L'angolo oscuro #4
Le uscite pił interessanti in ambito estremo della seconda metą di giugno


Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 01/07/20
La stagione estiva non è certo un ostacolo per le fucine dell'estremo, ora più che mai impegnate a sagomare le diverse forme del metallo meno cordiale e rassicurante. Esaminiamone in dettaglio le varie nomenclature.

atavistcoverAtavist - III: Absolution (Spinefarm Records)

Gli Atavist di Chris Naughton (Winterfylleth) hanno abituato i propri appassionati a pause discografiche degne dei Tool: il nuovo "III: Absolution" arriva a tredici anni di distanza dal secondo capitolo e a quattordici dall'esordio, ma tutto sommato la spesa (di tempo) vale la resa (qualitativa). Il disco, composto da un poker di tracce di durata gigantesca, appare all'ascolto angosciosamente lento e cupo oltre ogni immaginazione, più vicino al funeral doom che al consueto post sludge, benché in alcuni punti i suddetti generi si sovrappongano senza soluzione di continuità. In un monolite, dunque, claustrofobico ed estenuante, nel quale neanche l'apologia dell'Apocalisse trova terreno fecondo, le uniche sfumature di ottimismo vengono affidate al violino di Bianca Blezard e al violoncello di Jo Qail; per il resto, dominano la scena i gelidi rigori del tenebrore e della depressione. Ossidianici.

Tracce consigliate: "Self-Realisation", "Absolution"

theritecoverThe Rite - Liturgy Of The Black (Iron Bonehead Productions)

Esordio gonfio di marciume per i The Rite, creatura italo/danese nata dal sodalizio Black Oath/Denial Of God: scritto con l'intenzione di evocare gli dei pagani meno benevoli, "Liturgy Of The Black" è il classico record vecchia scuola, prodotto a dovere e frutto di lustri di esperienza e competenza in materia. Molti i gruppi ciclostilati con gusto dalla band seminostrana: avvolti da intro e outro di foggia horror, e incastrati in'atmosfera blasfema carca di doom e metallo nero, Beherit, Celtic FrostDarkthrone, Mercyful Fate, Mortuary Drape e Samael cavalcano su serrati mid-tempo alla conquista di una fiamma oscura tremula e vetusta. Adatto agli empi adoratori del Male e di impurità assortite.

Tracce consigliate: "The Black Effigy", "The Necromancy", "Sinister Minister"
 
pyrrhoncoverPyrrhon - Abscess Time (Willowtip Records)
 
Risulterebbe troppo facile prendere in mano l'ultima fatica in studio dei Pyrrhon, "Abscess Time", ed elencare i vari frammenti di influenze che farciscono la loro collage art. Dal noise rock di KEN Mode, Jesus Lizard e Today Is The Day, ai mutanti cascami mathcore à la Car Bomb, dal prog-death di alta sartoria Gorguts, alle seduzioni del BM più free, sino all'acidità testuale di certo crust punk di frontiera: un'eterogenea legione che non spaventa né minimizza lo splendido lavoro d'intarsi di un act affascinato dal caos matematico e ormai esso stesso oggetto di imitazione. L'opus presente costituisce un'ulteriore dimostrazione delle doti alchemiche degli statunitensi, capaci di tendere, in un conca avanguardistica sfrenata e minacciosa, trappole jazz che imbrigliano ed esaltano un magma bollente sempre sull'orlo della vertigine e del precipizio. Creativi e selvaggi, come soltanto i grandi riescono a essere.

 

Tracce consigliate: "The Lean Years", "Another Day In Paradise", "The Cost Of Living"

 

voidceremonycoverVoidCeremony - Entropic Reflections Continuum: Dimensional Unravel (20 Buck Spin) 

 

Debutto sulla lunga distanza per i VoidCeremony, dopo un gavetta lunga sette anni e tre EP pubblicati tra il 2014 e il 2017. Valeva decisamente la pena aspettare questo "Entropic Reflections Continuum: Dimensional Unravel", album dal titolo sci-fi e latore di un techno-death già maturo, gutturale, feroce, tonante: figli sia degli Atheist, sia dei Death di "Spiritual Healing (e dei Morbid Angel del periodo "Covenant"), i californiani, attraverso volute frastagliate e sorprendenti, ci ammaliano con riff intricati ed elastici e ipnotizzanti poliritmie di sapore jazzistico, cui contribuisce in maniera decisiva il basso fretless suonato da Damon Good. A parte qualche transizione balbettante, l'impressione rimane quella di una galleria labirintica costruita con la razionalità degli ingegneri e la fantasia degli architetti. Ciclopici.

 

Tracce consigliate: "Desiccated Whispers", "Empty, Grand Majesty (Cyclical Descent Of Causality)" 

 

thecodontioncoverThecodontion - Supercontinent (I, Vodhanger Records) 

 

Concludiamo la carrellata con il black/death dei romani Thecodontion: al di là dell'ottimo livello della musica proposta in "Supercontinent", la vera particolarità emergente dalla first release degli italici consiste nell'utilizzo di una coppia bassi a scapito di chitarre completamente assenti, tranne l'addizionale baritona. Scelta coraggiosa, ma coerente se correlata al concept alla base del long-playing: illustrare, con un approccio quasi scientifico, la storia geologica del ciclo dei supercontinenti necessitava, infatti, di un sound ancestrale, percussivo, a tratti asfissiante, spesso colossale e fragoroso. Giusto per rifiatare, G.E.F. e G.D. inseriscono nella scaletta un quartetto di interludi strumentali di stampo atmosferico dedicato agli antichi oceani che, però, non scalfiscono la sensazione di trovarsi su una placca tettonica in equilibrio isostatico devastata da terremoti ed eruzioni. Opera, ça va sans dire, complessa e mastodontica.

 

Tracce consigliate: "Vaalbara", "Kenorland", "Nuna"




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