a1933442121 16
NUOVE USCITERECENSIONI

bar italia – Some Like It Hot

When you say jump
Said I’m gonna jump

La release di “Cowbella” ci aveva parlato molto chiaro: i bar italia hanno scelto di schiudere la corolla verso un’audience più vasta. Uno scossone studiato, per lasciar cadere a terra la fuliggine lo-fi, per smembrare quel fosco vedo-non vedo di un indie rock mascherato alla “Eyes Wide Shut”, dove i suoni friggevano sottoterra, le dissonanze si rincorrevano e alimentavano il sound a combustione lenta degli inglesi.

Diciamo che “Some Like It Hot” è una sorta di “Black Album” – anzi, per rimanere adiacenti (più o meno) al genere, di “Romance” – dei bar italia: potete immaginare, quindi, come il quinto LP di Nina Cristante e soci crei una frattura importante tra i fedelissimi dello slacker sottotraccia delle origini e i nuovi adepti, accalappiati da questo alt-rock gonfio e rifinito che trasporta il trio, inevitabilmente, sotto ai riflettori più intensi del panorama.

Ma se cesellare così imponentemente il proprio sound può essere interpretato come un tradimento, a noi è sembrato, invece, un passo piuttosto fisiologico: i succitati dublinesi hanno stravolto e patinato la loro musica, mentre i londinesi pensano solo a sgrezzarne le asperità, rimanendo fedeli alla sinuosità, al guitar work storto e all’anima “indie”alternativa”, depurando il tutto dalla ricercata patina underground.

Ne viene fuori il solito disco piacione e eccentrico – in questo appeal i Tre sono dei fuoriclasse – con il filler alla resa sonora. “Some Like It Hot”, difatti, spinge rock a propulsione, miscelandolo a pizzicori pop e raffinatezza soul, trasformando ciò che prima sembrava uscire da una vecchia videocassetta impolverata e sovrascritta in una scintillante pellicola col piglio teatrale.

rankin
Photo Credits: Rankin

Sam Fenton e Jezmi Tarik Fehmi lasciano brillare le asce e fanno risuonare – più pulito che mai – un riffing mega-variegato: le sgroppate di “Fundraiser” e “omni shambles”, tra Bloc Party e Strokes, le sferzate brit-rock di “Eyepatch”, debitrice evidente degli Arctic Monkeys di “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not”, ridisegnano la nuova silhouette del bar italia sound, mentre “Cowbella” fa da ponte col passato – le basslines ciondolanti, i ruggiti -gaze del refrain.

Il cerbero vocale continua a incantare, sia quando le timbriche si respingono nell’inquietudine soffocante di “I Make My Own Dust”, sia quando si coccolano sotto il tepore del folk pop più intimista (“Plastered”). E tra le tre teste, Nina Cristante è – sempre di più – il collante: sensuale quando l’ammiccamento soul si rimesta alla malinconia in “Marble Arch”, provocante e roboante quando lo slacker gonfia il petto – e le chitarre – in “rooster”.

È un flusso che buca le vocals, scomponendo i pezzi dall’interno e aiutandoli ad appiccicare furore e vibes dolceamare che raffreddano le distorsioni – il post-rock strascinato dal retrogusto noir di “the lady vanishes”, la ballad folk rock della title track in chiusura.

Non ce ne vogliano i fan integralisti, ma “Some Like It Hot” è un disco, oggettivamente, con pochi punti deboli: suona ottimamente – Marta Salogni, che ve lo diciamo a fare, è una garanzia – e rapisce con le sue atmosfere, nonostante sacrifichi consenzientemente un po’ di quel fascino oscuro che permeava “Tracey Denim” – e che ce ne aveva fatto innamorare. I capolavori sono altri – qualche traccia non spicca caratterialmente, ma lega comunque bene col contesto – però è innegabile che i bar italia stiano diventando grandi senza tradire loro stessi, e di questo siamo più che felici.

Tracklist

01. Fundraiser
02. Marble Arch
03. bad reputation
04. Cowbella
05. I Make My Own Dust
06. Plastered
07. rooster
08. the lady vanishes
09. Lioness
10. omni shambles
11. Eyepatch
12. Some Like It Hot