Prolifici come pochi altri gruppi, i Lower Than Atlantis arrivano al terzo album in appena tre anni, con la strabiliante media di un disco ogni dodici mesi. La band britannica, autrice di uno spensierato mix tra sonorità punk rock e post hardcore, dimostra così di avere una vena creativa fuori dal comune e di non adagiarsi sugli allori. Ma dietro questa “invasione” del mercato discografico si nasconde spesso la volontà di proporre continuamente nuovo materiale al solo scopo di evitare il dimenticatoio, a scapito della qualità. Fortunatamente, almeno per chi scrive, non è questo il caso di “Changing Tune”, l’ultimo nato in casa Lower Than Atlantis.
Partiti come gruppo punk-hardcore con l’EP di esordio “Bretton” e smussati un po’ gli angoli con “Far Q”, a oggi il loro disco più riuscito, i nostri quattro ragazzotti di Watford hanno intrapreso un cammino sempre meno hardcore e più melodico già con “World Record”, un disco che rappresenta la pietra di paragone per il loro ultimo lavoro. In effetti, nel giro di un anno è difficile mutare radicalmente il sound e rinnovarsi: i Lower Than Atlantis hanno così deciso di replicare lo schema – e il successo – dell’album precedente. Non proprio una copia carbone, ma di sicuro un prodotto simile, che comunque risulta ampiamente godibile.
Ecco allora comparire qua e là i singoli, veri o potenziali, che rappresentano i punti di forza del disco. “Love Someone Else” prende un riff punk rock, lo intinge nell’attitudine dei primi Foo Fighters (chi ha detto “Enough Space”?) e vi costruisce un pezzo con un ritornello accattivante che si stampa in testa dopo il primo ascolto. “Go On Strike” parte con chitarra e voce e nella sua semplicità è un altro di quei brani candidati a fare strage dal vivo, mentre “Normally Strange” rischia il plagio del riff di “Zero” degli Smashing Pumpkins, ma il breakdown finale e il refrain “I should have stayed in bed today” fanno dimenticare qualsiasi ispirazione forzata. C’è spazio anche per un momento in cui si tira il freno, proprio come succedeva nel disco precedente con “Another Sad Song”. Stavolta tocca a “Scared of the Dark”, un brano che fa apprezzare anche l’aspetto più delicato dei Lower Than Atlantis.
Capacità melodica, buoni giri di chitarra, un interessante lavoro della batteria e le solite, mai banali parole del cantante Mike Duce costituiscono i punti di forza del disco, che negli altri pezzi mantiene un discreto livello, pur con sporadici filler sparsi qua e là. “Changing Tune” può dirsi riuscito anche perché non si esaurisce nel giro di pochi ascolti, nonostante la vena “pop” di certi ritornelli e la brevità della maggior parte delle tracce. Un ascolto consigliato ai fan del punk-alternative, ma anche a chiunque voglia passare una mezz’ora senza tanti pensieri. Ma con un’avvertenza: se poi, inaspettatamente, vi ritrovate a cantare il coro di “Love Someone Else”, non prendetevela con me, perché vi avevo avvisato.
Tracklist
01. Prologue
02. Love Someone Else
03. Move Along
04. Wars With Words
05. Go On Strike
06. Normally Strange
07. Scared Of The Dark
08. Something Better Came Along
09. PMA
10. Cool Kids
11. I Know A Song That Will Get On Your Nerves
12. Showtime

















