Gli Evergrey sono un gruppo che riesce ad essere sempre molto profondo, sia nella musica, che nelle tematiche trattate. Mai scontati e mai banali. “Theories of Emptiness” è il loro nuovo lavoro, che rappresenta un’ulteriore evoluzione nella carriera della band svedese. Ne parliamo con il bassista della band Johan Niemann, che ha voluto non solo parlarci della recente release, ma anche affrontare una profonda riflessione sulla vita, sull’universo, e quel senso di vuoto che spesso ci accompagna, ed è la tematica principale del loro nuovo lavoro.

Ciao Johan, per prima cosa grazie di essere qui con noi di SpazioRock. Come stai? Oggi è il giorno di uscita del vostro album [l’intervista è stata fatta il 7 giugno, ndr]. È la prima volta che mi capita di  intervistare un artista proprio in questo particolare giorno.

Grazie per essere qui con te! Non so, ma credo sia qualcosa di nuovo anche per me! È molto bello.

Riguardo l’uscita del disco quali sono le tue sensazioni e le speranze a riguardo? Vivi sempre allo stesso modo le emozioni che precedono l’uscita di un vostro nuovo disco, oppure ogni volta è differente?

Sai, posso dire che per quest’ultimo album, sento qualcosa di diverso per me. Credo sia dovuto al fatto che sono stato maggiormente coinvolto in quest’album rispetto a quelli precedenti. Ho scritto più canzoni in questo disco e tutto ciò è molto emozionante per me. E a giudicare dalle reazioni su Facebook, sembra davvero incredibile. La gente è impazzita, e sembra stia apprezzando l’album davvero molto.

Hai già avuto modo di avere dei feedback in tal proposito?

Sì, ho letto qualcosa, ed era sul tipo: “Incredibile, è l’album dell’anno!” e la cosa è pazzesca! (ride, ndr). E sono davvero felice per questo!

Le tematiche dei vostri album sono sempre state qualcosa di molto importante, totalmente in simbiosi con il vostro sound. Di cosa parla “Theories of Emptiness”? Ti chiedo una sua analisi anche partendo dal titolo che trovo davvero affascinante.

Guarda, il vuoto è davvero un concetto davvero grande ed immenso. È difficile concentrarlo in una sola caratteristica, perché può essere davvero tante cose diverse. Può rappresentare cose diverse a seconda di ognuno di noi, a seconda anche del momento che stiamo attraversando nella nostra vita. Sai quando sei ad una certa età della tua vita puoi aver avuto alcune esperienze riguardo al vuoto, all’assenza, come aver perso un genitore, oppure un nonno. Puoi aver perso un animale. Sono esperienze dure, difficili, ognuna col suo percorso. Ma questa sensazione può cambiare in qualcosa di altro. Se permetti a te stesso di pensare a questo in un modo diverso. “Perché ora ti senti così vuoto?” Forse perché tenevi a quella persona, o a qualcosa in generale in maniera davvero profonda. E allora puoi vedere che non è necessariamente una cosa negativa. Puoi scegliere di guardare il tutto da una prospettiva differente. È un modo di vedere quel tipo di vuoto in un’altra maniera. Dal mio punto di vista preferisco un certo tipo di filosofia. Mi piace leggere molto materiale che mi permetta di espandere la mia comprensione sull’universo. Una delle teorie che è al di sopra di molte cose è che concentrandosi sulle più piccole particelle presenti nell’universo, esse sono fondamentalmente vuote. Questa è una teoria, che al centro di tutto ci sia il nulla, e le differenti parti del nulla  vanno a creare qualcosa. E trovo che sia una teoria molto appassionante, molto profonda. Qualcosa di strabiliante, è qualcosa che trovo davvero intrigante. E ancora che l’universo ha un buco, e per questo è principalmente vuoto. C’è un’ immensità di spazio dove il vuoto esiste. Ci sono pianeti, o sistemi solari sparsi qua e là, attorniati dal vuoto. L’enormità dell’universo alla fine ci appare sostanzialmente vuota, rapportato alla grandezza e all’immensità di tutto. E trovo questo estremamente affascinante.

Come ti senti riguardo a questo, pensando alla vastità del vuoto? Ti senti spaventato da questo, sopraffatto? O magari ti da una sensazione di pace o altro?

Beh per me rimane principalmente una sensazione di pace, di tranquillità. Dal mio punto di vista, mi fa capire quanto inutile possa essere tutto quanto. Cioè, forse non mi sono espresso al meglio, perché ciò che ho detto suona abbastanza orribile! (ride ndr). Probabilmente non volevo dirlo in quel modo. Vedi noi siamo milioni di persone che vivono su una roccia in qualche parte dell’universo, e vedi, non possiamo sapere se questo ha un significato, se questo ha davvero un senso. Sai, è il grande mistero, il senso di tutto questo quando ti metti seriamente a pensarci. Probabilmente non lo scopriremo mai. Probabilmente è questo il vero punto fisso. Chi lo può sapere? Eh mi rendo conto che è qualcosa di estremamente profondo, e scusami per questo! (ride ndr)

Il vostro sound è da sempre stato estremamente riconoscibile, ma allo stesso tempo si è evoluto album dopo album. Come ci siete riusciti? È qualcosa che rimane come un vostro obiettivo primario?

Si, beh io credo sia parte di chi siamo. Sai noi vogliamo continuare a produrre nuovo materiale, per trovare “colori” differenti con cui disegnare la nostra musica. Quando scrivi musica, e ricerchi magari riesci a trovare un nuovo sound o una nuova melodia che non hai mai usato prima e che ti da allo stesso modo ispirazione per scrivere in maniera differente, e questo è fantastico. Lo stesso permette ad un album di suonare in maniera diversa di volta in volta. Aver lavorato con Jacob Hansen, il fantastico produttore ed ingegnere del suono danese, anche per i precedenti 4/5 album è stato grandioso, ma abbiamo pensato che era necessario provare a fare qualcosa di differente. Per cui abbiamo cambiato l’ingegnere del mix e allo stesso modo abbiamo cambiato per quanto riguarda la cover art dell’album. È molto diversa. Il metodo di registrazione è stato diverso. Abbiamo cambiato diverse cose e probabilmente non è una scelta diversa solo per essere diversa, fine a se stessa. Non ci siamo seduti a tavolino per fare volutamente qualcosa di diverso, ma è stata una naturale progressione, con una volontà di guardare avanti e questo è decisamente importante. E non è importante se i tuoi passi sono sottili, o corti, o talvolta molto lunghi. Non è questo che conta. Per quanto riusciamo, anche poco a volte ad andare avanti, sai di certo che non stai regredendo.

Dopo l’intero ascolto dell’album mi è rimasta l’idea che gli Evergrey continuino ad avere tantissima ispirazione, e ancora tantissime idee da mettere in pratica. In questo nuovo album c’è una grande varietà di sound, da brani molto più heavy come “Misfortune” sino a momenti più melodici o progressive come in “Ghost of My Hero”. Credo non sia mai facile bilanciare le parti più heavy, e quelle più melodiche. Penso che voi rimaniate uno dei gruppi assolutamente migliori in questo. E allo stesso modo quando ascolti una canzone degli Evergrey sai riconoscere sin da subito il vostro marchio, il vostro sound.

Oh grazie, grazie davvero! Sì, ovviamente una buona parte del sound degli Evergrey è rappresentato dalla voce di Tom. È davvero una grande parte di esso. Poi ognuno di noi ha il proprio sound. Tom ha uno specifico sound di chitarra, e fa certe cose quando suona gli assoli che solo lui fa in quel modo. La stessa cosa per Henrik che ha il suo modo di suonare la chitarra. E il tutto va a suonare complessivamente come il nostro sound, come il sound degli Evergrey. E sai, aver suonato per tanti anni insieme, ha rafforzato ancora di più questo concetto. Se suoniamo insieme, suoniamo come “noi”. È questo è davvero fantastico.  E sinceramente non ci avevo mai pensato sino ad ora, per cui grazie! (ride ndr)

EvergreyBand

Mi ha molto incuriosito una delle vostre foto di promozione dell’album, in cui siete nudi, in un’atmosfera buia, con le stelle sullo sfondo e gli occhi chiusi [foto di copertina, ndr]. Cosa vuole significare?

È figo! Questo soprattutto! (ride ndr) Abbiamo avuto questa idea, non mi ricorda da chi è partita, forse da Jonas, di avere noi  come ricoperti da fango. Perché in realtà siamo ricoperti di fango. Un fango che si può fondere con te, formato semplicemente con acqua e polvere. E poi tutto sul tuo corpo, sui capelli, in una situazione molto sgradevole complessivamente. L’idea ci sembrava molto “cool” e non l’avevamo mai fatto prima. Ci sembrava qualcosa di diverso e ci è piaciuto. Anche se poi è stato molto complicato ripulirsi! (ride ndr)

Vorrei soffermarmi sul brano bellissimo “Cold Dreams” dove ci sono due special guest d’eccezione. Jonas Renkse dei Katatonia e la figlia di Tom, Salina. Come è nata questa scelta e questa collaborazione così particolare con entrambi?

Tom e Jonas si sono incontrati lo scorso anno all’evento live di Arjen Lucassen a Tilburg, un evento live che fa quasi ogni anno e dove raccoglie molti artisti come special guest. L’ha incontrato l’anno scorso per la prima volta, non si erano mai incontrati prima. Sono diventati amici, hanno parlato molto di musica e di tutto. Si sono ripromessi di fare qualcosa insieme un giorno. Con “Cold Dreams” Tom ha pensato di avere una collaborazione proprio con Jonas, andando a dividersi le parti della canzone, sia per i versi che per il ritornello. È riuscita molto bene ma volevamo qualcosa di ancora più grandioso per i cori. Salina era molto comoda per noi, era disponibile e quindi anche lei si è unita alla canzone portando il suo ottimo contributo. È molto bello avere altre voci all’interno di una canzone, che si mixano perfettamente con Tom e allo stesso tempo lo fanno risaltare. E questa cosa particolare succede solamente quando coinvolgi altri artisti, non può capitare quando fai le cose per conto tuo, solo con la band. Coinvolgendo altre voci spesso capita qualcosa di unico.

È molto recente la notizia dell’abbandono di Jonas (Jonas Ekdahl, il batterista ndr) dalla band. Come avete vissuto la cosa? Mi sembra che sia comunque stato un addio amichevole, lasciandovi in buoni rapporti. Eravate preparati ad una scelta simile?

Oh no assolutamente non eravamo preparati! Mi ha chiamato un giorno dicendo: “Sai sto pensando a questo da molto tempo, e non voglio più fare questo, mai più. Voglio smettere”. “Cosa!?? Cosa?? Oddio perché??” E lui mi ha detto che non voleva più suonare la batteria e soprattutto non andare più in tour. Non voleva rimanere via, andare sempre verso qualcosa. E gli ho detto che capivo ciò che voleva dirmi. Gli ho detto che volevo che fosse felice. Che tutti noi volevamo che fosse felice. Se è felice nel rimanere a casa, è quello che doveva fare. Quindi non ci sono state brutte sensazioni o screzi assolutamente, non c’è stato cattivo sangue o cose del genere. Rimaniamo super amici. Entrambi vogliamo che ognuno di noi sia il più felice possibile. E la sua felicità è stata quella di rimanere a casa, e quindi è quello che ha deciso. E abbiamo trovato un nuovo batterista qui vicino a noi, Simens Sandnes, un ragazzo norvegese. Un incredibile batterista! Davvero incredibile. Ha tantissima potenza e tanta energia. Da un certo punto di vista ne avevamo bisogno, sai è come una boccata di aria fresca. Come avere nuovo sangue. Sai quando hai una persona nuova nel gruppo, e si fanno cose insieme per la prima volta, non è mai semplice. Ma c’è stata subito moltissima sintonia, eravamo tutti molto tranquilli. E vedevamo la sua reazione nei suoi occhi, la carica, la felicità e l’eccitazione.

Alla base della scelta di Jonas, dalle sue dichiarazioni, c’è una stanchezza riguardo alla vita in tour, e “on the road”, che sicuramente per certi versi è avvincente, ma per altri è sicuramente logorante e presenta molte controindicazioni. Come stare per molto tempo lontani da casa e dalla propria famiglia. Come la vivi tu? Ti è capitato di avere anche tu dei momenti di stanchezza o addirittura di crisi? Anche perché veniamo da un recente stop forzato dei tour dovuti al covid e questo ha sicuramente un po’ modificato le abitudini dei musicisti.

Sì, lo stop dei due anni mi ha fatto, e ha fatto riconsiderare a tutti noi le priorità. Ripensare a dove siamo, a quello che vogliamo fare. Per me, il mio desiderio più grande era di uscire fuori a suonare. Andare in tour. Ho realizzato quanto mi mancava. Normalmente pensavi che ogni volta ci sarebbe stato un  nuovo tour, nuove possibilità di suonare. Ma in quel periodo c’era anche un pensiero che non potesse esserci più quella possibilità. Magari quello che facevi sarebbe stato l’ultimo tour. Se fossi morto domani, quello sarebbe stato il mio ultimo show! Ops! (ride ndr) Quindi per me è stato cristallizzare quello che davvero avevo il desiderio di fare. Per lui è stato differente. Differenti interessi, differenti tipi di musica da scrivere e da produrre. E quello era ciò che aveva bisogno di fare. Perchè sai, comunque non è una vita facile. Stare in tour, lontano dalla tua famiglia. Sei in una città diversa ogni giorno. Ti manca quel senso di appartenenza, di fermarti stabilmente. È un modo di vivere molto “fluttuante”, e se non ti piace, se non ti diverti in questo, diventa davvero difficile. Ma ci vogliamo tutti molto bene, siamo molto amici, ci divertiamo in tour e questo aiuta davvero molto.

In tour ti capita di pensare o avere sensazioni riguardo al vuoto? Perché voi avete molti momenti “morti” durante la giornata in cui suonate. Quando arrivate alla venue magari sistemate le vostre cose ma poi dovete aspettare. Se magari siete headliner e siete gli ultimi a suonare, dovete aspettare. Le band in questo contesto hanno molti tempi “vuoti”. Come vivi questa situazione? Credo che non sia comunque facile. Sai, avendo un day-off magari potete uscire, visitare una città o posti particolari. Ma il giorno del concerto dovete rimanere lì.

Sì esattamente. Se non sai come “non fare niente”, diventa davvero difficile e rischi di impazzire. Dover passare il tempo ad aspettare qualcosa. Questo è uno dei motivi per cui ho smesso di bere. Io non bevo più. Perché ero arrivato ad un punto in cui ero ubriaco perché ero annoiato. C’erano situazioni in cui dovevano passare cinque ore prima di fare qualcosa, e allora pensavi a cosa fare. E magari pensavi a bere una birra, poi un’altra, e poi un’altra ancora. Prima o poi ovviamente arrivi a bere troppo. E fare questo tutti i giorni per 6/7 settimane, non è certamente positivo! E questa è la ragione per cui ho smesso, e mi sento davvero meglio. Ho trovato come riempire in maniera migliore quel tempo di attesa. È qualcosa che cambia anche proprio la tua prospettiva di vita. Avere un cambio di mindset è estremamente importante. Cercare di capire se questa sensazione di noia ti fa stare male, e dove. Magari nello stomaco, nella testa. Trovare il modo di analizzarla per poterla poi riuscire ad affrontarla meglio. Questo ovviamente è il mio punto di vista.

Da Italiano rimango sempre molto affascinato dai paesi scandinavi, e dal fatto che abbiano una cultura così profonda in ambito della musica metal, e allo stesso tempo inevitabilmente spesso abbiano comunque una sorta di idea malinconica, legata forse a come si vive, alla bellezza della natura ma anche a volte alla solitudine che essa causa dentro l’animo. Riesci a dare un’interpretazione riguardo a questi sentimenti così potenti che la tua terra riesce a esprimere?

Non so darmi una reale spiegazione da dove venga questa parte malinconica. È presente nella nostra musica folk tradizionale. In essa ci sono certamente anche ritmi vivaci ed allegri, ma spesso ci sono queste melodie più lente e più cupe. Non so da dove provenga tutto questo, e sono cose che si ritrovano anche per la Finlandia e la Norvegia. Non è una cosa solo tipicamente svedese ma riguarda un po ‘ tutte quelle terre del Nord. Magari è dovuto al fatto che per metà dell’anno viviamo nell’oscurità, tra freddo e neve. Può essere sia per questo ma non ci possiamo fare molto. Puoi giocare ad hockey su ghiaccio, puoi sciare, oppure stare in casa a scrivere musica triste! (ride ndr). Perchè non puoi fare nient’altro!

È naturale per te mettere queste sensazioni nella vostra musica? Magari c’è chi lo fa in maniera diversa, dal black metal al death melodico.

Si, assolutamente! Qui abbiamo il black metal, il sound più gothic, poi grandi band come Sentenced, Amorphis che hanno sempre fatto un certo tipo di musica. È qualcosa di particolare che abbiamo in noi ed è differente da tutto il resto.

Vi aspetta un’estate molto intensa dal punto di vista dei live, a brevissimo partirà il tour in America Latina, dove il pubblico credo vi ami molto e sia assolutamente molto caloroso. Poi festival estivi e un tour in scandinavia in Settembre. Quali sono le vostre sensazioni? Siete pronti ed emozionati?

Si, saremo a breve in Messico e speriamo che il pubblico sia caloroso. Lo scopriremo! Poi alcuni festival in Agosto. A Settembre avremo appunto un tour in scandinavia e poi tra Novembre e Dicembre il tour europeo. Sono molto felice di affrontare questo nuovo tour e non vedo l’ora di poter suonare le canzoni nuove. Sono solo un po’ preoccupato perché è un tour davvero lungo. È esattamente quello di cui abbiamo parlato prima. È difficile stare lontani dalla famiglia, soprattutto se si hanno dei figli. È dura, ma andrà come andrà. Ho sempre avuto il desiderio di suonare, è la vita che sognavo da quando ho 7 anni, ed ora la sto vivendo, quindi non può esserci alcun reclamo! Sono felice, almeno per questa parte! (ride ndr). Poi ormai ci sono skype, facetime e altri mille modi per mantenere i contatti quando si è via, e questo davvero aiuta tantissimo. Quindi, una lunga risposta alla tua domanda è: “Si, siamo molto emozionati!” (ride ndr). Sarà divertente!

Prima di salutarti volevo ringraziarti per essere stato con noi di SpazioRock. È stato un piacere! Riusciremo a rivedervi presto in Italia? Vuoi mandare un messaggio ai vostri fan italiani? 

Da quello che mi ricordo, nella prima parte del tour europeo non passeremo per l’Italia. Mi dispiace molto di questo, e ci mancate. Ma molto probabilmente torneremo presto, e se vi va venite a vederci in qualche altro posto! Se lo fate di sicuro noi faremo il massimo per regalarvi uno show indimenticabile! E grazie mille per essere stato qui con te e SpazioRock. A presto!

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