“Chissà che fine avrà fatto il buon Damien Rice…”
Questo è il pensiero che, inevitabilmente, viene alla mente al termine dell’ascolto dell’opera prima del cantautore milanese Stefano Schiavocampo, poiché quanto elaborato dal Nostro ha molto in comune con la musica del desaparecido Rice. Innanzitutto, siamo chiaramente in presenza di un indie folk acustico e genuino, fortemente emozionale e preponderante nello scegliere tempi lenti per veicolare questo enorme carico di emozioni; quindi, la fascinazione per l’Irlanda, terra natale del buon Daniel, semplice luogo del cuore per Schiavocampo (che, negli effetti, ha anche vissuto a Dublino, tra il 2006 ed il 2009). Le similitudini, tuttavia, terminano qui.
Prima di addentrarci nella critica dell’opera, è bene precisare che le premesse arty del progetto sono piuttosto palpabili: non solo il nostro Stefano è un figlio d’arte di non poco conto (padre scultore e pittore, madre scrittrice), ma il disco è stato registrato nel fienile della casa del nonno, un casolare disperso tra Siena ed Arezzo, con deliziose contaminazioni di piccoli rumori di fondo e l’intenzione di farsi fortemente ispirare da una campagna così evocativa.
Spiace davvero sentire che ben poco di questa potente ispirazione sia poi, negli effetti, filtrata in questo “Children’s Corner”, un disco che è latente nei punti chiave di un genere musicale notoriamente spoglio di effetti speciali, e che demanda, di conseguenza, di saper emozionare con molto poco, sfoggiando infinita classe nella composizione e gran delicatezza nel tocco. Purtroppo, qui non sembra esserci quel guizzo che possa distinguere il prodotto, quella scintilla che ci possa far innamorare della ballad più lenta e dilatata, un fattore praticamente onnipresente nella (limitata) discografia di quel Damien Rice citato in apertura di articolo e che, proprio per questo, si apprezza come cantautore straordinariamente intenso.
E tutto questo nonostante i pezzi di questo inciso siano spesso animati da piccoli quid, come occasionali inserti di elettronica minimale (“Cul De Sac””, “To Rush Is A Waste Of Time”), crescendo post (“Up She Flew”), piccoli xilofoni giocosi (“Lullaby For Ludwig”), fiere trombe non troppo appariscenti (“The Wedding”): tutti elementi che non riescono a distogliere da una composizione ed un’interpretazione vocale non troppo convincenti.
A quanto pare, un altro inciso a firma Schiavocampo dovrebbe essere pronto per un imminente uscita, e si spera che in tale occasione il nostro cantautore abbia imparato a padroneggiare meglio la composizione e l’emozione, per poter giungere nudo come sembra voler apparire sulla cover di questo prossimo inciso senza provare il minimo senso di vergogna, poiché rivestito da strati e strati di spessa musica.
Tracklist
01. Every Bright New Morning Brings Along A Bright New Me
02. Cul De Sac
03. Up she Flew
04. Lullaby For Ludwig
05. The Wedding
06. Stem Cells
07. Time Through Waterclocks
08. Children’s Corner
09. Pulcinella
10. To Rush Is A Waste Of Time
11. Two

















