Andrew Stockdale Keep Moving
RECENSIONI

Andrew Stockdale – Keep Moving

Andrew Stockdale è un musicista di talento e su questo non ci piove. Dopo aver scritto pagine importanti del rock contemporaneo con i Wolfmother, staccata la spina (a tempo indeterminato?) della sua creatura principale in attesa di capire cosa vorrà fare "da grande", il giovane chitarrista australiano riparte da zero e si lancia nella mischia da solo con questo “Keep Moving”. Un disco che a tutti gli effetti è un reprise di quanto espresso nei due capitoli targati Wolfmother, con tutto quel che ne consegue nel bene e nel male. Black Sabbath e psichedelia, Hendrix e Led Zeppelin, riff elefantiaci e voci squillanti, qualche divagazione psichedelica e il piatto è servito. Per una volta c’è una corposa sequenza di brani (ben diciassette) che non annoia per definizione, e questo è già un punto a favore. Ci sono poi interessanti spunti acustici ( come “Suitcase”, “Black Swan” o “Everyday Drone”) che smorzano i toni di un disco dalle tonalità sin troppo urlate, e questo è un altro punto a favore, se vogliamo, ma al di là di questo il succo del disco regala ben poche emozioni. Tutta colpa di un sound che sa di già sentito, e che manca di quello spessore compositivo che basterebbe a compensare i debiti stilistici, perché alla fine si può anche essere poco originali e tanto derivativi, ma con i brani giusti fra le mani c’è ancora la possibilità di dire la propria. Il problema è che qui dentro mancano i brani memorabili, accattivanti, che vadano oltre quella patina retrò che avvolge interamente “Keep Moving”.  Da formidabile esponente del Sixties revival, il capellone australiano finisce per essere morbosamente attratto da un certo tipo di estetica ma al pari della sua vecchia band, oltre questo non riesce per il momento ad andare. Sarà anche bello farsi riportare indietro negli anni, scuotere la testa sulle note della title-track e ondeggiarla acidamente al ritmo di “Meridian” e “Let It Go”, Stockdale è indubbiamente un gran bravo chitarrista, ma sfido qualcuno a trovare in questo “Keep Moving” un solo passaggio che faccia gridare al miracolo, men che meno a illustri nomination dal valore discutibile.

Tracklist

01. Long Way To Go
02. Keep Moving
03. Somebody's Calling
04. Vicarious
05. Year Of The Dragon
06. Meridian
07. Ghetto
08. Suitcase (One More Time) 
09. Of The Earth
10. Let It Go
11. Let Somebody Love You
12. She's A Motorhead
13. Standing On The Corner
14. Country
15. Black Swan
16. Everyday Drone
17. It Occurred To Me