Goodbye, Pilot. Un commosso saluto a Scott Weiland.
Vent'anni dopo la fine del grunge, si spegne una delle sue ultime leggende.


Articolo a cura di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 04/12/15

Si ringrazia Andrea Mariano per il contributo.

 

 

And I feel that time's a wasted go
So where ya going to tomorrow?

 

Era un'individualità problematica, Scott Weiland. Era il prototipo esatto di frontman che avresti trovato all'inizio dei Novanta a Seattle, negli sgabuzzini di una città dove si suonava in maniera grezza, si cantava senza alcuna grazia, si stava male, ci si drogava e spesso si moriva. Ma in realtà Weiland veniva da San Diego, in California, qualche migliaio di chilometri a nord. E fu forse proprio la differente location d'origine a rendere così unica la sua carriera, la band cui diede vita. Gli Stone Temple Pilots, leggenda narra, nacquero al posto di una scazzottata, con il buon Scott e Robert DeLeo, bassista, a discutere di donne con spensieratezza, salvo poi scoprire di avere una fidanzata in comune. Contro ogni pronostico, si finisce a ridere. Si lascia la fidanzata. Nasce un sodalizio, e nasce una delle band più trasversali dell'epoca. Due capolavori, subito, "Core" e poi "Purple", tante canzoni (da "Plush" a "Creep", da "Interstate Love Song" a "Vasoline") destinate a candidarsi a inni generazionali.

 

scottweilandspeciale201501
 

Weiland era versatile. Aveva un quid in più rispetto alla media, una presenza scenica diversa da quelle che andavano per la maggiore nei primi Novanta, come il tizio in down col capello tinto che si guarda le scarpe, o il figaccione glam col capello cotonato. Sigaretta immancabile e atteggiamento dinoccolato, Scott si prodiga in balletti attorno all'asta e in giro per il palco. Voce nasale, imperfetta, a volte monocorde, sempre riconoscibilissima e sovente incline a lanciarsi nel pop, tanto da diventare principale oggetto di plagio di tutti i maldestri tentativi post-grunge degli anni Zero.

 

Weiland sopravvive a Cobain, sopravvive a Staley. Ma già a metà del decennio le cose cominciano ad andar male: le dipendenze, le riabilitazioni, i ripetuti arresti, le liti con i compagni di una band che comincia già a scricchiolare. Gli Stone Temple Pilots non replicano mai i fasti degli esordi, e si sciolgono nel 2002. Weiland non si ferma, torna in pista insieme a Slash e alla fresca formazione dei Velvet Revolver: un supergruppo nato con l'obbligo di dover diventare leggendario, capace di infiammare arene per qualche anno, per poi spegnersi e farsi dimenticare con la stessa rapidità con cui è apparso. Negli ultimi anni arriva anche una reunion con i Pilots, ma le frizioni sono insanabili, le distanze incolmabili: Weiland viene cacciato dalla sua creatura nel 2013 per decisione unilaterale degli altri membri della band, per dar vita all'ennesima triste parabola del rock, cominciata sui palchi, finita dopo vent'anni negli studi degli avvocati.

 

Around again
Insane again
It comes again
And sets me free

 

Indomabile, indomito. Nessuno è mai riuscito a tenerlo a bada, nemmeno se stesso. Scott Weiland era genio e sregolatezza, anche se negli ultimi tempi il suo personaggio ha virato fin troppo verso la seconda, trascinando con sé anche la persona. Droga, alcool, ma anche tanta passione per la musica, l'unico filo conduttore che l'ha sempre mantenuto a galla. Se non sulla retta via, quantomeno la Musica gli ha sempre dato una mano su cui contare, un appiglio a cui aggrapparsi anche nei momenti più neri, anche nei momenti meno fortunati della sua carriera.

 

Non dimentichiamoci mai e poi mai che la musica per un cantante, un musicista, è tutto. E', in alcuni casi, l'ultimo, l'unico rifugio su cui contare mentre stai conducendo una strenua lotta contro i tuoi demoni, è l'unica entità verso cui trovare conforto anche nel momento in cui i demoni ti hanno accerchiato o, peggio, ti hanno convinto che, in fondo, la loro presenza non è così dannosa.

 

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Ci ha lasciato a 48 anni, con un bagaglio di musica e talento ancora da esprimere inimmaginabile, e non lo diciamo per mero e deprecabile buonismo: nonostante il suo carattere, nonostante le sue bizzarrie, nonostante i suoi problemi, nonostante i suoi demoni, ha sempre contribuito a creare qualcosa di memorabile nelle band in cui ha militato. Dei colleghi tanti l'hanno odiato, pochissimi l'hanno amato, o anche soltanto seguito e supportato fino alla fine. Oggi sono in tanti a ricordarlo, da Slash, che si trincera definendo questo giorno come "molto triste", a un altro simile, folle menestrello come Alice Cooper. Da Joe Perry -"ci lascia un vocalist incredibilmente dotato"- a Nikki Sixx, che dedica un pensiero alla moglie e ai bambini. Una famiglia che era il principale motivo per cui lo stesso Weiland si era detto stanco di andare in tour, in una recentissima intervista, terribile da rileggere oggi: "Questo tour sarà lungo nove settimane. Mi mancheranno molto".

 

Solo alcune testimonianze che ci ricordano come nonostante tutto, nonostante fosse etichettatile come uno "stronzo insopportabile", Scott Weiland è sempre riuscito a creare qualcosa di buono, qualcosa da ricordare mentre il disco rotea nello stereo.

 

Ci mancherà per la sua musica, per il suo essere un bastardo indomabile, per il suo talento che ancora tanto poteva offrire.

 

 This I feel as the dawn

It fades to gray




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