Evanescence Sanctuary copertina 2026
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Evanescence – Sanctuary

Ci sono dischi che non segnano soltanto un ritorno, ma ridefiniscono il percorso di una band. “Sanctuary”, sesto lavoro in studio targato Evanescence, si inserisce proprio in questa categoria. A cinque anni da “The Bitter Truth, la band guidata da Amy Lee pubblica un album più compatto, aggressivo e, a tratti, più consapevole, frutto di un lavoro durato circa tre anni.

Il legame con l’epoca nu metal degli esordi resta riconoscibile, ma filtrato attraverso una sensibilità più moderna. Le influenze storiche di realtà come Limp Bizkit, Korn e, volendo, i primi Linkin Park vengono rielaborate in chiave metal contemporanea, con forti innesti metalcore ed elettronici.

Determinante è il contributo di due dei migliori produttori della scena americana, Jordan Fish e Zakk Cervini, già noti per il loro lavoro con i Bring Me The Horizon, che spingono il suono verso una maggiore densità ritmica ed una produzione più dinamica e moderna.

Uno degli elementi più evidenti di “Sanctuary” è la sua impostazione cinematografica. Le chitarre sono più dure e aggressive rispetto al passato e si intrecciano costantemente con la voce di Amy Lee, che resta il centro emotivo e narrativo del disco. Ne emerge un impianto sonoro dal forte taglio cinematografico, costruito su contrasti e atmosfere che sembrano nate per svilupparsi in sequenze, più che in singoli brani.

Il singolo “Who Will You Follow” apre il disco con decisione, definendone subito il carattere: potenza, urgenza e una ritrovata aggressività. La direzione più moderna del progetto emerge soprattutto nell’uso dell’elettronica, che attraversa diversi momenti chiave dell’album e contribuisce a rafforzarne la struttura e la tensione complessiva senza appesantirne l’impatto. Ne risulta un equilibrio tra aggressività e stratificazione sonora, che rappresenta uno degli elementi più riconoscibili del lavoro.

Il disco non si limita però alla sola dimensione sonora. “Sanctuary” riflette anche il contesto sociale e politico degli Stati Uniti degli ultimi anni, che parrebbe averne influenzato parte della scrittura. Amy Lee, da sempre molto attenta a queste dinamiche e piuttosto critica nei confronti del presidente Donald Trump, inserisce nel suo linguaggio artistico elementi di osservazione e tensione contemporanea.

In questo senso, “About Us” emerge come uno dei momenti più stratificati del disco, in cui la dimensione personale dialoga con quella esterna attraverso una scrittura che evita ogni dichiarazione diretta, privilegiando suggestioni e letture aperte.

Accanto alla componente più riflessiva, il disco alterna momenti di forte impatto ed aperture melodiche, muovendosi tra spinte sperimentali e soluzioni più tradizionali. “Self-Destruct” e la title track accentuano il lato più moderno e sperimentale del progetto, mentre “Rapture” mette in primo piano la componente elettronica in una delle sue forme più evidenti. Sul versante opposto, brani come “How Do You Deal” e “Forever Without You” riportano il discorso su territori più intimi e melodici, confermando la continuità con la tradizione delle ballad degli Evanescence, da sempre uno degli elementi più riconoscibili della loro identità.

Nel complesso, Sanctuary restituisce una band più solida e focalizzata, sospesa tra evoluzione sonora e identità storica, con Amy Lee sempre al centro di una scrittura che alterna oscurità, intensità e una costante ricerca di equilibrio emotivo. In particolare, la combinazione tra il singolo di lancio e la title track rappresenta uno dei punti più convincenti dell’intero lavoro, al punto da rendere il disco un acquisto praticamente obbligato per chi segue la band da tempo.

Tracklist

01. Beautiful Lie
02. Tell Me When You’ve Had Enough
03. Who Will You Follow
04. Rapture
05. Afterlife
06. Sanctuary
07. How Do I Heal?
08. Abous Us
09. Calm Down
10. Self-Destruct
11. Forever Without You
12. Wide Open Heart