Quando tutto (o quasi tutto) il music business sembrava essersi dimenticato dell’heavy metal, ecco spuntare fuori i Lex Legion. Andy LaRoque, Pete Blakk, Hal Patino e Mikkey Dee: semplicemente scorrendo questi nomi, non possiamo non ricordarci di essere in presenza di quasi tutta la line up dei tempi d’oro di King Diamond. Se a quanto finora elencato ci aggiungiamo Nils K. Rue, cantante dei Pagan’s Mind, ed un paio di singoli ben assestati (che condivideremo nell’articolo), è quasi superfluo sottolineare quanto la voglia di saperne di più fosse diventata preponderante. Siamo riusciti ad intercettare Andy LaRoque, uno dei compositori principali dell’omonimo debut album, nonché uno dei chitarristi più influenti degli anni ’80. Inutile dire che l’occasione ci ha consentito sia di scavare un po’ più a fondo nel suo nuovo progetto, sia di ripercorrere la sua lunga carriera, fatta di grandi album, collaborazioni con nomi enormi del metal e, ovviamente, di qualche ricordo agrodolce.
Iniziamo subito parlando di “Lex Legion”, l’album di debutto del vostro progetto. Ci viene presentato come un disco dalle sonorità 80s, influenzato dal background che ciascuno dei suoi membri ha sviluppato nel corso della propria carriera. La prima cosa che mi viene da chiederti è: che cosa vi ha spinto a realizzare un progetto di questo genere?
Non sono stato io a iniziare effettivamente questo progetto. Il seme di tutto questo risale al 2008, quando io e Pete Blakk, l’altro chitarrista, scrivemmo alcuni riff e canzoni insieme nel mio studio, i Sonic Train Studios. All’epoca non successe nulla, tranne per una canzone che è finita nell’album: il brano strumentale, l’ultimo (si tratta di Far Away ndr), è stato scritto nel 2008. Da quel momento, sono passati molti anni senza che il progetto progredisse, ma rimanemmo in contatto. Poi è arrivata la pandemia, Pete aveva dei riff che fece ascoltare a Mikkey Dee, e Mikkey li ha ritenuti fantastici! Mikkey mi ha chiamato e hanno chiamato anche Hal (Patino ndr). Eravamo entrambi interessati a unirci al progetto, ovviamente. Questo succedeva tra il 2020 ed il 2021. Abbiamo iniziato a scrivere riff, musica, mettendo insieme le idee, cercando di trovare una direzione per lo stile musicale perché volevamo che fosse unico. Non volevamo che fosse una continuazione o una copia di quanto fatto prima. Doveva essere una cosa nuova e fresca, anche se abbiamo le nostre radici negli anni ’80, naturalmente; puoi ancora sentire il DNA della scuola anni ’80 nel nostro sangue. È il modo in cui scriviamo musica e in cui suoniamo. Dopo aver messo insieme alcune canzoni, circa un anno dopo, abbiamo detto che ci serviva un cantante. Avevamo molti nomi in mente, dagli USA, dal Regno Unito… ne abbiamo parlato a lungo e poi mi è venuto in mente un ragazzo con cui avevo lavorato nel 2009. L’ho detto a MiKkey: “c’è un ragazzo con una grande voce, che suona in una band chiamata Pagan’s Mind”. Ho mandato a Mikkey e Pete dei link della band e Mikkey ha detto: “Wow, questo ragazzo è fantastico. Dobbiamo averlo nella band!”. Questo accadeva all’inizio del 2023. Così ho chiamato Nils e gli ho chiesto di unirsi e lui ha detto “Certamente!”. Io e Nils avevamo un progetto nel 2009 e ricordo che all’epoca mi disse: “Se tu, Pete, Mikkey ed Hal tornerete mai insieme per fare musica, per favore chiamatemi, perché sarei super interessato!”. Ora ha avuto la possibilità di farlo e siamo super felici di Nils. È una gran persona, ha il range vocale che cercavamo e funziona perfettamente per questa band.
Ascoltando il disco, si percepisce chiaramente la voglia di trasmettere il sound degli anni ’80: delle melodie portanti, armonizzazioni, ritmiche catchy e cangianti e, ovviamente, delle linee vocali squillanti. Quali sono state le linee portanti della composizione di “Lex Legion”?
Lo scopo principale è stato di essere un po’ meno progressive rispetto a quanto facevamo nei primi tempi ed avere un buon flusso dall’inizio alla fine di ogni canzone. Buone melodie, meno complesse e forse un po’ più accessibili per l’ascoltatore. Una buona progressione ed un buon ritmo, poi, sono sempre elementi positivi. In generale, questo è il modo in cui scriviamo musica, ma volevamo mantenerlo più semplificato, facile e groovy come alcune delle vecchie cose che abbiamo fatto.
Quando si parla delle vostre carriere, è praticamente impossibile non notare il fatto che quasi tutte trovino un punto di incontro in King Diamond. Quanta influenza ha avuto la militanza nei King Diamond nella stesura del vostro nuovo album?
Abbiamo cercato, come ho detto prima, di non creare una “continuazione” di ciò che facevamo prima, ma il modo in cui scrivo musica – e come scrive ognuno nella band – è ovviamente influenzato dagli anni ’80. È così che scriviamo e suoniamo da sempre. Questo è il nostro stile, ma cerchiamo di non essere una copia o una “band clone”, il che credo sia molto importante. Quindi non direi che siamo influenzati da qualcosa fatto in precedenza; questo ci viene naturale. È il nostro modo di fare le cose e cerchiamo davvero di renderlo unico e speciale. Tutta la musica per i Lex Legion, per esempio, è scritta appositamente per questa band e nient’altro; non abbiamo usato vecchie canzoni destinate ad altri progetti: è tutto scritto appositamente per i Lex Legion.
Volendo fare un paragone con King Diamond, lo stile dei Lex Legion ha una composizione più “asciutta”, senza tastiere ed orchestrazioni. Questo rafforza il ruolo delle chitarre, che forgiano le melodie su cui si reggono i brani e, insieme alla batteria, scandiscono la ritmica. L’impressione che ho avuto, da ascoltatore, è quella di brani scritti di istinto, capaci di sfoderare una forza notevole ed in cui si percepisce quella voglia di “spaccare il mondo” tipica di ogni album di debutto. Quale è stato il contributo di ciascun componente del gruppo?
Solitamente io e Pete ci incontriamo in studio e ci scambiamo idee. A volte lui ha quasi un’intera canzone, a volte succede a me, oppure solo una parte, e ci aiutiamo a vicenda. Se lui ha un riff iniziale, io magari ho il secondo; mettiamo tutto insieme finché non abbiamo una canzone intera. Una volta che abbiamo la struttura di base, facciamo venire Mikkey in studio per aiutarci con gli arrangiamenti, perché ha grandi idee in merito: può aggiungere o togliere cose che non convincono. Una volta completata la struttura, la mandiamo a Nils e Hal, che hanno praticamente carta bianca su testi e melodie. Se c’è qualcosa che non piace loro, ce lo dicono e cambiamo, e viceversa. Tutti sono davvero coinvolti nel processo di scrittura, anche se viviamo in posti diversi. Solitamente ci incontriamo nel mio studio io, Mikkey e Pete perché viviamo più vicini. Hal e Nils vivono in Norvegia, a sei ore di distanza, ma hanno i loro ottimi setup per registrare a casa, quindi non è un problema. È positivo che tutti siano coinvolti nel processo.
Tu, Hal Patino, Mikkey Dee e Pete Blakk siete praticamente i 4/5 della line up che ha inciso “Them”, “Conspiracy” e “The Eye”. Che sensazioni avete provato nel ritrovarvi insieme dopo tutti questi anni?
Oh, è stata una bella sensazione. Siamo rimasti in contatto per tutti questi anni; ci sono stati momenti in cui non ci siamo parlati o visti, ma è stato così naturale quando ci siamo ritrovati in studio! Eravamo quattro ragazzi che volevano solo divertirsi. Come diceva Mickey in un’intervista precedente: deve essere divertente, altrimenti dovresti fare altro. Il divertimento è la chiave di tutto. Penso che la chimica tra me e Pete sia stata ottima fin dall’inizio. Non dobbiamo nemmeno parlarci: ci sediamo lì, ci scambiamo idee, registriamo riff ed è tutto fantastico.
Soffermiamoci un attimo su Nils K. Rue. Molti fan sono rimasti decisamente a bocca aperta ascoltando la sua performance in “Sleep Eternally”: acuta, tagliente e, soprattutto, convincente. Siccome nei suoi dischi nei Pagan’s Mind non aveva sempre adottato un registro vocale così alto, molti sono rimasti sorpresi nel vederlo come cantante in un progetto dal gusto così ’80s eppure, ora che lo abbiamo ascoltato, non avremmo potuto immaginare una scelta migliore di questa. Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: cosa vi ha spinto ad affidare a Nils le linee vocali dei Lex Legion?
Sapevo che Nils era un fan dell’heavy metal anni ’80 e anche di quello che facevamo noi in passato. Mi era rimasto impresso quello che mi disse nel 2009, di cui abbiamo parlato poco fa; sapevo cosa era in grado di fare, avendo lavorato con lui in precedenza, e pensavo sarebbe stato perfetto. Gli abbiamo detto di seguire il suo stile, di non copiare Rob Halford o Geoff Tate: volevamo Nils sull’album perché volevamo essere il più originali possibile. Nils ha dimostrato il suo valore con la demo di “I Am the Resurrected”, una delle prime canzoni che ha eseguito. Abbiamo pensato fosse incredibile. Si adatta perfettamente a lui e siamo molto felici di averlo nella band.
Parliamo di te. Hai iniziato il tuo percorso da chitarrista negli anni ’80, un’epoca segnata dai guitar heroes. Tu hai sempre seguito una strada diversa, fatta sì da virtuosismi, ma sempre al servizio della composizione, sviluppando uno stile che, a distanza di quasi 40 anni, rimane unico. Quali sono state le tue principali fonti di ispirazione e le tappe che hanno contrassegnato la tua crescita come chitarrista e come compositore?
All’inizio, tra fine anni ’70 e primi anni ’80, ero concentrato sulla scrittura di riff e sul voler essere prima di tutto un buon chitarrista ritmico. Quello che ha davvero cambiato la mia mentalità è stato ascoltare Randy Rhoads per la prima volta nel primo album di Ozzy Osbourne. Prima c’erano stati Richie Blackmore e Michael Schenker, che è una delle mie influenze principali. Ma quando ho sentito Randy Rhoads, il suo stile neoclassico mi ha fatto dire: “Ecco, è questo quello che stavo cercando!”. Da quel momento in poi ho iniziato a suonare la chitarra solista, ma credo ancora che sia fondamentale essere un buon chitarrista ritmico prima di tutto. Negli anni ’80 molti cercavano di copiare Yngwie Malmsteen ma non sapevano nemmeno andare a tempo con il batterista. Randy Rhoads è stata la mia pietra miliare per l’apprendimento della chitarra solista. Poi ho ascoltato Schenker, Steve Vai, Brad Gillis e Jake E. Lee. Il mio stile è un mix influenzato da tutti loro.
Nel corso della tua carriera, ti sei spesso confrontato con personalità musicali di grosso calibro, tra cui possiamo annoverare King Diamond e Chuck Schuldiner. Come ci si rapporta ad artisti di questo genere? Le due esperienze, nei King Diamond e nei Death, hanno qualche tratto in comune?
Si tratta di persone che sanno cosa vogliono. Sono molto determinate; ho lavorato anche con Tony Martin dei Black Sabbath, è stato nel mio studio e anche lui è molto determinato. Penso che dopo molti anni di esperienza sia una cosa che sviluppi, quella determinazione: vuoi che la musica suoni in un certo modo. Lo rispetto totalmente e sto diventando così anche io. Soprattutto quando la gente mi chiede di fare un assolo per un loro album, ho bisogno di ascoltare prima le parti per vedere se si adattano al mio modo di suonare. Se una parte è troppo progressive o difficile, preferisco starne lontano e scegliere qualcosa che mi venga più naturale, come accordi semplici con un buon flusso.
Insieme a Ralph Santolla, Alex Skolnick e pochissimi altri, tu sei uno dei pochi musicisti ad esserti cimentato in generi completamente diversi tra loro: dall’heavy metal al death metal. Che importanza ha avuto tutto questo nel tuo percorso da musicista?
In realtà io non scrivo quel tipo di musica. Parlando di death metal, non lo scrivo perché sono più un “tipo da anni ’80”, ma mi piace comunque l’heavy metal: mi piace produrlo, lavorarci in studio e registrarlo. Suono death metal, black metal e ogni tipo di stile: non è quello che compongo, ma trovo molto interessante lavorarci. E quando le persone mi chiedono di inserire degli assoli in quei generi, penso sia fantastico perché è qualcosa che non scriverei io stesso. Ho fatto tantissimi assoli per band death e black metal, e penso sia davvero forte farlo, insieme al metal melodico. È importante provare stili diversi; ad esempio, i Death erano molto diversi da ciò che facevamo con King Diamond; in entrambi i casi c’erano degli elementi progressive, ma in contesti completamente diversi. È stata una grande esperienza andare in Florida e registrare gli assoli di Individual Thought Patterns. È stato assolutamente incredibile e Chuck era veramente una grande persona.
Un altro elemento caratteristico sono state le tue collaborazione con gruppi appartenenti a generi come il progressive, il power ed il black metal. Che cosa pensi ti accomuni a band di generi così diversi tra loro? Che cosa provi nell’aver ricevuto la stima e la considerazione da parte di musicisti così diversi da te?
Penso sia fantastico e se alla gente piace quello che faccio è assolutamente incredibile. Impari molto provando stili diversi. In realtà il mio stile non è così differente; forse è un po’ più melodico, ma penso di poter suonare un assolo su quasi tutto: rock, death metal, power o black metal. Credo che una volta che le persone sentono il mio stile, vedano che può facilmente far parte di ciò che scrivono. Sono solo molto grato che mi rispettino per il chitarrista che sono.
Una delle tue collaborazioni più note è stata con gli At The Gates, con il tuo assolo su “Cold”, uno dei pezzi più celebri di tutto lo swedish death metal. Cosa ricordi di quell’esperienza?
Credo fosse il 1994. Ricevetti una chiamata dal produttore dello studio dove stavano registrando e mi chiese se volessi registrare un assolo per questa band, gli At the Gates, e gli dissi di sì. Andai in studio; credo di aver avuto una cassetta, all’epoca si faceva così, con la parte su cui dovevo suonare. Ci ho suonato sopra un po’ di volte a casa e qualche giorno dopo sono andato in studio. Ho detto ai ragazzi che preferivo registrare da solo; il produttore poteva restare, ovviamente, ma volevo concentrarmi totalmente sull’assolo. Quindi ho chiesto loro di andare a prendersi un caffè fuori mentre io mi concentravo. È così che mi piace registrare gli assoli in generale. All’epoca impiegai circa mezz’ora per registrare una versione che mi soddisfacesse, poi ho fatto rientrare i ragazzi, hanno ascoltato ciò che ho fatto e gli è piaciuto. È passato molto tempo, ma la gente ne parla ancora moltissimo. È una delle cose che salta fuori continuamente: l’assolo di “Cold” e quello di Individual Thought Patterns. Sono davvero felice di questo e anzi, credo che tornerò ad ascoltare per intero Individual Thought Patterns, l’intero album, molto presto perché è passato molto tempo dall’ultima volta.
Che ricordo hai degli At the Gates e di Tomas Lindberg?
Gli At the Gates Sono stati nel mio studio a registrare non l’ultimo, ma il penultimo album (The Nightmare of Being ndr), nel 2021. Abbiamo passato molto tempo in studio a farlo. Sono ottimi ragazzi e Tomas (Lindberg) è stato ed è un grande uomo, sotto ogni aspetto. È stato fantastico, ed è triste pensare che non ci sia più.
Nell’arco di tutti questi anni, la musica metal è cambiata tantissimo, arrivando a contaminazioni che appena qualche anno fa sembravano impossibili. Quale credi sia l’importanza dell’heavy metal degli anni ’80 nel 2026? Quali sono, secondo te, i suoi tratti distintivi e quale credi che possa essere il suo contributo nel metal odierno?
Prima di tutto, penso che molta musica degli anni ’80 sia ancora molto, molto forte. Guarda cosa abbiamo fatto con i Lex Legion e cosa facciamo con i King Diamond. Penso che una delle cose più significative di quell’era sia cercare di mantenere la melodia. I riff rocciosi con una grande melodia vivranno per sempre perché per me quella è la musica. Mi piace il death, il power e il black metal, ma lì c’è forse più energia che melodia. Quello che senti oggi ha origine negli anni ’80, da Ozzy, dai Black Sabbath, e persino negli anni ’70. L’heavy metal vivrà a lungo, sicuramente.
Per concludere, quali sono i progetti futuri tuoi e dei Lex Legion?
Per quanto riguarda i Lex Legion, abbiamo già alcune idee per un secondo album. Mikkey sarà molto impegnato con gli Scorpions quest’anno, e spero che potremo continuare con le registrazioni di King Diamond. Per i Lex Legion quest’anno ci saranno principalmente interviste e promozione ma, quando i tempi saranno maturi, ci vedrete sicuramente dal vivo.





