Ci sono momenti nella storia della musica in cui il cerchio si chiude, e l’uscita di “Parasomnia” segna proprio uno di quei momenti. Mike Portnoy è tornato a casa, e con lui il fuoco creativo che ha reso i Dream Theater una delle band più influenti della storia del progressive metal. Ma non fraintendiamoci: “Parasomnia” non è un semplice esercizio di nostalgia. È un disco che guarda avanti, unendo l’eredità del passato con una consapevolezza compositiva che solo un gruppo con più di tre decenni di esperienza poteva raggiungere, con tutti i cambiamenti che ha attraversato e le difficoltà superate per arrivare, più determinati di prima, al quarantesimo anno di carriera.
Fin dalle prime note, infatti, si percepisce che siamo davanti a un’opera stratificata, che richiede attenzione per essere assimilata appieno. Il concept del sogno (e dell’incubo) permea ogni traccia, non solo nei testi ma anche nelle strutture armoniche e nei giochi ritmici, come se la band avesse voluto ricreare la logica onirica nella musica stessa. Un tema non inedito per i Dream Theater, che si fa protagonista in quest’ultima opera, con una sapiente combinazione di esperienze sonore. Non mancano suoni reali, sveglie, carillon e voci.
Benché all’inizio dell’album, con “In The Arms Of Morpheus”, riecheggi uno stile più vicino agli ultimi lavori, come “A View from the Top of The World”, traccia dopo traccia, il sonno si fa più profondo e regrediamo così verso uno stile che ci ricorda il passato. Ma non stiamo sognando (benché se lo chiedano anche loro nella sesta traccia, “Are We Dreaming?”): Mike Portnoy è davvero tornato.
Il ritorno che sembrava impossibile, l’evento che i fan hanno sognato per tredici anni. La sua presenza è immediatamente percepibile: il drumming non è solo preciso e potente, ma è intriso di quel senso di narrazione ritmica che aveva reso i Dream Theater inconfondibili nei loro anni d’oro. Più che una semplice macchina perfetta, la batteria di Portnoy è il cuore pulsante della band, quella scintilla che aggiunge groove e spontaneità anche nei passaggi più tecnici. Non si tratta solo di tecnica sopraffina, che non è mai mancata nemmeno nei dischi con Mangini, ma di un’intesa naturale con Petrucci e Myung, un interplay che riporta in vita la magia di album come “Scenes from a Memory” e “Six Degrees of Inner Turbulence”.
Ma la cosa più sorprendente è la maturità con cui Portnoy si reintegra nel sound attuale della band. Non è un tentativo di rifare il passato, ma di espandere il linguaggio Dream Theater con la consapevolezza acquisita in questi anni di esplorazioni musicali al di fuori del gruppo. Insomma, è come se non fosse mai andato via.
Le composizioni sono un trionfo di ispirazione. “Lucid Dreamer” è un viaggio tra le poliritmie che riecheggiano i fasti di “Dance of Eternity”, ma con un’intensità cinematografica mai raggiunta prima. “Beyond the Veil” fonde melodie malinconiche con esplosioni strumentali che lasciano senza fiato, mentre “Echoes of Eternity” è una suite monumentale che potrebbe benissimo diventare il nuovo manifesto della band. Anche James LaBrie dimostra una profonda evoluzione, se paragoniamo il suo stile a quello dei primi anni: una voce sempre riconoscibile, perfettamente incollata alle ritmiche complesse e frammentate della band, ma una presenza sempre più essenziale e coincisa. Ma soprattutto, come non citare l’anima fusion di Jordan Rudess? La tridimensionalità delle sue tastiere non manca di creare i giusti panorami sonori, ma anche incredibili duelli ritmici con il nostro ritrovato Mike, come in “A Broken Man”, tra soli futuristici e organi che ricordano gli anni ’70.
“Parasomnia” è il punto di incontro tra il Dream Theater del passato e quello del futuro, un’opera che abbraccia il virtuosismo senza mai perdere la dimensione umana. E forse è proprio questo il vero ritorno: non solo quello di Portnoy, ma quello di una band che suona di nuovo con l’urgenza e la passione di chi ha ancora qualcosa da dire.
Insomma, imperdibile il loro concerto per il quarantesimo anno di carriera e, con le cinque date in Italia, non c’è modo di perderli: si esibiranno a Marostica Summer Festival Volksbank (30 giugno), a Lucca Summer Festival (1° luglio), all’Anfiteatro degli Scavi di Pompei (2 luglio), al Teatro Antico di Taormina (4 luglio) e al Sonic Park Stupinigi (17 luglio).
Tracklist
01. In The Arms Of Morpheus
02. Night Terror
03. A Broken Man
04. Dead Asleep
05. Midnight Messiah
06. Are We Dreaming?
07. Bend The Clock
08. The Shadow Man Incident



















