Tanta carne al fuoco per questo nuovo appuntamento con le tenebre.

Bong-Ra – Black Noise (Debemur Morti Productions)
L’olandese Jason Köhnen non rappresenta soltanto il fondatore dei Celestial Season, ma anche il protagonista di una serie di progetti sperimentali di grande interesse, compresa la longeva entità Bong-Ra, creatura breakcore trasformatasi, negli ultimi due album, in una sorta di monolite drone/doom à la Sunn O))). Il nuovo “Black Noise” prende il nome dall’opposto concettuale del rumore bianco, ovvero una stridente disparità e anomalia nel tono, nell’altezza e nella frequenza delle onde sonore udibili piuttosto che una distribuzione equa delle medesime. E la musica non sembra così inaccessibile come suggerirebbe il titolo, visto che si dirige verso un industrial metal dalle sfumature blackened pregno di disagio e decadenza. Benché la sensibilità dell’estremo possa rinvenirsi nella densa poliritmia e tra i pesanti assalti di chitarra e voce, i pezzi mantengono una forte parvenza di groove, con i riff distorti da un’elettronica che impedisce loro di fungere da arieti brutal tout court. Dei Perturbator più cupi e veloci fusi alla vena di follia dei Dødheimsgard e connessi alla tradizione di Godflesh e Scorn: la one man band di Utrecht è indubbiamente la vostra perfetta cup of tea.
Tracce consigliate: “Dystopic”, “Death #2”, “Parasites”

Chaos Inception – Vengeance Evangel (Lavadome Productions)
Si può sostenere con sicurezza che negli ultimi anni nessuna etichetta mondiale ha regalato alle masse più death metal di alta qualità della Lavadome Productions, label di stanza in Repubblica Ceca. Una prodigalità oggi confermata dal patrocinio del terzo lavoro dei Chaos Inception, band dell’Alabama certo non altrettanto generosa in termini di pubblicazioni, visto che gli statunitensi sono attivi ormai dal 2008. Questo nuovo “Vengeance Evangel”, successore degli ottimi “Collision With Oblivion” (2009) e “The Abrogation” (2012), presenta un death metal che si colloca all’incrocio ideale tra eleganza e cattive intenzioni, mistura originale di primi Hate Eternal e Morbid Angel dell’era Tucker, a cui bisogna aggiungere un po’di Nile nelle melodie, l’implacabilità degli Azarath e la furia barbara dei Krisiun. Il bello risiede nel fatto che il tutto viene impacchettato in una produzione selvatica che ci si aspetterebbe magari dagli Autopsy, con una batteria genuina, delle chitarre malmesse e il basso rombante come il suono del Rickenbacker di Lemmy. Insomma, a suo modo un platter unico, atteso con ansia dagli oltranzisti del metallo della morte e che non delude per nulla, ostentando un gruppo in forma eccezionale. Davvero bravi!
Tracce consigliate: “Artillery Of Humwawa”, “10,00 Dead By Pincer”, “Ultima Exitium”

Necrovision – The Gouging Progress (Murder City Records)
Per chi abbia una conoscenza superficiale della geografia nordamericana, Laredo è una piccola città del Texas al confine con il Messico, tutt’altro che celebre in materia di metallo estremo e di musica in generale. Proprio da questo luogo provengono i Necrovision, quintetto artefice dell’EP d’esordio “Eyebomination” (2022) e di “The Mire Of Absolute Repulsion” (2023), split con Plasmodulated, Festergore ed Ectospire, e oggi pronto a pubblicare il secondo mini “The Gouging Progress”. Diffuso dalla Murder City Records, giovane etichetta del Missouri, e istoriato dall’ingenuo e infernale artwork di Victor Escalante, il lavoro presenta una produzione naturale, ma dalla grana sonora decisamente massiccia, con una batteria maestosa a dettar legge, chitarre spesse e abrasive che arrivano a solleticare il retro dei timpani e un basso dinamico e rotondo come non mai. Dal punto di vista stilistico, gli statunitensi ci regalano un death dalle sfumature brutal e goregrind muscolare, di carattere e con un certo piglio groovy, per un quarto d’ora di mattanza meno troglodita di quello che in apparenza potrebbe sembrare. Il futuro si prospetta radioso per questo sbarazzino ensemble di frontiera.
Tracce consigliate: “Castration Of Divinity”, “Gouging Progress”

Retromorphosis – Psalmus Mortis (Season Of Mist)
Quando gli Spawn Of Possession chiusero, nel 2017, i battenti di un’illustre carriera, decretarono la fine di uno dei migliori gruppi di technical death metal mai apparsi sul pianeta Terra. Ora, emersi dai medesimi territori nordici in cui fruttificarono nel 1997 prima di autoseppellirsi, gli svedesi tornano con il moniker Retromorphosis e un nuovo album, “Psalmus Mortis”, attraverso il quale il quintetto cerca di rinverdire i fasti del trio degli storici lavori “Cabinet”, “Noctambulant” e “Incurso”, pubblicati tra il 2003 e il 2012. La formazione è per quattro quinti la stessa dell’ultimo lavoro in studio, ovvero il singer Dennis Röndum, i chitarristi Jonas Bryssling e Christian Münzner e il bassista Erlend Caspersen, a cui, per l’occasione, si aggiunge il drummer KC Howard, un tempo nei Decrepit Birth e oggi batterista degli Odious Mortem. Una formazione coi fiocchi, capace di costruire un LP che, pur proponendo una scrittura figlia del vecchio percorso sonoro, vede un impiego più regolare di tastiere e sintetizzatori, strategia che aggiunge un tocco di eloquenza epica e sinistra a composizioni ricercate e visionarie. Un bignami di altissima qualità che si getta anima e corpo nel futuro senza dimenticare la leggenda: ovazione!
Tracce consigliate: “Vanished”, “The Tree”, “Machine”

Sepulchral Curse – Crimson Moon Evocations (Dark Descent Records)
Dopo un paio di dischi piuttosto buoni, ovvero “Only Ashes Remain” (2020) e “Abhorrent Dimensions” (2023), i finlandesi Sepulchral Curse debuttano su Dark Descent Recors con “Crimson Moon Evocations”, dimostrando, ancora una volta, quanto spazio possa avere nel mondo estremo una musica senza paraocchi. Questo terzo album in studio, pur seguendo chiaramente il sentiero stilistico dei predecessori, pone un accento diverso alle nuove sette tracce, con un miglioramento significativo a livello di suono e pesantezza. Nel complesso, le singole canzoni si orientano spesso verso il mid-tempo, quasi ai confini del doom più solenne, tralasciando quegli elementi thrash percepibili nei due scorsi lavori a favore di un puro approccio blackened death. La formazione di Turku esibisce una buona abilità nel creare riff poderosi, assoli avvincenti e melodie sinuose, spesso avventurandosi in cambi di tempo anche audaci, tutti aspetti che li pongono a metà strada tra Dissection, Fossilization, Intestine Baalism e Sulphur Aeon. Una scrittura dunque sofisticata, che riesce a non cadere nella trappola del prevedibile o del prolisso malgrado qualche volta il filo del discorso tenda lievemente a sfaldarsi: peccato veniale per un opus incisivo e profondo.
Tracce consigliate: “House Of The Black Moon”, “The Locust Scar”, “Crimson Passage”





