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Geese – Getting Killed

All people must smile
In times of war

Ci dicono che bisogna sorridere, che possiamo continuare a raccontarci barzellette beffarde e fare piroette davanti allo specchio, perché è tutto normale. Che macabro spettacolo, questo circo ignobile di prosciutti davanti agli occhi: cavalli danzanti a coprire il sangue di innocenti, la depressione che dilaga, la rabbia repressa, il terrore mascherato a festa dai media farlocchi.

È l’incredibile teatrino del 2025, incredibile come il fatto che di questi tempi lo si possa anche solo immaginare, uno scenario del genere: i Geese si sono fermati un attimo a pensarci, cercando di staccarsi dalle braccia i fili del burattinaio e traslandosi al di fuori della realtà, osservando da lontano il bordello senza senso che stiamo vivendo e subendo senza aver la forza di sfanculare tutto.

In “Getting Killed” c’è un’ironia che quasi snatura la sua identità, tanto paradossali e vicine alla realtà dei fatti risultano le liriche dei newyorkesi: Cameron Winter è il predicatore in jeans e maglietta sdrucita, il resto della band tratteggia le nuvolette sonore attorno ai suoi discorsi (solo apparentemente) folli. Eppure tra le musichette allegre del terzo LP dei Geese strisciano inquietudine generazionale, senso di impotenza e briglie fin troppo strette, immagine tangibile di catene relazionali, politiche, sociali.

Quanto sono cresciuti, Winter e soci: “3D Country” aveva maciullato il simil post-punk del debut, triturandolo nella sua sgargiante turbina art rock, ed è da qui che riparte “Getting Killed”, sacrificando parte di quella genuina allegria in favore di atmosfere gonfie, ma dalla patina artificiosa, proprio a voler rispettare la sensazione di opacità, di anomala serenità dei giorni nostri.

I ritmi si spezzettano, i generi si rimestano vorticosamente: “Trinidad” semina il panico come un ubriaco alla guida, tra storture funk, botti noise e lyrics lugubri e disconnesse – «There’s a bomb in my car!» […] «My son is in bed / My daughters are dead» –, “100 Horses” imbriglia l’hard rock zeppeliniano sparando a zero sulla futilità (e sull’ipocrisia) della guerra, mentre “Islands Of Men” gioca coi singhiozzi a sei corde, richiamando il predecessore in discografia e qualcosina degli Squid.

Geese getting killed review credit Mark Sommerfield 1392x885
Photo Credits: Mark Sommerfield

Ma a parte le sferzate dirette di “Bow Down” e l’epica ascesa di “Long Island City Here I Come” – Black Country, New Road sotto acidi, con spade di cartapesta e un’insolita voglia di rivalsa – ciò che regna è questo mielato indie rock iper-contaminato, pizzicato alla base dal krautrock e dallo psych, ma tenuto in piedi dall’arteria art folk che si dirama direttamente dall’“Heavy Metal” solista: “Au Pays du Cocaine” mescola giochi di parole e finti stati di serenità, mentre pianoforte e chitarre cinguettano in background; lo stesso accade in “Cobra”, ma con un Dominic DiGesu che eccita le basslines come gli amanti delle lyrics.

L’amore ricorre – “Half Real” lo indaga, frugando, assieme alla sua sottile tensione simil-country, tra i suoi meccanismi – in un mondo che ci massaggia, che ci accudisce, che ci allontana dall’idea della morte uccidendoci lo stesso: il rock anthemico della title-track affresca il paradosso della vita odierna («I’m getting killed by a pretty good life»), mentre la cantilena di “Taxes”, al contrario, ci sbatte in faccia i fallimenti, le perdite, l’annientamento dell’uomo da parte del sistema.

Goliardico, sfrontato, fuori di zucca, ma mai così vicino alla realtà: “Getting Killed” è tanta, forse troppa roba, perchè i Geese, con la nonchalance dei grandi, smontano pezzo per pezzo il concetto di esistenza (e sussistenza) in questi anni sciagurati, pizzicando con classe gli enormi nervi scoperti di una società ai limiti del collasso mentale. Una rock opera silenziosa per anni bui, e una band di fuoriclasse assoluti a provarci a salvare.

Tracklist

01. Trinidad
02. Cobra
03. Husbands
04. Getting Killed
05. Islands Of Men
06. 100 Horses
07. Half Real
08. Au Pays du Cocaine
09. Bow Down
10. Taxes
11. Long Island City Here I Come