ProdigalSons OnOurLastDay Recensione 2012
RECENSIONI

Prodigal Sons – On Our Last Day

Dopo un paio di demo, quest'anno i Prodigal Sons approdano al primo vero full lenght della loro carriera, macinando riff dal sapore del più classico Heavy Metal.

On Our Last Day” ha il pregio di condensare influenze di Virgin Steele, Iron Maiden, Judas Priest (ascoltate gli acuti di Gabriele, e capirete a cosa ci riferiamo) e sferzate di power metal dei primordi. Un ottimo esempio è la possente “Banquet To The Gods”, probabilmente l'episodio meglio riuscito: cinque minuti di ritmi sostenuti, ritmiche robuste, compattezza sonora davvero convincente ed una grandissima prestazione vocale degna di vocalist ben più blasonati. Anche la strofa maideniana di “Deception From Heaven”, seppur palesemente derivata, è stata ben architettata, un po' meno la parte centrale, dove le chitarre cercano di fare passaggi solistici stile Murray – Smith, ma che in realtà svuotano eccessivamente il muro sonoro del brano. “Zeus” è un discreto brano al quale manca tuttavia quel quid per decollare: belli i cori che ricordano gli Helloween di Kiske, buoni gli assoli, anche se non particolarmente originali, ma è assente quel guizzo che possa sorprendere davvero. Nulla da eccepire invece riguardo la title track, bella ed evocativa ballad con un suggestivo pianoforte che accompagna il resto della band, e la conclusiva ed epica “Red Sharks” (i vocalizzi del cantante faranno felici i fan dei Judas Priest più incalliti).

Il disco sembrerebbe promettere bene, purtroppo ci sono aspetti che non possono esser messi in secondo piano. Non è tanto l'originalità che latita in “On Our Last Day”, quanto piuttosto l'esecuzione dei brani stessi: in alcuni punti di “The Sacred Land” e “I Dream Of Hope” sembra che la batteria vada per conto proprio, che faccia, insomma, fatica allinearsi con il resto degli strumenti. Sempre in “I Dream Of Hope” una delle due chitarre soliste poteva esser rivista in maniera più accurata, dato che alcuni attimi sono alquanto zoppicanti (nulla da ridire sulla coda in chiusura invece, 100% Maiden style). Stesso discorso lo si faccia per la parte centrale di “Let Us Speak”.

Sono difetti che potevano essere evitati con un po' più d'attenzione, vista anche la produzione tutto sommato buona (basso e batteria potevano essere un po' più incisivi, ma è una solo questione di gusti e soprattutto non intacca il giudizio finale) e la prestazione vocale di Gabriele davvero eccezionale, sicuramente la punta di diamante dei Prodigal Sons. La band ha ancora bisogno di tempo per migliorarsi e per realizzare un lavoro convincente dall'inizio alla fine. Per ora, solo un'occasione mancata.

Tracklist

01. 1.9.8.4.
02. V
03. Banquet To The Gods
04. Let Us Speak
05. Deception From Heaven
06. Zeus
07. On Our Last Day
08. The Secret Land
09. I Dream Of Hope
10. Red Sharks