David Bowie - Mille vite in 30 canzoni pt.1
Una canzone per ogni disco e fase artistica di David Bowie, alla scoperta dell'artista che ha cambiato per sempre la storia della musica


Articolo a cura di Simone Zangarelli - Pubblicata in data: 08/01/20

"All'inizio non avevo idea di come si scrivesse una canzone e non ero nemmeno particolarmente bravo a farlo. Mi sono imposto di diventare un buon autore di canzoni e alla fine ci sono riuscito, ma non avevo qualsivoglia talento naturale: ho dovuto lavorare sodo per diventare bravo. E l'unica maniera che avevo per imparare era vedere come facevano gli altri."

 

1 giugno 1967 - David Bowie


David Robert Jones è uno di quei bambini della periferia londinese attratto dalla musica di Elvis e Little Richard, da tutto ciò che era rottura con i modelli tradizionali. Da sempre portato per la musica, si fa notare da giovanissimo, incidendo parti di sassofono per un gruppo prog a 13 anni e a 17 approda nella Capitale britannica lavorando per un'agenzia pubblicitaria, ma soprattutto per calarsi nella scena mod dei primi Sixsties. Mette in piedi numerose band e incide vari 45 giri senza però riuscire a sfondare. Grazie al manager Kenneth Pitt, che lo vede esibirsi nel celebre Marqee Club, arriva a registrare il primo album ufficiale come cantante nel 1967 a 19 anni dal titolo "David Bowie", influenzato dai gruppi rock n roll britannici di successo della Londra dei primi anni 60' come Kinks, The Who e anche dei primi Pink Floyd. Fu costretto a cambiare nome a causa dell'omonima col chitarrista dei Monkees Davy Jones e così scelse Bowie come una marca di coltelli da caccia. L'album d'esordio passò quasi inosservato, forse perché quel 1° giugno '67 i The Beatles pubblicavano il loro Sgt. Pepper's (non poteva esserci data peggiore per pubblicare un disco). Sicuramente acerba sotto molti punti di vista ma interpretata con spirito ironico, Love You Till Tuesday vede un giovane Bowie alle prese con la sua prima "hit" radiofonica che fece in realtà un buco nell'acqua. È affascinante vedere Bowie alle prese con la registrazione del pezzo nel filmato registrato da Pitt e pubblicato in VHS nel 1984, dove si vede un embrione di quella che sarà una rockstar planetaria prendere confidenza col proprio estro.

  

4 novembre 1969 - Space Oddity

 

Bowie pubblica il secondo disco: "Space Oddity" (originariamente col titolo "David Bowie") ed è già storia della musica. Vicino alla psichedelica inglese di quegli anni, il disco ha come ospite in studio Rick Wakeman degli Yes e Marc Bolan dei T-Rex alla chitarra di "The Prettiest Star". La creazione dell'album risente della nuova amicizia di Bowie con Tony Visconti, critico produttore e amico fidatissimo, ma soprattutto della storia d'amore con la ballerina Hermione Farthingale, per la quale scrive la meravigliosa "Letter To Hermione" e soprattutto il mimo e mentore Lindsay Kemp. La title track è una delle migliori canzoni mai scritte da Bowie, vicina allo stile cantautore le di Dylan. Il titolo è un gioco di parole, ispirato da "2001 Odissea Nello Spazio", parte a "Space Odissey" per arrivare a "Space Oddity" (stranezza spaziale) o anche "Space odd ditty" (strana filastrocca dello spazio). Il tema dell'isolamento e del disorientamento (stessi temi ripresi dal figlio Duncan Jones nel film "Moon") sono il leitmotiv di questo brano che trasformò David Bowie in un artista da prima serata, un vero spartiacque nella sua carriera artistica. Fu usata dalla BBC come commento sonoro allo sbarco sulla Luna mentre l'Apollo 11 con all'interno Neil Armstrong e la sua truppa toccavano il suolo. "Ehm, ma l'astronauta si perde nello spazio, signore' nessuno aveva avuto il coraggio di dirlo al produttore!" ricordava Bowie in un'intervista del 2003. Ne fu incisa una versione italiana "Ragazzo Solo Ragazza Sola" con testo di Mogol nel dicembre dello stesso anno.
L'album con la copertina che riporta il primo nome è diventato il disco più costoso del mondo, pagato più di 10 mila sterline.


"Now it's time to leave the capsule if you dare".

 

4 novembre 1970 - The Man Who Sold The World


Molte cose accadono tra il '69 e l'inizio del nuovo decennio: la morte del padre di Bowie e il matrimonio con la prima moglie, Angela "Angie" Barnett, alla quale dedica "the Prettiest Star". Un ulteriore sodalizio si consolida: quello con il chitarrista Mick Ronson, futuro braccio destro negli Spiders From Mars, insieme al quale forma la side band The Hype. In questo periodo diede alle stampe The Man Who Sold The World, il primo album veramente bowiano della sua carriera, per via della presenza di temi importanti come le malattie psichiche, fonte di attrazione e fascinazione per l'artista, la confusione d'identità, l'ambiguità sessuale, accennata nella copertina che vede Bowie in abiti femminili, e il difficile rapporto con la fama. Aperta dalla travolgente epopea rock "The Width Of A Circle", è però la title track ad acquisire il successo maggiore, anche per via dei numerosissimi richiami al pezzo (uno su tutti, i Nirvana) che vengono fatti negli anni successivi. Una sorta di grunge ante litteram, con il riff distorto, l'interpretazione ribelle e l'atmosfera onirica che fa da sfondo. Il testo è tra i più enigmatici in assoluto della discografia di Bowie: ispirato dall'"Uomo che vendette la Luna", racconto del 1950, torna la ripresa dei temi fantascientifici e leggendo lo scritto di Robert A. Heinlein è facile notare i riferimenti. Un uomo che vende la Luna prima ancora di aver costruito un razzo per arrivarci. Bowie intraprende un viaggio alla Kerouac in cerca di un luogo d'appartenenza ma incontra davanti a sé demoni che lo tormenteranno per molto tempo e una personalità sdoppiata dal desiderio di fama e quello di evasione.
E l'uomo che vendette il mondo torna nell'immaginario artistico come una parte di sé con cui scendere a compromessi, quella che, se non trattata con cautela, può farti annegare, come successo a Brian Jones l'anno prima e poi accadrà anche a Hendrix, Joplin e Morrison. Per questo forse Cobain ne fu attratto tanto da farne una cover che sembra in realtà una canzone dei Nirvana, eppure quel "I never lost control" suonava come una vana invocazione sulle labbra di Cobain.

 

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17 dicembre 1971 - Hunky Dory

 


A meno di un anno di distanza dall'ultimo lavoro, Bowie torna con un disco che cambierà la direzione che la musica stava prendendo in quegli anni. "Hunky Dory" (traducibile con un colloquiale "alla grande!"), sembra discostarsi molto dal precedente lavoro. In realtà molti dei temi centrali in "The Man", tornano ammantati di una patina che, finalmente, possiamo definire glam rock. L'ispirazione nacque da un viaggio negli USA, di cui Bowie si innamorò al punto da dedicare diversi omaggi alle icone di oltreoceano come Mickey Mouse, Andy Warhol, Bob Dylan e altri. Fu un periodo di estrema creatività per Bowie e lo si nota nella compiutezza del disco dove non c'è un brano fuori posto o riempitivo. "Mi diede un pubblico per la prima volta" affermò anni dopo Bowie "le persone venivano da me a dirmi ‘Bel disco, belle canzoni!', non mi era mai capitato prima".
È il primo con la formazione degli Spiders From Mars, la copertina dell'album è leggendaria: sembra quasi una madonna cinquecentesca, in realtà la foto originaria ritraeva la bellissima Greta Garbo. Esplode il glam, che stavolta incontra il folk con parti di pianoforte molto ritmate in ogni canzone ("Changes", "Oh! You Pretty Thing"), tanti i riferimenti a Crowley e all'esoterismo ("Quicksand"). Da citare "Song for Bob Dylan", l'omaggio che Bowie rende al cantautore di Duluth è una parodia della canzone Song for Woody, brano composto da Dylan per Woody Guthrie.
Hunky Dory contiene un altro dei pezzi più rappresentativi della carriera di Bowie e del glam rock tout court: Life On Mars. "Quella canzone è stata così facile, essere giovani era facile" raccontò il suo creatore nel 2008, "non riuscivo a togliermi quel motivo dalla testa, [...] ho iniziato a lavorarci su al piano e già intorno al tardo pomeriggio avevo scritto musica e testi". Il legame con "My Way" di Sinatra non fu mai nascosto da Bowie che nel retro della copertina di Hunky Dory scrisse "ispirata da Frankie", così come quello con il cinema Hollywoodiano. La delusione verso una vita che intrappola, la frustrazione data dal consumismo e dalla routine della middle class, a sua volta criticata anche negli intenti "radical chic" di John Lennon, porteranno Bowie ad aspirare a qualcosa di più. E così la bambina con i "capelli color topo", protagonista della canzone, si chiede sconfortata di fronte allo spettacolo già visto: "C'è vita su Marte"?
(Life On Mars?)

 

16 giugno 1972 - The Rise And Fall Of Ziggy stardust And The Spiders from Mars
 

Rimangono 5 anni prima della fine della Terra a causa dell'esaurimento delle risorse naturali ("we have got 5 years" canta Bowie nella traccia che apre l'album), così si presenta la figura della rock star promiscua e decadente di Ziggy Stardust. Quest'entità è al di là dell'umano che non riesce ad avere un contatto con la realtà, Ziggy è un moderno fanciullino pascoliano. Quello che vede è totalmente nuovo. In sogno viene consigliato dall'Immensità di scrivere della venuta dell'Uomo delle Stelle, questa razza di uomini sarebbero arrivati sulla Terra perché in grado di salvarla dalla sua fine, spostandosi nei vari pianeti attraverso i buchi neri. Ma gli Starmen sono fatti di antimateria e prendono parti del profeta Ziggy per diventare reali, durante il rock 'n' roll suicide strappano pezzi del suo corpo. Il sacrificio della rock star che si immola per salvare il pianeta la eleva ad uno status maggiore di quello di semplice uomo, Ziggy è di più, è fondamentale per la razza umana. Così David Bowie spiega il concetto che sta dietro alla sua quinta fatica: "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders From Mars", album iconico e ulteriore pietra miliare nella storia della musica aggiunta da David Bowie in soli 5 anni di carriera. La figura del suo alterego è ispirata a quella di Vince Taylor (cantante inglese ossessionato dagli ufo). Starman, un brano che ha cambiato per sempre e in modo indissolubile la storia della musica pop e rock plasmandola a suo piacimento.
Quel famoso 6 luglio del 1972 12 milioni di telespettatori in Inghilterra guardavano Top of the Pops. In televisione c'era uno strano ragazzo con la tuta d'arlecchino, truccato in volto e con la chitarra blu che suonava questo pezzo. Fu come vedere un alieno caduto sulla Terra. Generazioni intere di artisti non scordarono mai più quell'esibizione, anzi fu per loro un caposaldo di ciò che significava fare musica negli anni successivi. La percezione artistica era cambiata, si apriva un nuovo capitolo di storia.

 

13 aprile 1973 - Aladdin Sane 


David Bowie è ormai affermato in tutto il mondo. Durante le tappe americane dello Ziggy Stardust tour scrive le canzoni che confluiranno in Aladin Sane, disco dal successo straordinario. Da qua inizia l'ambiguo rapporto che Bowie aveva con gli USA, sicuramente influente come paese per la sua formazione musicale, amava Elvis, nato anch'egli l'8 gennaio, ma dal quale prese le distanze in età successiva. Il nome è un gioco di parole poiché si può leggere anche come "A Lad Insane" (un ragazzo folle), ed è proprio di questo che parla il disco: Ziggy Stardust arriva nel nuovo mondo, dove può alimentare la sua dissolutezza e dove il successo va e viene, come sa bene. Ziggy in questo appare come un "cracked actor", e dipinge le più famose metropoli americane (ogni canzone rappresenta una città) nel loro fascino decadente e mondano, un mondo che un ragazzo di provincia come Bowie si immaginava solo attraverso i dischi di Little Richard e degli Stones. Nell' album, infatti, inserì una cover di "Let's spend the night togheter". La copertina è leggenda, da annali di storia della musica, l'immagine che da sempre ha accompagnato Bowie e per sempre lo farà, amata, venerata e copiata da molti. Aladin Sane rappresenta anche l'inizio di un cambio di rotta: il Glam ha le ore contate, Ziggy Stardust "muore" simbolicamente sul palco dell' Aladin Sane Tour All'Hammersmith Odeon di Londra e gli Spiders From Mars si sciolgono, è momento di passare ad altro, ma non senza un'ultima, incredibile fiammata glam...

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 19 ottobre 1973 - Pin Ups


Due dischi nello stesso anno. Stavolta però Bowie esce con un album interamente di cover dal titolo "Pin Ups". Dopo essersi cimentato nella cover degli Stones in Aladin Sane, ora vuole rendere omaggio alle canzoni che non solo l'hanno formato come artista e come persona, ma anche che non ce l'hanno fatta a sfondare negli Stati Uniti. Inoltre, quelle erano le canzoni della sua Londra, quelle che ha visto suonate dal vivo al Marquee tra il 1964 e il 1967, sono infatti tutti brani di quel periodo. Tra gli artisti troviamo Yardbirds, The WhoKinks e altri suoi miti del rock and roll inglese, fra cui i Pink Floyd di Syd Barrett. Bowie non ha mai nascosto una certa venerazione per la figura di Barrett, raccontò che fu uno di quelli che maggiormente lo ispirò a mettersi in gioco come artista, anche quando recensì negativamente "Love you till tuesday". Si può pensare di trovarci davanti a un momento minore della carriera di Bowie fino ad allora costellata di successi, in realtà il disco, oltre a essere un raffinatissimo omaggio delle sue radici musicali, alle quali dimostrerà sempre di essere legato, è anche un "esercizio" tecnico/stilistico incredibile. Gli arrangiamenti in chiave glam e rock mettono in luce le grandi capacità di Bowie e il suo gusto per il suono e l'innovazione. Ogni brano è diverso dal suo originale ma al contempo riconoscibile. La copertina lo ritrae assieme ad una delle modelle più famose del mondo e icona di stile: Twiggy, simbolo della nuova generazione di giovani ragazzi inglesi, i mod, proprio come Bowie stesso.

 

24 maggio 1974 - Diamond Dogs 

 

Fa sorridere vedere Bowie indicato prettamente come artista glam, quando questa fase finisce proprio con il suo ottavo album: Diamond Dogs. Il disco doveva essere in origine una rock opera ispirata a 1984 di George Orwell, come dimostrano i titoli "Big Brother" e "1984" (d'altronde era dai tempi di Ziggy Stardust che voleva scrivere un musical) ma a Bowie non furono mai concessi i diritti di sfruttamento. In un certo senso fu meglio così, dato che la chiave di lettura distopica rimase però venne reinterpretata come solo lui poteva fare. Il risultato è un disco dal sound molto forte e caratteristico, ne è un esempio il singolo estratto: "Rebel Rebel". È tutt'oggi una delle canzoni più famose e ballate dell'artista britannico, dal riff trascinante e inconfondibile. Con questo disco, Bowie adotta l'alterego di Halloween Jack, il pirata magrolino con la benda sull'occhio, una vera testa calda, che appare anche nella copertina, metà uomo e metà cane. Ancora una volta la copertina è leggenda e inizialmente fece scandalo poiché i genitali ibridi erano chiaramente visibili nel retro del disco, modificata nella seconda stampa. È questo l'ultimo saluto di Bowie al genere che lo ha consacrato come star planetaria e alla generazione di cui ha fatto parte "hot tramp, I love you so".

 

7 marzo 1975 - Young Americans 

 

David Bowie si reinventa. Dopo aver abbandonato il glam rock si cimenta in un omaggio alla musica "nera" americana, quella funk e soul, accantonando per un po' la sua formazione rock 'n' roll. Nasce così "Young Americans", dalle sonorità completamente diverse rispetto a quello che l'artista aveva creato fino ad allora, "Plastic Soul" lo definisce Bowie, una sorta di R&B "bianco". Le canzoni al suo interno vedono le collaborazioni con grandi artisti della black music americana e non solo: con un esordiente Luther Vandross (vincitore di 8 Grammy), con il batterista degli Sly and the Family Stone, con il grandissimo chitarrista ritmico Carlos Alomar, ma soprattutto con John Lennon. Quella con l'ex Beatles, in un primo momento criticato da Bowie (il riferimento è a Life On Mars) ma sicuramente venerato come idolo di gioventù, è una collaborazione importante, dalla quale nasce "Fame", altro caposaldo della discografia di Bowie, e pietra miliare del funk inglese. La canzone è in un certo senso l'altra faccia di "Star", inserita in Ziggy Stardust, dove il protagonista aspirava ad essere una stella del rock. Ora Bowie si scaglia duramente contro il manthra warholiano del "for celebrity's sake", fino ad arrivare a rifiutare la celebrità "Is it any wonder / I reject you first?". L'inconfondibile riff di chitarra fu scritto proprio dallo stesso Alomar (il musicista che collaborò di più in assoluto con l'artista), mentre musica e testo furono scritti da Bowie e Lennon, quest'ultimo canta anche i cori che intonano la parola "Fame" in diverse tonalità. Il brano fu il primo di Bowie a raggiungere la posizione n° 1 negli USA. Paradossalmente la canzone che criticava il successo fu quella che rese l'ex Ziggy Stardust famoso in tutto il mondo.

 

23 gennaio 1976 - Station To Station 

 

Da qui il destino della musica leggera mainstream cambia ancora una volta e inizia a prendere la forma a cui siamo oggi abituati: la fusione tra rock ed elettronica. Da Los Angeles, Bowie entra in contatto con l'elettronica tedesca, quella dei Kraftwerk e dei Neu!, il cosiddetto Krautrock, e non può non rimanerne assolutamente affascinato. Quei suoni futuristici, freddi e moderni catturano subito la sua attenzione e da tutto ciò nasce "Station To Station", sicuramente il suo lavoro fino a quel momento più sperimentale, innovativo e cupo. Quello è anche il periodo massimo della dipendenza di Bowie dalla cocaina (raccontava che era la sua dieta principale insieme a peperoni e sigarette) e che non ricorda assolutamente nulla delle sessioni di registrazione dell'album. Si riferirà poi a quel periodo come ai "giorni più bui della mia vita" quando, rintanatosi in un appartamentino di Bel Air, afferma di vedere corpi cadere davanti alla sua finestra e diventava ossessionato dall'occulto. Il titolo dell'album infatti si riferisce alle fermate della via crucis. Così nasce la figura del "Thin White Duke" (il sottile duca bianco), ennesimo alterego, una figura longilinea, vestita di tutto punto con i capelli biondi tirati indietro, una sorta di superuomo ariano. La figura è in parte ispirata all'alieno Thomas Newton Jerome, l'indimenticabile protagonista de "L'uomo che cadde sulla terra", film in cui Bowie recitava per la prima volta la parte del protagonista. Da un fotogramma del film nasce anche la copertina, originariamente a colori. Memorabile la cover di "Wild Is The Wind" della grande sacerdotessa del soul, Nina Simone, "è più profondo di chiunque abbia mai conosciuto" diceva la Simone di Bowie, "David non è di questo pianeta". La title track è il brano più lungo che Bowie abbia mai registrato, un compendio delle influenze con cui stava entrando in contatto, piena di suoni sperimentali di musica elettronica in salsa krautrock. Tutto ciò fu veramente innovativo per il pubblico inglese e americano, ma chi si stupì per queste sonorità, non aveva ancora sentito niente... Si sta per aprire una delle fasi più importanti per la storia della musica, ma Los Angeles non è il luogo adatto. Ci spostiamo a Berlino insieme a Bowie.

"The return of the Thin White Duke

[...]
the european canon is here"

 

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18 marzo 1977 - The Idiot

 

I due amiconi di vecchia data Iggy Pop e David Bowie si trasferiscono a Berlino dopo le riprese del film "L'uomo che cadde sulla Terra" nel 1975 per entrare in contatto con quella musica che li aveva rapiti. Insieme dividono un appartamento nella capitale tedesca e anche le dosi di eroina, che Pop si faceva già da tempo, mettendo a rischio la sua carriera di artista già compromessa. Così Bowie, dopo aver prodotto Raw Power degli Stooges, decide di risollevare le sorti del suo amico, implorato dalla RCA (la stessa casa discografica di entrambi). A Pop le sonorità di Station to Station piacevano tanto quanto al suo creatore, così Bowie scelse di utilizzarlo come "cavia" creando "The idiot", chiama anche i suoi musicisti per creare gli arrangiamenti. In molti brani compare lo stesso Bowie che, oltre ad aver scritto tutti i pezzi, produce il lavoro insieme all'immancabile Visconti. Il risultato è un disco moderno, edonista e dal sound mitteleuropeo come conferma "Nightclubbing", una cantilena in stile "industrial", impossibile da scrivere senza uso di droghe... Da menzionare anche China Girl, pezzo del quale Bowie si "approprierà" facendone varie versioni dal vivo. La copertina è un'imitazione di un dipinto di Roquiarol. Nello stesso anno cofirma e produce con Pop anche il suo album di maggior successo "Lust for Life". Bene, nel 1976 The Idiot è pronto, ma viene tenuto in naftalina fino all'anno successivo, perché Bowie ha in mente qualcosa di enorme, di geniale, e questo album ne è l'anello di congiunzione assieme al precedente Station to Station.
 

14 gennaio 1977 - Low 

 

L'undicesimo disco è quello che segna l'inizio della cosiddetta "trilogia berlinese", berlinese perché risente dell'influenza della capitale tedesca dal punto di vista musicale e politico, data anche la recente fissa di Bowie per la simbologia nazista, ma in realtà l'album è stato scritto e registrato vicino Parigi e solo mixato a Schöneberg (negli studi di Giorgio Moroder). Il 10 aprile del 1976 il Duca si esibisce alla Deutschlandhalle di Berlino, in un concerto che sarebbe entrato nella storia tanto da essere menzionato da Christiane F. nel celebre Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. In tutto questo, è a un passo dal divorzio con Angie (per cui scrisse la parodistica "Be My Wife") e debilitato dall'astinenza autoimposta da cocaina. Da qui nasce "Low" (depresso), e in effetti la sensazione che si ha è proprio questa, Bowie tocca picchi ancora più profondi di sentimenti alienanti, l'album è essenzialmente e indiscutibilmente dark, sonorità conferitagli dagli innovativi sintetizzatori ed effetti con cui Bowie si è divertito a sperimentare. Siamo davanti a qualcosa di mai visto prima. Il disco segna il periodo di collaborazione con il Maestro Brian Eno, che cofirma con il Duca quasi tutti i pezzi scrivendo le parti di tastiere e gli arrangiamenti, i testi sono quanto mai sintetici e apparentemente senza senso, le musiche richiamano l'ambient sperimentata da Eno qualche anno prima. È quest'ultimo, infatti a scrivere la funerea melodia di Warszawa, canzone simbolo dell'estraniazione provocata dal muro, di un'Europa lacerata, ancora da ricostruire. La stupenda Sound and Vision, invece, ha un sapore più allegro, si riallaccia al precedente disco, ma nasconde comunque una certa malinconia, così come tutti i pezzi del disco. Alcuni brani erano stati scritti in origine per la colonna sonora del film di Roeng "L'uomo che cadde sulla terra" (di cui, ancora una volta, la copertina è un fotogramma), ma non furono inseriti. Il disco fu un successo inaspettato, merito anche dell'incredibile, bisogna sottolinearlo, lavoro di missaggio e produzione portato a termine da Visconti. Insomma, ci troviamo davanti a un capolavoro dalla prima all'ultima traccia, ma qualcosa di ancora più grande stava per nascere.

 

14 ottobre 1977 - Heroes 

 

Nel '77 la disintossicazione dava i suoi frutti Bowie racconta del periodo berlinese come uno dei più belli della sua vita, era libero e felice: si fece crescere un paio di baffi per non farsi riconoscere e riprese a dipingere attratto dalle correnti avanguardistiche in voga nella Berlino Ovest, epicentro della Guerra Fredda. Nel frattempo la sua attività di produttore continuava, dando vita al disco più conosciuto di Iggy Pop: "Lust For Life". Da questa nuova fase creativa nacque il disco-capolavoro "Heroes".
L'album è molto più ricco di luci e ombre del precedente Low, anche in questo caso diviso in due sezioni: un lato A pop cantereccio e un lato B fatto quasi interamente di composizioni strumentali. Squadra che vince non si cambia: in studio sono presenti ancora una volta Murray/Davis/Alomar con Brian Eno, ma stavolta si aggiunge Robert Fripp dei King Crimson
Tony Visconti raccontò che il disco fu registrato in tempi brevissimi (Fripp atterrò a Berlino, incise alcuni pezzi, e ripartì il giorno dopo), tenne i registratori accesi H24 per non perdersi nemmeno una nota che usciva da quelle sessioni, in seguito tagliò ed incollò i nastri dando all'album la forma che ha oggi.
V-2 Schneider è un omaggio a Florian Schneider dei Kraftwerk, a sottolineare l'importanza che ebbe la musica "crauta" nella produzione della Trilogia e di Station to Station. Schneider aveva ricambiato citando Bowie e Pop nell'album krautrock "Trans-Europe Express" (immenso). E poi c'è La title track. Una storia tra due amanti che coltivano il loro amore in una situazione difficile e cercano di rubare del tempo per stare insieme, anche per un solo giorno in più. Amare a queste condizioni è un piccolo atto eroico (per questo le virgolette nel titolo) I due giovani che Bowie vide baciarsi sotto il Muro erano il produttore Tony Visconti e Antonia Maas, una corista ingaggiata per le sessioni. Incisa in moltissime lingue, reinterpretata da tanti artisti, è uno dei brani più belli della storia della musica leggera e forse il più famoso del Duca Bianco. La copertina, ennesima leggenda, come l'album di Iggy Pop "The Idiot", è un'imitazione del dipinto di Heckel.

 

18 maggio 1979 - Lodger 

 

Il Terzo e ultimo capitolo della "trilogia berlinese" è ingiustamente sottovalutato. È vero che Lodger, questo il nome del tredicesimo disco di Bowie, ha un sound meno coeso dei precedenti due, ma spicca comunque per le sonorità elettroniche e la creatività dei pezzi.
Tutto nasce durante il gigantesco tour di Heroes e Low che porta Bowie in giro per il mondo, a Berlino nota Adrian Belew (allora chitarrista di Frank Zappa) e lo convince a unirsi alla squadra alla fine del tour. La vicenda suscita anche la gelosia di Zappa. Questo è L'antefatto che sta a alla base di Lodger, disco che ha come tema il viaggio (non a caso apre "Fantastic Voyage"), e quanto aveva viaggiato Bowie! Infatti le registrazioni iniziarono a Montreux e si conclusero a New York, il che rende il disco meno "berlinese" sotto alcuni punti di vista.
Le sonorità sono riprese ancora una volta da Kraftwerk e Neu!, ma con sguardo diretto alla world music. Assistiamo anche a dei momenti pseudo etnici (già iniziato con the Secret Life of Arabia di Heroes), che saranno decisivi per lo sviluppo musicale futuro; notevole il suono funky-reggae di brani come Yassassin che conferiscono al disco un sapore quasi esotico (di cui si menziona una cover dei nostri Litfiba), il tema del viaggio è rimarcato anche dalla copertina a forma di polaroid/cartolina. Erano anche gli anni in cui Bowie strinse forti rapporti con i DJ, che lo accompagneranno per tutta la sua carriera, in quanto incuriosito e affascinato da questa nuova arte che stava nascendo in Europa e a New York, da ciò viene alla luce il brano "DJ" in cui Bowie afferma "I am a DJ, I am what I play", una grande dichiarazione d'intenti, fatta propria da molti. Sarà una spinta non indifferente per la nascita della new vawe, altro catalizzatore di suoni di cui Bowie fu apripista nella musica mainstream. Ancora una volta si dimostrò un passo avanti.

 

Leggi:  David Bowie - Mille vite in 30 canzoni pt. 2 David Bowie - Mille vite in 30 canzoni pt. 3

 

 
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