Orange Revival
Futurescent

2015, Fuzz Club Records
Psychedelic Rock

Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 06/11/15

Ho perso gli occhialini stereoscopici dopo aver visto al cinema Il Grande Gatsby. In un'occasione in cui si erano dimostrati utili quanto un paio di occhiali da sole a Londra, a Natale. Per questo motivo mi è impossibile capire se la banana che campeggia tronfia sulla copertina del nuovo album degli Orange Revival sia realmente in 3d o se sia di blu-rosso colorata giusto per fare i trendy. Rimane comunque d'impatto vedere il frutto d'eccellenza del rock (vero, Velvet Underground e Nico?), aperto, come unico orpello al di sopra di uno sfondo nero. Forse disturbante, ma comunque d'impatto.

In ogni caso. "Futurescent", si diceva, è il secondo disco di un gruppo svedese che s'è dedicato fin dagli inizi a una psichedelia che, in realtà, di futuristico ha poco: è un sound omogeneo, smooth, che si rifà alle tinte psicotrope degli anni '80 e '90, richiamando con efficacia i deliranti vagheggiamenti di tanti visionari spostati che amavano incidere immortalare l'accostamento dei loro bending in overdrive e dei riverberi dei loro garage. E' un album pastoso (a partire dalla produzione: la batteria si appiattisce, il basso ricalca pedissequamente le linee della chitarra non solista e finisce sostanzialmente per non esistere), pigro, notturno: le ritmiche e i tempi si ripropongono con ostinata tenacia quasi a voler riprodurre urbane e rumorose routine, mentre la prima chitarra (la grandissima protagonista dell'opera) interviene a dar vita al tutto con prolungate e autocompiaciute divagazioni solistiche.

La cosa funziona pure, ma limitatamente a qualche frangente: al bridge in crescendo d'intensità di "Carolyn", a una "Speed" in cui gli strumenti di supporto paiono uscire un paio di volte dagli invisibili binari che seguono praticamente sempre, all'onesta opener "Saturation". Per il resto, a parte una prestazione vocale praticamente dilettantistica (la fa da padrona una disarmante atonalità) ciò che grava su "Futurescent", impedendogli di raggiungere anche solo una risicata sufficienza, è un'assoluta incapacità d'incidere, il mantenersi per tutta la sua durata un sopportabile sottofondo più che un'esperienza cui dedicare ogni attenzione.



01. Saturation
02. Lying In The Sun
03. Speed
04. Setting Sun
05. Carolyn
06. 1999
07. All I Need

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