Depeche Mode - "Violator" compie 30 anni
10 curiositÓ su un album rivoluzionario


Articolo a cura di SpazioRock - Pubblicata in data: 19/03/20
Articolo a cura di Ludovica Iorio, Paolo Spera e Simone Zangarelli
 
 
I Depeche Mode festeggiano oggi un compleanno importante: i tre decenni di "Violator", il disco che ha consacrato il gruppo inglese tra i massimi esponenti del synth-pop mondiale. Ripercorriamo la storia del loro maggior successo con 10 curiosità e aneddoti (alcuni più conosciuti, altri delle vere rarità!) che caratterizzano il settimo album in studio della band.



Un titolo provocatorio

 

Non è il primo titolo di un album dei Depeche Mode che trasuda sarcasmo. Già sul precedente "Music For The Masses", Martin Gore dichiarò all'epoca che quella era tutt'altro che "musica per le masse": l'omologazione, in fondo, non è mai stata prerogativa della band di Basildon, anzi quest'ultima ha sempre cercato di ritagliarsi il proprio spazio nelle varie epoche attraversate, con il coraggio di cambiare ogni volta pelle, non da ultimo per "Violator". Così il mastermind descrisse la scelta non convenzionale del titolo del loro settimo full-length: "L'abbiamo chiamato così per scherzo. Volevamo uscire con il titolo più estremo e ridicolosamente heavy metal possibile".

 

 

  Le registrazioni

 

La genesi di "Violator" ha due luoghi principali: nel 1989 ai Puk Studios di Gjerlev, in Danimarca, il posto perfetto per "godersi il silenzio" della natura e trovare l'ispirazione; e i Logic Studios di Milano (nella prima sede di Via Quintiliano 40, in zona Mecenate), dove furono registrate 6 canzoni del disco. Fra queste anche il capolavoro "Personal Jesus". Ma perché proprio Milano? Gli studios vennero consigliati alla band dal produttore Flood, ma c'è dell'altro.
Il capoluogo lombardo era la città perfetta a fine anni '80 per trovare il divertimento: locali aperti tutta la notte, i clubbers alla mano, un po' chic e quel misto di EDM, club house e italo disco. In quella "Milano da bere", i Quattro di Basilidon uscivano spesso e andavano a ballare al Plastic, riservati ma sempre educati stando alle testimonianze di chi lavorò con loro ai tempi di "Violator". "Facevamo festa quasi tutte le sere. Ma eravamo insieme tutti e quattro, per noi è stato l'apice del divertimento. Poi le cose ci sono sfuggite di mano" raccontò Martin Gore alla rivista "Rolling Stone".

 

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Enjoy...The Masterpiece
 

Come ogni capolavoro che si rispetti, dietro la nascita dell'evergreen "Enjoy The Silence" si nascondono genio e sregolatezza. Innanzitutto il fatto di essere nata come slow ballad, dove la malinconica voce di Gore era accompagnata dal suono dell’harmonium (QUI il link per l'ascolto): non male in sé per sé, ma mancava quel quid propulsivo. Sarà la geniale combo Wilder-Flood a prenderne i capi e capovolgerne il sound in meno di due giorni, risultando nel celeberrimo ritmo incalzante e propositivo che tutti conosciamo; così come, alla fine, sarà la voce di Dave Gahan a prendere possesso del microfono. 
Per quanto riguarda il video di accompagnamento, in origine ne fu realizzato uno sulla terrazza del World Trade Center, il quale sarebbe dovuto essere il definitivo se non che, dopo varie insistenze, Gahan cedette al folle progetto di Anton Corbijn. L’idea di fondo del fotografo e regista olandese di fama mondiale, ispirata a “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupéry, era quella di trasmettere il senso di smarrimento di un re che potrebbe permettersi tutto, e che invece è in preda alla smaniosa ricerca di un posto dove sedersi con la sua sdraio in tutta tranquillità. L'ambientazione della versione definitiva comprende diverse nazioni: la natìa Gran Bretagna, il mite Portogallo e infine la gelida Svizzera, tanto che nella scena finale il frontman era così stremato che il suo ruolo venne ricoperto dal produttore Richard Bell.

 

 

Personal Jesus: il sound
 

I fratelli La Bionda, proprietari dei Logic Studios, raccontano di come la band fosse in una fase creativa senza precedenti: ogni campione suonato nel disco, invece che essere estrapolato da altre canzoni, era creato dal vivo (sample sake), tanto che il beat di "Personal Jesus", che sembra quasi il kick di una batteria, in realtà è stato creato battendo i piedi sull'antro delle scale degli studios. Inoltre, sebbene il gruppo avesse a disposizione sale di registrazione attrezzatissime, la voce di Gahan è stata registrata nella sala di regia con le casse a tutto volume. Il rientro, limitato da un gate, crea quel suono pieno caratteristico della canzone.
In pochi sanno che il titolo del brano scritto da Martin Gore è ispirato dal libro di Priscilla Presley (moglie di Elvis) dal titolo "Elvis and Me", dove si riferisce al marito come un "Gesù" per lei, "qualcuno che ti dà speranza e cura". Lo stile, connubio ardito tra il blues e l'house music, rappresenta una svolta nella discografia della band inglese. Fino a quel momento infatti "Personal Jesus" è l'unica canzone con la chitarra come strumento principale.

 

 
 
 Il videoclip di PJ e i riferimenti alla cultura pop
 
Il video di "Personal Jesus", realizzato da Anton Corbijn che cura tutta la parte grafica di "Violator", è il primo a colori del regista, ed è girato in Spagna ad Almeria. Nella biografia "Stripped: Depeche Mode", Johnathan Miller racconta che il cavalluccio a dondolo che compare è uno scherzo rivolto ad Andrew Fletcher. Al bassista e tastierista, che in passato ebbe brutte esperienze con un pony, dissero che avrebbe dovuto cavalcare un cavallo nel video e ne fu terrorizzato. Recatosi sul set, scoprì poi che si trattava di un oggetto di scena.
Sembra superfluo affermare che "Personal Jesus" è una delle canzoni più influenti della cultura pop, ma non è così. Oltre a vantare un grandissimo numero di cover (tra le più famose quella di Johnny Cash, riarrangiata da John Frusciante, e quella dei Marilyn Manson), il brano è citato anche nella narrativa cinematografica. Ai fan di Scrubs non è sfuggita di certo la citazione nell'episodio di Natale della prima stagione dal titolo "Il mio Gesù Personale", tra le più emozionanti e significative dell'intera serie televisiva. Così come nel film Matrix, Choi ringrazia Neo dicendogli "Sei il mio Salvatore, il mio Gesù Personale".

 

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I connazionali Pink Floyd
 

I Depeche Mode rendono doppiamente omaggio ai mitici Pink Floyd, questi ultimi non troppo distanti, se vogliamo, per via del loro uso dell'elettronica in maniera rivoluzionaria. La linea di basso che si avverte nell'apertura di "Clean" si ispira chiaramente a quella riprodotta da Roger Waters in "One Of These Days" (da "Meddle", 1971); così come nell' "Interlude#2", ghost track inserita tra "Enjoy The Silence" e "Policy of Truth", la distorsione nella voce con cui Andy Fletcher esclama la parola "Crucified!" è identica a quella con cui Nick Mason pronuncia il monito "One of these days I'm going to cut you into little pieces!"

 

 

B-sides, il lato nascosto di "Violator"

 

Il disco si apprezza a pieno se si includono le meno note b-side, pubblicate come bonus track nella riedizione del 2006. In linea con le atmosfere che si respirano nel formato classico, il lotto comprende brani più propriamente electro-pop (vedi "Dangerous", "Happiest Girl" e "Sea Of Sin"), strumentali al piano ("Memphisto", "Sibeling") fino a toccare punte acid house con "Kaleid" (utilizzata tra l'altro come intro nei live show del World Violation Tour). Il tutto impregnato del calore della voce principale di Gahan e del contorcanto di Gore, nonché del magic touch di Alan Wilder.



Tour di non ritorno
 

Il Wold Violation Tour simboleggia in qualche modo un punto di non ritorno nell'armonia dei Depeche Mode. Da quel tour in poi nulla fu mai più come prima, soprattutto per Dave Gahan che proprio durante quel tour entrò in una spirale di droga che lo portò quasi alla morte, perse il proprio padre - che non conobbe mai fino a quel momento -, e infine divorziò da sua moglie Joanne Fox con la quale ebbe un figlio, Jack Gahan.

 

 

In clinica con i The Cure
 

Durante la fase di ultimazione di "Violator" nell'estate del 1989, sotto consiglio della band, Andy Fletcher decise di ricoverarsi in una clinica specializzata in malattie psichiatriche, a seguito di una forte depressione. I disturbi ossessivo-compulsivi del padre e la perdita della sorella, avvenuta pochi anni prima a causa del cancro, avrebbero influito sul suo stato di salute mentale, unito al forte successo che i Depeche Mode avevano raggiunto in quel periodo. Tuttavia, le quattro settimane passate nella clinica passarono in fretta grazie alla compagnia di un "eccentrico membro dei The Cure", che si trovava lì nelle sue stesse condizioni.

 

 

Violator oggi

 

Proprio in occasione dei 30 anni di Violator, il 24 aprile arriva un cofanetto imperdibile per i fan dei Depeche Mode: il deluxe da collezione "Violator | The 12" Singles", con i maxi singoli in vinile tratti dal loro album più celebre con oltre 15 milioni di dischi venduti. "Personal Jesus", "Enjoy The Silence", "Policy Of Truth" e tutti i brani che hanno reso grande il settimo album della band di Basildon, con l'aggiunta di preziose B-Side che testimoniano lo stato di grazia in quel periodo. I singoli a 12" sono i cosiddetti maxi single, singoli dalle dimensioni dei 33 giri che consentivano uno spazio maggiore alle canzoni, tema centrale per il gruppo. In questo modo potevano essere pubblicate le extended version, remix dalla durata più lunga direttamente dai club dove quei brani venivano suonati per tutta Europa. Ciò si traduceva anche in copertine più grandi, come quelle degli LP, capaci di far risaltare il lavoro di Corbijn sulla grafica dei dischi. L'audio è masterizzato a partire dai master originali e la grafica delle custodie dei singoli è quella originale, così come il packaging è ispirato alla grafica originale di "Violator". 




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