L'angolo oscuro #18
Le uscite più interessanti in ambito estremo della seconda metà di gennaio


Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 03/02/21
Le orde nere del panorama estremo sono pronte a travolgere ogni vostra resistenza in questa seconda metà del mese di gennaio.
 
coverellendeEllende - Triebe (AOP Records)

Il fresco parto degli Ellende potrebbe lasciare alcuni dubbi, presto però fugati dal risultato finale: l'extended play "Triebe" costituisce, infatti, un aggiornamento del mini del 2014 "Weltennacht", rimescolato, per motivi di fluidità, altresì nell'ordine delle tracce. Artefici di un sound a cavallo tra metallo nero e post black, che guarda tanto ai Der Weg Einer Freiheit quanto ai Sólstafir, gli austriaci, pur autori in carriera di buoni opus, non hanno ancora raggiunto un livello compositivo tale da elevarne al massimo grado le prestazioni. Dove fallivano "Todbringer" (2016) e "Lebensnehmer" (2019), paradossalmente centra l'obiettivo il rifacimento di un vecchio platter, alla fine della fiera il più bilanciato del catalogo degli stiriani: i passaggi strumentali, che sembravano divagare a caso nell'originale, vengono implementati nei pezzi in modo da acuire a dismisura il loro slancio, mentre un'orchestrazione rigogliosa e inquietanti chitarre acustiche sostituiscono le sezioni droniche dell'autografo, con esiti di grande presa emotiva. Potenziale sbloccato, ora è giunto il magic moment della zampata decisiva.

Tracce consigliate: "Triebe II", "Weltennacht"

covereximperitusEximperituserqethhzebibšiptugakkathšulwe liarzaxułum - Šahrartu (Willowtip Records)

Dei musicisti bielorussi anonimi e privi di volto, un moniker chilometrico che contiene frammenti di latino, antico egiziano e sumero-accadico, un unico album all'attivo, "Prajecyrujučy Sinhuliarnaje Wypramieńwańnie Daktryny Absaliutnaha J Usiopahłynaĺnaha Zła Skroź Šaścihrannuju Pryzmu Sîn-Ahhī-Erība Na Hipierpawierchniu Zadyjakaĺnaha Kaŭčęha Zasnawaĺnikaŭ Kosmatęchničnaha Ordęna Palieakantakta ..." (2014), più seducente di uno scioglilingua alieno. D'improvviso, la stretta di mano contrattuale con Willowtip Records e la pubblicazione, per gli Eximperituserqethhzebibšiptugakkathšulweliarzaxułum, della seconda fatica in studio "Šahrartu". Le molte aspettative, fortunatamente, vengono premiate da un LP dal passo regale, dall'intelaiatura raffinata e coesa, che si avvale di una produzione a dir poco perfetta e di una serie di brani, inclusi due strumentali, capaci di unire, in maniera equilibrata, misticismo atmosferico e tecnica brutale, un po' sul solco di Nile e affini. L'impressione è quella di inciampare in una città perduta nel mezzo del deserto del Sahara, nelle cui distese sabbiose innumerevoli Anubi si accoppiano salacemente per garantire un'abbondante stagione delle piogge. Un'orgia cerimoniale opulenta, grottesca, ultraterrena, a gloria del nome indicibile dell'antiuniverso.

Tracce consigliate: "Šaqummatu", "Utpāda", "Inqirad"

coverfuneralfullmoonFuneral Fullmoon - Revelation Of Evil (Infernal Profundus Records)

"Revelation Of Evil" rappresenta l'esordio sulla lunga distanza del tetro progetto Funeral Fullmoon, emanazione solitaria di Magus Nihilifer Vendetta 218, conosciuto anche attraverso il nom de plume Magus Xem Deitus (Faustian Spirit, Sacred Veil, Sanctum Sathanas). Poscia un EP e uno split con i compagni d'etichetta Wampyric Rites, pubblicati ambedue nel 2020, la one man band della regione cilena di Valparaíso ci propone un full-length scrupolosamente debitore del black della seconda ondata, grezzo, tagliente, lo-fi, che alterna velenosi mid-tempo a sanguinosi attacchi all'arma bianca. Una scrittura darkthroniana tutta grondante tremolo e ghiaccio, che si tiene alla larga da qualsiasi tentativo di innovazione e preferisce reiterare alla lettera i dettami dei padri fondatori norvegesi: tra vampiri, boschi infestati e spiriti maligni, una nuova entità, malvagia e oscura, inizia a profilarsi all'orizzonte, pronta a impilare ulteriori e più maturi trofei sulla punta ghiacciata della propria lancia.

Tracce consigliate: "Perpetual Hate", "Cold Is My Soul", "Malefic Incarnation"

coveryothiriaYoth Iria - As The Flame Withers (Pagan Records)

Il debutto di un gruppo formato da esperti veterani della scena estrema possiede un duplice lato positivo: da una parte il desiderio della nuova formazione di provare qualcosa di mai sperimentato, dall'altra il rischio zero di un songwriting balbettante. E se aggiungiamo le scarse attese della classica fanbase agguerrita e consolidata, ebbene, forse il gioco vale davvero la candela. È il caso, questo, degli Yoth Iria, act che nelle proprie fila conta il bassista Jim Mutator e il cantante The Magus, entrambi membri dei primi Rotting Christ ed entrambi personaggi autorevoli del panorama nero ellenico. "As The Flame Whiters", successore dell'ottimo EP propedeutico "Under His Sway" (2020), propone un black metal lucido e melodico, carico di furia e suggestioni, arcano come le funzioni di un culto proto-religioso, temibile come un temporale estivo sul Mediterraneo. L'influenza della NWOBHM si avverte nell'intero lotto, contribuendo alla sua relativa accessibilità, mentre a tratti affiorano, quali echi lontani, i simulacri sonori delle celebrità della penisola: una gemma che arde, luminosa ed eruttiva, all'ombra di vetusti fuochi sacrificali.

Tracce consigliate: "The Great Hunter", "Yoth Iria", "The Red Crown Turns Black"

coververmineuxVermineux - 1337 (Purity Through Fire)

Chiudiamo in bellezza con una demo dei Vermineux, solo project del californiano Bret Tardiff, uno dei due membri dei Minenwerfer e che qui si firma con lo pseudonimo di Spectre: al pari del precedente "1315", imperniato sulla Grande Carestia che all'epoca attanagliò Francia e Inghilterra, anche questo "1337" tratta di vicende storiche, in particolare la Guerra dei Cent'Anni, di cui il titolo riproduce il momento d'avvio. Nonostante qualche inevitabile carenza dovuta al formato scelto, compreso un certo sfilacciamento generale, il fascino dell'operazione appare palpabile: produzione professionalmente cantinara, sciabolate nere dal taglio raw/depressive, barbagli di matrice dungeon synth, elucubrazioni dark ambient, un clima evocativo che riesce a restituire il cupo clangore dei campi bellici senza ricorrere all'epica tronfia di numerosi manufatti del settore. Magnetizzati da un artwork che raffigura la battaglia di Crécy del 1346, possiamo soltanto chiudere gli occhi e scegliere se parteggiare per i Valois o i Plantageneti.

Tracce consigliate: "Bloodline", "Oriflamme", "Crécy"



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