Ascoltando l’incipit dell’esordio della Piccola Banda Brigante, si rischia seriamente di rimanere disorientati: “7:43”, difatti, oltre ad essere il primo singolo della formazione romagnola, è un inno all’ozio che si muove a metà strada tra il reggae ed il jazz di Paolo Conte, coordinate musicali ben lontane da quello che questi ragazzi effettivamente propongono, ovvero un folk italiano che si rifà a Capossela e De Andrè.
Proprio l’immenso cantautore ligure è il principale faro guida di Antonio Brigante, vocalist della band, che, sebbene molto diverso nel timbro rispetto a Fabrizio, ne rispetta quasi religiosamente la metrica, cosicché si ha immediatamente la sensazione di ascoltare dei racconti in musica, come succede ne “Un Giorno In stazione”, cronaca di una quotidianità sconvolta da un attacco terroristico (e la trasformazione della musica nello svolgimento del pezzo è meravigliosamente funzionale al registro del racconto), o nella delicatezza dell’armonica e dei violini sulla conclusiva titletrack di questo "Certi Ricordi".
Le diverse storie che animano le canzoni sono talmente importanti per la band, che il libretto dell’opera ne riporta chiaramente le ispirazioni, per poter capire un lavoro che, liricamente, è certamente denso.
Non di meno lo è la musica, tra brani dal forte sapore mediterraneo che verrebbero messi in un film di Ozpetek senza alcun indugio (“Bianca Rena”), brani che convincerebbero una cantantessa sicula come Carmen Consoli (lo scacciapensieri di “Ciccillo”), e poi quel piccolo capolavoro costruito su un crescendo quasi post rock (si parte con chitarra acustica e pianoforte, si finisce con un grande respiro etereo di archi) che è “Nuvola”, brano che, tuttavia, mostra spietatamente uno dei due difetti principali di questo lavoro.
Entrando in questo spinoso ambito, bisogna per l’appunto necessariamente segnalare una certa staticità nella particolarità della voce di Antonio Brigante stesso: non è un pessimo narratore Antonio, ma dovrebbe imparare a…sporcarsi di più le mani, ad irruvidire una voce che, spesso, dà invece la sensazione di essere troppo al di fuori dei protagonisti di ciascuna canzone. La naturale conseguenza di questo leggero senso di “straniamento” è la scarsa comunicabilità di alcuni brani, composizioni sì forti musicalmente (come il rock che diviene acustico in “Canzone Del Giorno E Della Notte”) o liricamente (come la serenata all’anarchia di “Canzone Per Una Ragazza”), ma che non coinvolgono quanto dovrebbero.
Personalmente, vedo tutto questo come un peccato di “gioventù”: che i ragazzi siano estremamente interessanti è un dato di fatto, e che l’ascolto del disco sia particolarmente consigliato a tutti gli amanti di sonorità alla primo Van Des Froos o Bandabardò è altrettanto ovvio. Con uno piccolo sforzo in più, certamente anche questa Piccola Banda Brigante troverà modo di raggiungere e convincere, con la sua voce, fette più ampie di pubblico, facendo leva su quell’italianità che, volenti o nolenti, ognuno di noi si porta dentro.
Tracklist
01. 7:43
02. Un Giorno In Stazione
03. Canzone Del Giorno E Della Notte
04. Nuvola
05. Un Sabato Di Pace
06. Bianca Rena
07. Ciccillo
08. Canzone Per Una Ragazza
09. Certi Ricordi

















