L’ascolto delle opere di Richard Wagner generava, nel Woody Allen protagonista di “Misterioso omicidio a Manhattan” l’irrefrenabile desiderio di invadere la Polonia. Qualora il regista e attore statunitense, però, avesse sbirciato tra le ante semichiuse di Largo Venue già nel tardo pomeriggio di un umido 7 settembre, si sarebbe reso conto della caducità della sua celebre battuta, visto che all’interno del locale capitolino si aggiravano tre creature polacche pronte a divorare il mondo occidentale brandendo la torcia della Fiamma Oscura. Un concerto targato Europa dell’Est particolarmente significativo non soltanto per entità meno note del settore che rispondono al nome di Odium Humani Generis e In Twilight’s Embrace, ma anche e soprattutto per l’arrivo in terra italica dei Mgła, una delle espressioni migliori, insieme a Deathspell Omega, Schammasch e affini, del black metal contemporaneo.

Le porte, al solito, si aprono alle 19.30 e sin da subito i costumi neri d’ordinanza tipici di tale tipologia di appuntamenti iniziano a traboccare dittatoriali e incontenibili, a parte qualche coraggiosa mosca bianca in licenza premio nel mezzo e ai lati della torma. Se a questo aggiungiamo, allo scopo di conservare la mente sveglia, la relativa moderazione in termini di consumazione alcolica e la presenza, nel pubblico, di esponenti di punta del sottobosco estremo della Città Eterna, si può comprendere la rilevanza dell’evento e la spasmodiche aspettative conseguenti.   

A rompere il ghiaccio, con una folla, benché gradualmente in crescita, ancora indaffarata fra il rifocillarsi nel bistrot sul retro della sala e la fila al barbuto tornello umano, provvedono i misantropici Odium Humani Generis, originari di Łódź e accasati sotto l’egida della Cult Of Parthenope. Il combo propone un black metal di buona presa melodica e leggermente venato di DSBM, influenza percepibile sia dall’austero logo, adorno di un cappio di filo spinato che fa bella mostra di sé in fondo alla mangiatoia, sia dal casermone anonimo riprodotto sulla copertina del loro full-length d’esordio “Przeddzień” (2021). I brani, in lingua madre, si rivelano una piacevole sorpresa, articolati e al medesimo istante orecchiabili, capaci di creare un clima pregno di energia mistica all’interno del quale l’act sguazza al massimo grado, con una chiosa di merito per l’accesa mimica facciale del secondo chitarrista Złowieszczy. Un aperitivo di una mezzoretta abbondante, coinvolgente specie per chi ama Uada e sodali.

Dopo il necessario break, gli In Twilight’s Embrace prorompono on stage grazie all’irruenza fisica del segaligno frontman Cyprian Łakomy, per istrionismo e spavalderia una sorta di Iggy Pop prestato al cosmo dell’extreme. La band, sepolto il passato death/metalcore, si dedica ormai da una decade a un melodic black metal accattivante, percorso da schegge hardcore e da passaggi ritualistico/atmosferici, formula sublimata dal recente LP “Lifelblood” (2022). La spartana mise en place, con due candelabri posti ai lati del tavolato tosto rimossi dal set considerato il celere logorio delle candele, permette al quintetto di esprimersi senza inutili artifici scenografici davanti a una moltitudine grondante numeri e attesa. Bisogna sottolineare che, al di là della ruspante e volenterosa performance live, i pezzi appaiono un po’ ripetitivi e schematici, suonando bene o male come su disco; i ringhi e le movenze a tratti oracolari del singer suscitano comunque apprezzamento, indicazione di una riuscita captatio benevolentiae a ritmo di sacrificio individuale e antifideismo. Fumo e arrosto per quaranta minuti, a precedere il successivo incendio blu cupo.

Provenienti da Kraków, i Mgła rappresentano l’attrazione principale della serata, con la fiumana degli astanti che, poco prima dell’ingresso dei propri beniamini, si accalca e si ammassa a bordo palco, già in visibile ebbrezza apocalittica. Attraverso una scaletta che include tracce estrapolate da “With Hearts Toward None”, “Exercises In Futility”, “Age Of Excuse” e dall’EP “Mdłości”, il gruppo riversa sul capo dei presenti enormi ondate di nichilismo catartico, con M. e Darkside che, splendidamente affiancati dai turnisti di vecchia data Michał “The Fall”  e Piotr “EVT” Dziemski, rispettivamente chitarra ritmica e basso, troneggiano inflessibili e solenni. Giacche di pelle, felpe con cappuccio, maschere in stile morph, i quattro assumono il ruolo di carnefici privi di volto in omaggio a un’estetica generale che condensa l’efficacia immediata del simbolo, mentre la musica, nuda e cruda, indossa i panni della primadonna assoluta. Immobili durante l’intero set, robotici nel non sbagliare una sola nota, con Mikołaj Żentara discettante robusto di disperazione esistenziale e un Maciej Kowalski il cui mostruoso lavoro ai piatti ai limiti del free jazz fa dubitare della natura umana dello stesso, i cracoviani regalano un’esibizione da brividi, carica di emotività malgrado – o forse in virtù – della pressoché nulla interazione esterna. Una teoria di riflessioni che parte dal fetore dell’attuale Zeitgeist (“Age Of Excuse II”), passa per la benedizione della miseria e dell’orrore (“Age Of Excuse V”) e finisce con una leopardiana resistenza basata sulla dignità (“Age Of Excuse VI”), perfetta fotografia di un’irreversibile decadenza dove i Mgła costituiscono, in modo paradossalmente ambiguo, l’unica ancora di salvataggio. Un’ora e oltre di rovine, psicanalisi e pensiero critico dalle nebbie del Województwo Małopolskie.

Dreams don’t come true for people like us”: calato il sipario, la quotidianità ritorna, l’amarezza domina, la consapevolezza illumina. E ci si accorge che in un mondo digiuno di verità universali il black metal made in Poland resta la Grande Consolazione.

Setlist Mgła

Age Of Excuse II
Exercises In Futility I
Exercises In Futility IV
Mdłości II
Age Of Excuse V
With Hearts Toward None I
Age Of Excuse IV
Exercises In Futility II
Exercises In Futility V
Age Of Excuse VI

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