Andrea Bruschi è il mastermind che si cela dietro la band genovese Marti, la quale giunge, con questo “Better Mistakes”, al secondo, fondamentale, disco della conferma. E, ascoltando l’opera, non può che essere confermata l’attitudine noir e cinematografica dei nostri: introdotti da una baraonda di ottoni jazz, veniamo naturalmente accompagnati su un pezzo altamente drammatico, dove il pianoforte è splendido e la perturbazione elettronica ammirabile (“The Price We Pay”), salvo proseguire con una meravigliosamente torbida “In Flagrante Delicto”, dove forte è il sapore dell’eleganza della wave ottantiana. Tra trombe scherzose in sordina ed ottoni dal sapore Mariachi (“No Saints”), tentazioni chamber pop di intensa carica emotiva (gli archi che esplodono su “Wouldn’t It Be Fine”) e, persino, una deriva progressive ‘70s stemperata nella base jazzata di fondo (l’autentico capolavoro di “10 Long Years” e la title-track), al termine dell’ascolto di questo “Better Mistakes” non si può che rimanere basiti di fronte all’eleganza dell’arrangiamento, l’intensità delle melodie, il profumo del dramma perfettamente espresso in musica da una mente – quella di Bruschi – già al lavoro in ambito cinematografico.
Certamente, una recensione che parte con questi presupposti lascerebbe intendere ben più generose valutazioni in calce all’articolo, tanto più se il disco lo si ritrova persino ottimamente prodotto e masterizzato da Bob Rose negli studi Wisselords di Amsterdam.
Negli effetti, quest’opera soffre di un unico, ma assai determinante, difetto: la voce e l’interpretazione vocale della colonna portante dei Marti, ovvero proprio Bruschi. La voce del Nostro, difatti, non solo non riesce a raggiungere tutte le vette ed i picchi della splendida musica dipinta dalla band, ma ha un tono eccessivamente pulito e squillante, troppo lontano dalle atmosfere sì romantiche dell’opera, ma anche dai loro risvolti più oscuri e tormentati. E se è vero che non è certo lecito chiedere il leggendario, polveroso, ruvido, passionale ed affascinante timbro di un Paolo Conte – per fare un esempio eclatante ed estremo – altrettanto vero che la musica dei Marti si merita ben di più di un’interpretazione vocale discutibile e rivedibile nella sua quasi totalità.
Poiché la voce è assai determinante in un’opera di serenate dall’alto valore emozionale, il sottoscritto quindi si ritrova costretto a penalizzare pesantemente la valutazione del disco; ma lo fa con un cuore che sanguina, sicuro di tradire una bellezza in musica che è davvero raro sentire composta e rappresentata qui in Italia. Siatene consapevoli, e provate, di conseguenza, a dare ai Marti una possibilità.
Tracklist
01. Intro
02. The Price We Pay
03. In Flagrante Delicto
04. Wouldn’t It Be Fine
05. The Return Of The Dishwasher
06. 10 Long Years
07. Havana Bride
08. Better Mistakes
09. The Most Implausible Thing
10. No Saints
11. It Doesn’t Make Me Happy
12. The Girl That Turn Off Street Lamps
13. Per Pochi Attimi (bonus)

















