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Drown in Sulphur: deathcore italiano all’insegna del mondo dell’occulto

drown in sulphur
Ciao ragazzi, vi do il benvenuto su Spaziorock. Vi andrebbe di introdurre il vostro progetto a chi ancora non vi conosce?

Ciao! La band nasce nel 2014 con l’intento di proporre un sound molto aggressivo (Deathcore) che si accosti ad un immaginario che affonda le proprie radici nel mondo dell’occulto, con forti influenze Black Metal, Sludge e Downtempo, proponendo delle lyrics distopiche nichiliste e anticonformiste.

Dopo il rilascio di due EP (It Rises 2015) e (Blackwind 2018/2019) e lo svolgimento di piccoli tours europei la band subì un cambio di line up che incrementò ulteriormente le influenze Blackened e che diede vita al primo album (Sulphur Cvlt 2021).

“SULPHUR CVLT” è il nome del vostro ultimo album uscito a Ottobre. Prima di tutto: come mai questo titolo?

Il nome Sulphur Cvlt racchiude quelle che sono le caratteristiche di un culto che collega elementi tratti dal mondo dell’occulto, dall’universo Lovecraftiano ed elementi biblici in una chiave anticonformista e fortemente nichilista.

L’album affronta diversi temi, dalla religione alla politica, dalla guerra al dualismo tra bene e male. Non è di certo un album con un approccio semplice. Quali sono state le vostre fonti di ispirazione?

Ci siamo fortemente ispirati alla demonologia biblica e sumera, oltre che all’autore Lovecraft e ai suoi lavori, in particolare ad alcune delle sue figure come Nyarlathotep e Azathoth. Attraverso l’immagine simbolica di queste entità abbiamo voluto analizzare aspetti umani interiori ma anche collettivi che ci caratterizzano, affrontando le più intime ed atroci riflessioni dell’uomo.

A livello di processo creativo e songwriting, volete raccontarci come sono nati i vari brani che lo compongono?

La produzione strumentale dell’album è stata fatta durante il primo lockdown scrivendo delle bozze personali rielaborate collettivamente in seguito nel nostro studio privato, mentre il mix e master è a cura di Federico Ascari (Zeta Factory Studios).

Il sound è un mix di generi che spaziano dal Blackened Deathcore allo Sludge con la presenza di lenti e forti cambi di tempo (Breakdowns). Questo deriva anche da background musicali differenti che caratterizzano i membri della band, portando in fase di composizione le proprie influenze che andranno poi a dare vita a quello che è il nostro sound.

Avete estratto tanti singoli prima della release dell’album. Qual è secondo voi quello che meglio sintetizza lo spirito di “Sulphur CVLT” e del vostro progetto come band?

Il brano a cui l’intero album fa riferimento è “Sulphur Cvlt”, dove abbiamo messo al centro del testo un’entità demoniaca/aliena da noi creata, ovvero XAZAJ IJIJ.

Questo brano racchiude tutte le tematiche trattate nell’album al di sotto di questa entità, motivo per cui l’abbiamo resa titletrack.

Avete ricevuto importanti feedback, soprattutto a livello internazionale. Come vi rapportate con i vostri fan?

I nostri fan sono la ragione per la quale andiamo avanti, li apprezziamo, li stimiamo e cerchiamo sempre e comunque di rapportarci ad essi in modo molto diretto e senza filtri. Abbiamo notato alcuni di loro che si sono addirittura tatuati il nostro simbolo ufficiale o il nostro logo mentre altri, che nonostante l’impossibilità dovuta alla crisi pandemica di fare tours europei o comunque esteri, continuano a seguirci e a supportarci incessantemente, vi ringraziamo dal profondo del nostro cuore.

Come vi vedete fra 5 anni?

Il nostro futuro dipende dal nostro presente, ma con certezza possiamo assicurare che non ci fermeremo e che continueremo a fare ciò che ci piace e ciò che più ci appassiona, ovvero suonare.

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