di "Outshined" che hanno fatto innamorare generazioni e generazioni di fan. "Show me the power child I'd like to say that I'm down on my knees today. Yeah, it gives me butterflies, gives me away Till I'm up on my feet again. Yeah I'm feeling, oh, I'm feeling outshined!"

 

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Thank You (Led Zeppelin cover), Chris Cornell (Florida, 2016)

 

"If the sun refused to shine
I would still be loving you
Mountains crumble to the sea
There will still be you and me."


Nient'altro da aggiungere in chiusura di questa rassegna, se non un ultimo ringraziamento in linea a una delle ultime, e più commoventi, performance di uno dei talenti maledetti del rock.

 




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