James Blunt
The Afterlove [Extended Version]

2017, Atlantic Records
Pop

Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 01/05/17

Il Greatest Hits di Bruce Springsteen è leggenda anche grazie ad una copertina divenuta ormai iconica. E dal sentimento-icona per eccellenza James Blunt crea un disco fatalista e malinconico, forse il più terreno – per confronti ed esempi – della sua carriera, provocando l’ascoltatore in un continuo dialogo con il presente e l’aldilà delle relazioni. Cosa ci sia afterlife è qualcosa che lasciamo da parte, cosa ci sia Afterlove è qualcosa che Blunt prova a descrivere in dieci tracce – tredici, nell’edizione Extended – che compongono un quinto album naturale prosecuzione dell’avventura iniziata con Moon Landing.

 

“Bartender” e “Love Me Better” trainano l’attenzione fino a “Don't Give Me Those Eyes”, primo pezzo in cui la paura dell’oblio, il mistero e la preoccupazione di una fine vengono analizzati in un – da ora – continuo parlare con un ente superiore, un confidente unico e paziente, che ascolta lo scenario in note di un animo puro.

 

I sintetizzatori sostituiscono quasi completamente la chitarra che l’artista era solito portarsi ovunque, sin dai tempi del Kosovo, in un album la cui lista dei crediti – sono decine i nomi illustri che hanno aiutato Blunt, dalla coproduzione alla registrazione, tra cui il frontman dei One Republic Ryan Benjamin Tedder e l’amico Ed Sheeran – è più lunga di quella dei debiti morali che ognuno di noi crea facendo i conti con i propri e gli altrui sentimenti.

 

Accolto così così dalla stampa britannica, The Afterlove ha di recente fatto tappa nelle principali città europee per raccogliere ascolti e affetto. Blunt, che nell’ultimo disco ne dedica di personale anche alla “California”, per lui e per molti più uno state of mind che uno state of the US, ci delizia nuovamente con una sottile metafora di un’attitudine che, se fosse condivisa da molti, farebbe del bene a tutti. Ovvero con un semplice inno alla bella vita, che sia quella di una relazione o quella che ognuno di noi si è trovato tra le mani: per essere tale, deve essere essenziale. Ogni avverbio, stavolta, è superfluo.





Intervista
Anette Olzon: Anette Olzon

Speciale
L'angolo oscuro #31

Speciale
Il "Black Album" 30 anni dopo

Speciale
Blood Sugar Sex Magik: il diario della perdizione

Speciale
1991: la rivoluzione del grunge

Speciale
VOLA - Live From The Pool