Saidian Evercircle
RECENSIONI

Saidian – Evercircle

Prendete gli Edguy del periodo pre-“Hellfire club”, in particolare “Vain Glory Opera” e “Theatre Of Salvation”: operate su questi due cd un certosino lavoro di copia-incolla, cambiate il monicker ed i membri della band, la data di uscita e mantenete costante la nazionalità (visto che sempre di tedeschi si sta parlando), ed ecco che avrete creato questo “Evercircle” dei Saidian.

La cosa è davvero disarmante: al di là della melodia, è inquietante sentire il vocalist degli Evercircle, mr Markus Engerfield, eseguire delle linee vocali identiche nelle soluzioni ed interpretazioni a quelle di Tobias Sammett, urletti e risate incluse!
Poi, l’inizio di questo album non è affatto promettente: lo speed delle prime due tracce è decisamente tanto convenzionale quanto povero nelle idee che lo sorreggono, quindi ci si comincia a preoccupare di avere nel lettore cd un qualcosa di decisamente disastroso, oltretutto quando vedi che una è pure una cover (“Tokyo” dall’omonima band tedesca di hard rock)…ma ecco che, da “Solomon’s Key” in poi, il gruppo comincia a rallentare la batteria e la tastiera, le idee vengono a galla e le canzoni si fanno convincenti e potenti quanto basta.

Sia chiaro: lo spettro Edguy non vi abbandonerà neanche per un secondo lungo l’ascolto dei Saidian, non con canzoni come “Princess” – che sembra una traccia mancante di “Vain Glory Opera” (ascoltate la programmazione delle tastiere), o la lunga “Moonlight’s Calling” – identica alla leggendaria suite  “Theatre Of Salvation” (ascoltate l’uso dei cori e la metrica).
Tuttavia, altrettanto innegabile che, man mano questo cd procede nel suo svolgimento, la sensazione che si ha è proprio quella di una maturità in acquisizione: un po’ come se le tracce fossero state davvero registrate in ordine cronologico, con un gruppo via via sempre più padrone dei propri mezzi e fiducioso nelle proprie capacità.

La band, però, non è agli esordi discografici, e questo “Evercircle” è la terza manifestazione di una progetto che, a questo punto,  va visto come un’operazione nostalgia riuscita tutto sommato discretamente, per cui se anche voi, come me, non siete molto convinti dal nuovo corso degli Edguy, allora riuscirete sicuramente a trovare del buono in questo album…per tutti gli altri, una copia carbone probabilmente inutile da parte di una band di cui, forse, si poteva fare a meno (visto che, oltretutto, gli Edguy non sono poi così storici, ed ancora non hanno i requisiti per poter dire di “fare scuola”).

Tracklist

01. Out Of The Shadows
02. Tokyo
03. Solomon‘s Dance
04. Once In My Dreams
05. Pale Moon Rider
06. Stroke Of Genius
07. Moonlight’s Calling
08. Sign In The Sky
09. The Princess
10. Halos For Everyone