La torrida oscurità dei primi giorni di giugno colpisce e annichila.

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Ernte – Weltenzerstörer (Vendetta Records)

Negli ultimi tre anni, il duo black metal svizzero degli Ernte si è fatto rapidamente un nome nell’underground locale ed europeo. Il debutto “Geist Und Hexerei (2022), in verità, non suscitò grosso interesse, a differenza del successivo “Albsegen” (2023), un platter che riscosse un plauso unanime da addetti ai lavori e appassionati dell’estremo. Per battere il ferro ancora caldo, la band composta dal polistrumentista e programmatore V Noir (Haxar) e dalla vocalist, bassista e violinista Askahex (Ashtar) non ha perso tempo e, sempre sulla label tedesca Vendetta Records, pubblicano il nuovo album “Weltenzerstörer”, il cui artwork richiamo non poco le tipiche copertine dungeon synth. Benché questo full-length non appartenga a tale genere, la coppia, rispetto ai due scorsi lavori, opera un passo deciso verso un metallo nero più melodico e atmosferico, con parti lente e minacciose che si alternano a percosse senza pietà. Le aspre urla della frontwoman ben si coordinano a testi fortemente misantropici, attraverso i quali trasuda un messaggio ambientalista, con il mondo malato di oggi che andrebbe distrutto per dare spazio alla libera azione della Natura. La produzione rognosa conferisce il giusto tocco ruvido a un lotto pregno di eco-nichilismo.

Tracce consigliate: “The Witch (Was Born In Flames)”, “Silent And Bleak”, “Vessels Of Sacrifice”

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Humanity Defiled – Deficient Breed (Autoproduzione)

Dopo il dignitoso esordio “Circling The Drain” (2013), nel 2015 il progetto solista belga Humanity Defiled pubblicò l’ottimo “The Demise Of The Sane”, un esercizio di death metal spesso e cattivo, che trattava di un argomento particolarmente sensibile come la salute mentale. A nove anni distanza da quel lavoro, la creatura di Iwein Denayer torna a esplorare i meandri della psiche umana con “Deficient Breed”, trentacinque minuti di metallo della morte carnoso e depressivo, non molto diverso, per stile e tematiche, dall’ultimo lavoro in studio. Il groove dei Bolt Thrower e le ritmiche opprimenti degli Asphyx guidano la cadenza di pezzi che non seguono uno sviluppo regolare, assumendo le sembianze di marce funebri prima di darsi a fughe precipitose di marca thrash, con il musicista fiammingo che riesce a iniettare personalità ed estro a un disco ricco di riferimenti classici. I pezzi, inoltre, vengono a tratti rinvigoriti da una salubre scorza hardcore punk, soprattutto grazie agli ospiti al microfono (Angelo Atmani, Frank Boone, Davy Beeckman, Pieter Dewulf), che rendono più suggestivo un full-length quasi impeccabile in ogni suo anfratto. I margini per crescere, comunque, ci sono e vanno coltivati, assolutamente.

Tracce consigliate: “March Of The Euthanized”, “Genocide Stigmata”, “Erode & Dissolve”

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Noroth – Sacrificial Solace (Carbonized Records)

Formatosi come trio intorno al 2019, i Noroth hanno costantemente puntato su un death metal dai toni sludge molto vicino alla vecchia scuola, con una certa attenzione rivolta alle cadenze groovy e in mid-tempo delle chitarre. Dopo il debutto “It Dwells Amongst Us” (2020), in cui pullulavano rifermenti ai vari Bolt Thrower, Cianide e Grave che andavano a compensare una certa mancanza di personalità, gli yankee, senza perdere il gusto di una scrittura diretta e di un sound intriso di sporcizia, provarono a inserire qualche coloritura più moderna qui e là e a dilatare i brani, spesso arrivando alle soglie del doom. Invece di seguire e perfezionare l’iter di brani lunghi e strutturati, la band di Seattle, con “Sacrificial Solace”, procede nella direzione opposta, riprendendo quell’approccio hardcore punk/crust che ne caratterizzò gli esordi, anche per influenza del nuovo batterista Jeremy Meier, il cui curriculum parla molto chiaro (Abysmalist, Porphyrion, Primal Rite, Veruta). Otto pezzi impacchettati in soli ventidue minuti secchi, che ci restituiscono un gruppo magari non tra i fuoriclasse del genere, ma capace di proporre una musica bieca e senza fronzoli con convinzione e obiettivi precisi. La Carbonized Records fa da garante, e scusate se è poco.

Tracce consigliate: “Black Serpent”, “Bloodborne”, “Devoid Of Grace”

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Severe Torture – Torn From The Jaws Of Death (Season Of Mist)

I Severe Torture, che nuotano nella lordura della scena death metal sin dai primi anni 2000, sono stati artefici di album carichi di violenza e oscurità come “Misanthropic Carnage” e “Fall Of The Despised”, il sound dei quali cadeva da qualche parte tra Cannibal Corpse, Suffocation e la scuola europea. Benché non abbiano mai rappresentato dei pesi massimi del genere, questi demoni olandesi continuano ancora a riscuotere l’approvazione dei più al netto del fatto che il loro ultimo lavoro, l’ottimo “Slaughtered”, risaliva al 2010. La viva speranza di rivedere all’opera la band di Boxtel trova oggi soddisfazione con il rilascio di “Torn From The Jaws Of Death”, un disco a tutto gas, colmo di aggressività e acredine antireligiosa, in cui certe spigolature di area black e qualche sfumatura prog concorrono a renderlo fresco e al passo coi tempi. Inesorabilmente violenti, ma intrisi di una scrittura così sagace da tener desta l’attenzione durante l’estasi del trapasso, i pezzi sciorinano un rifferama che evoca la malignità dei Deicide e il viscidume dei Morbid Angel, con i Vader capaci, come un virus letale, di infettare le fondamenta della struttura, trascinandola a quote di dinamismo forse mai tanto curate e chirurgiche. Veterani di lignaggio.

Tracce consigliate: “The Death Of Everything”, “Putrid Remains”, “The Pinnacle Of Suffering”

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Thanatotherion – Alienation Manifesto (I, Voidhanger Records)

Dietro il monicker Thanatotherion si nascondono il batterista Jason Bursee dei Black Fucking Cancer e soprattutto il vocalist, compositore e polistrumentista Ominous Droning, all’anagrafe Shelby Lermo, meglio conosciuto per il lavoro negli Ulthar ed ex chitarrista dei Vastum, oltre che compagno di Adam Jarvis nel recente progetto death-grind Human Corpse Abuse. In realtà. l’attenzione del maestro statunitense era inizialmente focalizzata sulla one man band a nome Naughtskeid, un’idea che alla fine del 2020 sfociò nel solo EP “Ultimate Infernal Nightscape”. Sebbene nessuna di quelle canzoni compaia nella tracklist di “Alienation Manifesto”, quest’ultimo si pasce delle medesima e oggi più articolata malevolenza black/thrash, un’ostilità così gelida e pregna di dissonanze esoteriche da avere pochi paragoni nel mondo estremo, a parte, forse, la ferocia astiosa dei connazionali e purtroppo dismessi Absu. Un odio verso l’essere umano che trapela da liriche nelle quali si auspica l’estinzione della vita antropica sulla Terra, un messaggio di autodistruzione dovuto anche alle particolari condizioni di salute del mastermind durante il processo di scrittura del disco, quando un cancro alla gola ne stava divorando l’esistenza fisica. Selvaggia e amara guarigione!

Tracce consigliate: “Red Cathedral”, “The Raven And The Box Stars”, “Codex Crepusculm”

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