Il crepuscolo magico di Ronnie James Dio
La ristampa degli ultimi quattro album dei Dio arricchita da nuove bonus track


Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 20/03/20
Inutile sprecare troppi fiumi d'inchiostro per ribadire l'importanza iconica di una figura come quella di Ronnie James Dio, artista capace di attraversare quattro decadi di musica sempre a schiena dritta, raccogliendo in ogni dove affetti e consenso. La BMG e Niji Entertainment Group Inc., decidono, a dieci primavere dalla scomparsa del cantante americano, di pubblicare ex novo le fatiche conclusive dei Dio, rimpolpate da rarità e materiale live mai divulgato. Impresa sicuramente meritoria, preludio alla ristampa dell'intero catalogo di un act che, anche nel tempo del crepuscolo, riuscì a conservare la medesima dignità del proprio fondatore e mentore.

 

 

"Angry Machines" (1996)

 

Gli anni '90 furono un momento difficile per l'heavy metal, costretto a posizioni di retroguardia da generi che allora predicavano confusione esistenziale e rabbia impotente inserendole in un muro di dissonanze. In questo contesto nasce il discusso "Angry Machines", carico di influenze contraddittorie e considerato da molti il disco "debole" della band; un melting pot disorganico, dunque, che risente del clima greve respirato in "Dehumanizer" (1992), ultima prova del frontman con i Black Sabbath, dei funambolismi progressive dei Dream Theater, dei fraseggi cibernetici di Tracy G., dell'abbandono dei tradizionali temi fantasy. L'attuale remastering attenua i toni aspri dell'originale, rendendolo maggiormente appetibile e rotondo, mentre gli annessi brani dal vivo rappresentano un incentivo sufficiente per coloro che all'epoca rimasero interdetti dalla virata stilistica del gruppo intrapresa con il precedente "Strange Highways" (1994). Da riscoprire.

 

 

"Magica" (2000)

 

L'alba del nuovo millennio sorride al combo a stelle e strisce. Pensato quale sezione iniziale di un doppio album, progetto mai realizzato causa la reunion degli Heaven&Hell prima, e la morte prematura del singer poi, "Magica" costituisce la tanto attesa inversione di tendenza. Il ritorno a quel mood epico/medievaleggiante che decretò il successo dei Dio durante gli Eighties non appare, comunque, totale: i residui futuristici del recente passato, rilevabili altresì nelle tematiche parzialmente sci-fi del concept, non svaniscono, ma vengono filtrati da un impianto di scrittura decisamente più classico. Un prodotto, comunque, di transizione, stampigliato da qualche pezzo di fattura notevole ("Fever Dreams, "Challis"); comparto bonus da applausi, grazie soprattutto alla chicca "Electra", unico pezzo composto per "Magica II".

 

"Killing The Dragon" (2002)
 

Nostalgia canaglia: in "Killing The Dragon", il sound old school di opere inarrivabili del valore di "Holy Diver" (1983) e "The Last In Line" (1984) subisce una rispolverata d'autore. Il platter non offre reali sorprese, eppure colpisce nel segno grazie a una serie di canzoni solide e melodiche, accese dalla prodezze vocali del mastermind e da un'energia vibrante e venata, a tratti, di strisciante oscurità ("Killing The Dragon", "Along Comes A Spider", "Scream", "Before The Fall"). Di ottima qualità il guitar work di Doug Aldrich, messo in risalto da una reissue in grado di restituirne il carattere grintoso e scintillante; di routine, invece, il materiale on stage aggiunto.

 

 

"Master Of The Moon" (2004)

 

Il full-length del commiato, "Master Of The Moon", sembra quasi accompagnare RJ nel malinconico cammino verso la fatale malattia: d'atmosfera, minimalista, con le sassate metalliche e hard rock che fluiscono all'interno di un colosso a velocità ridotta, l'LP appare una rivisitazione smorzata - e convenzionale - di "Dream Evil", complice la rentrée in line-up del fido chitarrista Craig Goldy. La presente edizione, oltre a conferire chiarezza e profondità all'insieme, espone in vetrina la succosa studio track "The Prisoner Of Paradise", perfettamente conforme al clima generale del lavoro.


La coda di carriera di Ronnie James Dio non ha mai suscitato grande interesse, almeno rispetto al resto della sua storia; gli appassionati di un certo tipo di musica, però, non percepiranno alcuna delusione da un poker di re-release tirate a lucido, e la cui vera eredità potrà effettivamente soppesarsi soltanto a distanza di qualche lustro. La leggenda dell'elfo d'acciaio continua a sopravvivere tra i solchi delle incisioni e dei concerti, con buona pace di ologrammi e tributi vari.

 




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