Tutti si lamentano del freddo che ci è piombato addosso nelle ultime due settimane: probabilmente, sono in pochi a ricordarsi che siamo alle porte dell’inverno e che, a dire il vero, le temperature invernali si ammorbidiscono anno dopo anno. Ci manca più solo un bel “Non ci sono più le mezze stagioni” ed avremmo una perfetta descrizione della crisi climatica in chiave boomer. Venendo a noi, ci sono poche cose che un appassionato di arte o di attività culturali può fare la sera dell’1 dicembre. Io e altre 2000 persone abbiamo optato per il Teatro Concordia di Venaria Reale (TO), dove però non si esibiva alcuna compagnia né comico.

La rimozione delle comode e avvolgenti poltrone ha reso l’ambiente forse meno suggestivo, ma la platea decisamente più comoda per un concerto rock – in senso lato, non aggreditemi true rockers. È vero, le protagoniste assolute della serata sono le tastiere, ma dove sta scritto che non si può pogare accompagnati da un synth? Più di un circle pit si aprirà durante la serata, accogliendo al loro interno pogatori non furiosi, bensì felici, “educati” qualcuno dirà.

Giulia Impache
Giulia Impache

È sempre bello vedere che un artista noto concede il palco a un emergente. Per le due date sabaude (sia ieri che oggi sold out, così come quasi tutto il tour) ci accoglie Giulia Impache, accompagnata da Jacopo Acquafresca (chitarra) e Andrea Marazzi (basso). Questo trio porta dal vivo l’album della ragazza, “IN:titolo”. Un sound complesso, sia a livello di influenze (minimalismo, world music, jazz sono le prime cose a cui ho pensato), sia a livello di resa (l’acustica qui non è abituata a certi suoni e trasforma tanti spunti in gigantesche ondate noise). In certi casi, questo tipo di aperture hanno letteralmente catapultato carriere (qualcuno si ricorda i FASK in apertura ai Ministri?), e sicuramente lei è una di quelli da tenere d’occhio all’interno di questo tour, così come Laguna Bollente e Asino. Chissà che qualcuno di loro non diventi il prossimo fenomeno Calcutta – lui era già conosciuto, ma è stato quel tour con Contessa nel 2016 a confermarlo.

Sono le 21:45, il ledwall dietro continua a proiettare una sorta di conto alla rovescia, le casse riproducono un’intro elettronica che sembra non finire mai. Il teatro è pieno. Il palco è allestito, batteria, qualche microfono, tante tastiere. Pian piano entrano tutti: Simone Ciarocchi (batteria), Francesco Bellani (tastiere), Marcello Newman (chitarra), Valerio Bulla (basso), lo storico collaboratore Andrea Suriani (tastiera), e infine i cani: Niccolò Contessa.

i cani
Niccolò Contessa (i cani)

Che la band suonasse da paura, era scontato. Che Contessa fosse migliorato a cantare dal vivo, potevamo aspettarcelo. Perciò, piuttosto che snocciolare la setlist di oltre 20 brani (spoiler: equilibrata, solo “Glamour” ne esce un po’ snobbato), parlare di come sia stato suonato questo o quel brano, è meglio soffermarci su un aspetto che, personalmente, forse da totale sprovveduto, non mi aspettavo.

Ho assistito a un evento generazionale, molto più significativo di quanto è stato il ritorno degli Afterhours o degli Offlaga Disco Pax; anzi, datemi del folle, ma credo davvero che nemmeno gli Oasis, in un ipotetico quanto probabile appuntamento a San Siro l’estate prossima, riceverebbero la stessa accoglienza che stasera il pubblico ha donato a Contessa e ai suoi turnisti. Il calore con cui la gente si esprimeva, in comunione con la musica, è stato sbalorditivo. Ho visto una ragazza mollare tutto e correre in mezzo alla folla pur di godersi appieno “Post Punk”; ho visto gruppetti di tre o quattro persone ballare tra di loro, come gli sfigati nei film; ho visto una platea di quasi duemila persone assecondare la richiesta di non filmare l’ultimissima “Lexotan”.

Un artista un tempo screditato da molti, ma così come capita a quasi tutti i pionieri: il progetto i cani raccolse il testimone di Baustelle e Offlaga – non a caso Enrico Fontanelli ha prodotto “Glamour” – e plasmò l’indie italiano. Oggi, forse proprio perché l’indie è morto ed è divenuto it-pop, abbiamo assistito al ritorno di un simbolo. Oggi abbiamo toccato con mano l’essenza di quelli che una volta venivano chiamati hipsters. Abbiamo visto i cani e gli ex-hipsters, ora trentenni.

Setlist

io
buco nero
colpo di tosse
Come Vera Nabokov
Hipsteria
Questo nostro grande amore
carbone
nella parte del mondo in cui sono nato
Nascosta in piena vista
Le coppie
Post Punk
Aurora
Sparire
Corso Trieste
felice
un’altra onda
f.c.f.t.
I pariolini di diciott’anni
Velleità
Calabi-Yau
Il posto più freddo
Una cosa stupida
Lexotan

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