Beatrice Antolini IPERBOREA 1024
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Beatrice Antolini – Iperborea

Benché il pubblico mainstream la conosca principalmente come direttrice d’orchestra per Achille Lauro durante il Festival di Sanremo del 2020 e nel ruolo di polistrumentista dal vivo a beneficio di Vasco Rossi e Manuel Agnelli, il ramo davvero significativo del curriculum vitae di Beatrice Antolini riguarda un’attività solista che l’ha vista assurgere a protagonista di primo piano all’interno del panorama alternative italiano. Un contesto in cui la maceratese spicca per competenze tecniche d’alto bordo, dal momento che, oltre a suonare qualsiasi cosa e a gestire la parte specificamente creativa dei propri lavori, ne cura anche il lato produttivo, dimostrandosi quasi un unicum in ambito nazionale.

Una personalità estrosa e poliedrica, dunque, di formazione classica e apprendistato punk, impossibile da incasellare in un genere ben preciso e in grado di stordire e stupire a ogni release sulla lunga distanza, passando dal caravanserraglio burtoniano del piccolo cult “Big Saloon” (2006), al sensuale vaudeville di “A Due” (2008), dall’esotismo lisergico di “BioY” (2010) all’art pop di “Vivid” (2013), per giungere, con l’ultimo “L’AB” (2018), a un ritrarsi meditativo ricco di microvariazioni armoniche che, allora, sapevano tanto di consapevolezza acquisita. Album che, con l’EP di transizione “Beatitude” (2014), sciorinano un caleidoscopio, spesso antitetico, di influenze (Alice, Tori Amos, Kate Bush, FKA Twigs, Jennifer Gentle, Van Dyke Parks, Tom Waits, Serge Gainsbourg, Psapp, St. Vincent), ciascuna delle quali soggetta a rielaborazioni così trasversali da rivelare un’originalità compositiva d’altri evi e latitudini.

L’artista nostrana, ora, torna a far parlare di sé grazie al nuovo full-length “Iperborea”, titolo che trae spunto dall’omonima terra leggendaria che le fonti letterarie elleniche situano a nord della Grecia, un mondo perfetto baciato dal sole sei mesi all’anno. Una regione fuori dal tempo, specimen di uno stato psichico bilanciato tra leggerezza e profondità, capace di opporre l’equilibrio e la resilienza alle caotiche contraddizioni della società attuale. Ciò, dunque, che emerge dai testi, asprigni, eppure circonfusi da un’aura di battiatesca levità, sembra trovare il giusto pendant nell’eleganza di una musica tesa ad avvolgere l’elettronica, le sfumature etniche e urban, le sperimentazioni varie, in reticoli di melodie pianistiche e orchestrali sinuose e sfacciatamente orecchiabili.

La chiara impronta cantautorale del disco, che nella salmodiante title track rivela non pochi agganci ai CSI di “Linea Gotica” (1996) e, in particolare, della preghiera laica “L’Ora Delle Tentazioni”, prosegue e affina il discorso introspettivo dello scorso LP, con brani intrisi di storie di maturazione personale (“Il Timore”), di nemici necessari (“L’Idea Del Tutto”), di lotta contro la mediocrità diffusa (“Farsi Raggiungere”), delle pessime derive dei social network (“Trionfo E Rovina”, “Pensiero Laterale”), del risveglio delle coscienze (“Generazione Cosmico”), di una purezza primeva da preservare (“L’Arte Dell’Abbandono”), del bisogno di fermarsi e riflettere (“Restare”). Un lotto a suo modo asciutto e privo di sbavature, corroborato dall’utilizzo della lingua madre e dalla sobrietà degli arrangiamenti, due incisive mini rivoluzioni rispetto alle abitudini linguistico/formali della marchigiana.

“Iperborea”, forse, rappresenta la tappa meno scoppiettante e d’avanguardia della carriera di Beatrice Antolini, eppure la classe cristallina della scrittura pone l’opera in quella dimensione mitologica dove fiamme e ghiaccio coesistono e si completano vicendevolmente. E libera-mente.

Tracklist

01. Il Timore
02. L’Idea Del Tutto
03. Farsi Raggiungere
04. Trionfo E Rovina
05. Generazione Cosmico
06. L’Arte Dell’Abbandono
07. Iperborea
08. Pensiero Laterale
09. Restare