Ci sono voluti sei anni perché Tobias Sammet e la carovana targata Avantasia tornassero in Italia. Sei anni di attesa, di fan che speravano in una nuova tappa, in un nuovo viaggio. Perché sì, parlare semplicemente di “concerto” sarebbe quasi riduttivo: assistere a questo spettacolo significa entrare in una dimensione parallela, un universo fatto di voci, luci e storie che solo Sammet sa mettere in scena.

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All’Alcatraz di Milano, l’atmosfera è carica già da un po’. Si capisce subito che non sarà una serata normale: niente band di apertura, nessun riscaldamento. Solo una platea piena, pronta a immergersi in quasi tre ore di musica, tra classici, i nuovi pezzi di “Here Be Dragons”, e anche qualche vecchia chicca.

Un enorme telone, con il logo della band, copre la scenografia per poi cadere giù sulle note di “Creepshow”. Una scenografia dallo stile burtoniano, dove Sammet e tutta la band prendono subito il comando, tra luci, ombre e un’energia che travolge ogni angolo del locale. Il pubblico è subito in estasi, la sensazione che la serata sarebbe stata epica è palpabile già dai primi istanti. Con “Reach out for the Light” scende in campo la corista Adrienne Cowan che si prende il palco con una potenza vocale che non fa rimpiangere nemmeno una leggenda come Michael Kiske. È lei a regalare il primo brivido della serata. È poi l’ora delle nuove facce: la prima è quella di Tommy Karevik, che si unisce a Sammet per il duetto in “The Witch”. Ci ritroviamo poi Herbie Langhans con una delle perle della serata: “Devil In The Belfry”, pezzo del 2008, mai suonato dal vivo prima di questo tour. Man mano gli ospiti si fanno spazio: c’è anche l’amatissimo Ronnie Atkins in “Phantasmagoria”, che lascia poi spazio a Eric Martin per la combo “What’s Left of Me” – che ballad, signore e signori – e la scoppiettante “Dying for an Angel”. Prima di “Against the Wind”, Tobias si prende un momento per menzionare chi, dietro una tastiera, si sente autorizzato a giudicare e screditare sui social. La dedica è per loro, e ad accompagnare il cantante tedesco c’è l’ingresso di un’altra new entry del progetto: Kenny Leckremo. Il cantante degli H.E.A.T. è un “acquisto” da 5 stelle della squadra Avantasia: un vero e proprio animale da palco.

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“Here Be Dragons”, dai toni dolci e sognanti, vede nuovamente l’apparizione della voce dei Kamelot, in un crescendo emotivo che lascia senza fiato. Arriva poi la sesta e ultima canzone dell’ultimo lavoro: con “Avalon”, ritorna ruggente Adrienne Cowan che tocca note quasi soprannaturali. Epica è la sempre presente “Let the Storm Descend Upon You”, che non tradisce mai le aspettative. Anche qui, Ronnie Atkins e Herbie Langhans si alternano a Sammet riuscendo a tenere il palco con una forza che sembra non diminuire mai.

È tempo di tregua per il mastermind che lascia il palco ad Atkins e Martin per “Promised Land”. Arriva poi un momento emblematico: un trono dallo stile dark fantasy, con tanto di ali entra in scena. Armato di cilindro argentato, occhiali da sole e bastone, Sammet si siede con atteggiamento misterioso: da quant’è che non si sentiva “The Toy Master” dal vivo?

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Abbandona di nuovo la scena il frontman, per lasciare spazio prima alla coppia Atkins-Martin per “Twisted Mind”, poi a Leckremo e Karevik per la magnifica “The Wicked Symphony”, e infine Langhans torna protagonista, supportato dal cantante degli H.E.A.T., per “Shelter From The Rain”. “Farewell”, immancabile ballad, è uno dei momenti più sentiti della serata: Sammet invita il pubblico a muovere le braccia da destra a sinistra e l’Alcatraz risponde compatto. A prendere la scena è Chiara Tricarico, voce dei Moonlight Haze. Si percepisce la sua emozione di cantare in patria, davanti a un pubblico che la accoglie con calore e non smette di incitarla.

E quando arriva quel capolavoro di “The Scarecrow”, manca solo un tassello: Jorn Lande. La sua assenza si sente, ma Ronnie Atkins ne raccoglie l’eredità con rispetto e intensità, vestendo i panni del personaggio senza forzature. Arriva un’altra sorpresa, sempre dalla The Wicked Trilogy, – sì, più di mezza scaletta tratta dai tre album pubblicati tra il 2008 e il 2010 – con “Death Is Just a Feeling”, altro brano rispolverato dopo anni di silenzio. Ma questa serata non smette di stupire: un pianoforte compare al centro del palco e Sammet ci si accomoda con la sua solita verve. Prima di iniziare “Lucifer”, si concede un momento di dialogo con il pubblico, ironizzando – come solo lui sa fare – su quanto tutto ciò che si ascolta sia frutto della pura, imperfetta e meravigliosa stupidità umana. Nessuna intelligenza artificiale, nessuna base: solo musicisti veri, che suonano dal vivo. Si inizia a percepire che stiamo giungendo verso la conclusione. “Lost in Space” non può davvero mancare. Il pubblico la canta a squarciagola, come fosse un inno. Poi arriva il gran finale: il medley “Sign of the Cross” / “The Seven Angels”, che riunisce sul palco tutti i protagonisti della serata. È un’esplosione di voci, energia e pura esaltazione, che spinge il pubblico a dare tutto quello che è rimasto in corpo. Il sipario cala con l’inchino dei 13 (TREDICI) artisti, mentre coriandoli volano e gli applausi sembrano davvero non terminare mai.

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Uno show travolgente, che riesce a far passare in secondo piano anche alcune assenze di nomi a cui i fan sono particolarmente affezionati – Jorn Lande e Bob Catley su tutti. Ma forse è proprio questa la forza degli Avantasia: il continuo rinnovarsi, il saper stupire ogni volta. Tobias Sammet mette in scena un universo che cambia forma, ma non perde mai l’identità. Gli artisti entrano ed escono con naturalezza, in un gioco di incastri che non suona mai forzato, ma pienamente armonico. Una macchina perfetta, guidata dall’artista tedesco, capace di portare avanti una formula vincente che continua a coinvolgere e sorprendere.

Setlist

Creepshow
Reach Out for the Light
The Witch
Devil in the Belfry
Phantasmagoria
What’s Left of Me
Dying for an Angel
Against the Wind
Here Be Dragons
Avalon
Let the Storm Descend Upon You
Promised Land
The Toy Master
Twisted Mind
The Wicked Symphony
Shelter from the Rain
Farewell
The Scarecrow
Death Is Just a Feeling
Lucifer
Lost in Space
Sign of the Cross / The Seven Angels

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