Che cosa può dire, nel 2009, un gruppo punk che non sia stato già detto mille volte dal 1977 a oggi? Probabilmente niente. Allora ha un senso ai giorni d’oggi ascoltare un genere così flagellato da villani e artisti improvvisati? All’ascolto di gruppi come gli spagnoli Muletrain la risposta è chiaramente sì.
La realtà dei fatti è che gruppi come i Muletrain dovrebbero riempire gli scaffali dei negozi di dischi, niente contro le nuove ondate di band degli anni zero, ma la coerenza di questo quartetto va oltre. Si ritorna indietro di decenni, quando qualsiasi punk rock band per promuoversi e farsi ascoltare doveva in prima persona attivarsi e dare un senso a quello che poi, con gli anni, diventerà un vero motto e marchio di fabbrica di una scena musicale come l’hardcore e cioè il “do it yourself”.
"Crashbeat" si presenta come una bella edizione cartonata accompagnata da un dvd che da solo varrebbe i soldi dell’acquisto, “este documental es la historia de la banda que funciona sin managers, promotores o contratos”: niente deve essere aggiunto oltre a queste poche parole che fanno da prefazione al documento, la fierezza di rappresentare semplicemente se stessi e la musica che si porta in tour, una vita fatta di sacrifici solo per il gusto di poter portare il proprio messaggio a più gente possibile senza intermediari, industrie o caimani.
Bene, parliamo finalmente della musica. Ci troviamo di fronte a ex- membri degli Aerobitch, perso il tassello principale della cantante, rispolverano le armi per tredici bordate di punk’n’roll degne dei migliori Zeke.
Dall’iniziale "I Want Rejection" alle successive "Walking Venom" e "White Lies", è un continuo rincorrersi tra ritmi serratissimi e melodie killer che rievocano i fasti del genere, dagli Zero boys al rock politico spagnolo.
Oltre alla facoltà di rielaborare canzoni con un appeal decisamente coinvolgente, nota di spicco è la bella e rabbiosa voce di Mario, che a tratti ricorda vagamente un Eddie Vedder aggressivo (prendete Spin The Black Circle e moltiplicatela per venti), che diventa la protagonista quasi assoluta della raccolta, ammalia e scuote allo stesso tempo, mettendo una ciliegina su una torta già di per sé molto golosa.
Alla lunga si esce un po’ stanchi, le ultime canzoni non reggono il resto della raccolta ("It’s Progress" e "Give It Up"), ma nel complesso Crashbeat è manna dal cielo, semplice e diretto, niente di trascendentale ma è la scossa giusta a una scena pregna di quiete statica, gruppi innocui e inoffensivi, band con creste make-upate come star televisive e vuoti a rendere.
Forse è solo uno sfogo, ma è bello ascoltare musica del genere, probabilmente Ian e Henry hanno vinto la loro guerra, sono passati più di venticinque anni ma il loro insegnamento è portato avanti e noi non possiamo che esserne soddisfatti.
Tracklist
01. I Want Rejection
02. Walking Venom
03. White Lies
04. Sick City
05. Urgency
06. Out of my mind
07. The Truth
08. Do Something
09. Warned
10. God Is…
11. Here's Anxiety
12. It's Progress
13. Give It Up




















