Osservando la cover del disco di debutto dei genovesi Esmen, non parrebbe davvero di trovarsi al cospetto di un’opera delicata, dove le radici tipiche dell’indie/alternative rock all’italiana affondano decise verso placidi lidi anglosassoni di matrice dreampop e shoegaze, con, perché no, anche interessanti progressioni di carattere post (concentrate soprattutto nella parte finale del disco).
Ed è così, in uno strambo incrocio tra Baustelle e Cocteau Twins, che si sviluppa il sound di “Tutto E’ Bene Quel Che Finisce”, e se i due estremi dell’ibrido sono spesso avvertibili (“Lou” è totalmente Bianconi, mentre “Non Sento Niente” tipicamente elettronica ed ambientale), la band cavalca con discreta maestria la linea di confine, proponendo atmosfere morbide e delicate (l’apertura di “Settembre E Campomoro”), o robusti nervi di chitarra acustica che donano una sferzata nuovamente cantautorale alla proposta (“2011”, dove a venire in mente è un certo spirito dei primi Amor Fou).
Purtroppo, se da un lato è vero che la tensione emotiva dei vari brani riesce, in un qualche modo, ad essere ottimamente trattenuta nella parte iniziale e conclusiva del lavoro, la parte centrale soffre di evidenti zoppicature, per cui capita che l’atmosfera giocosa di una “Justice” si apra, inaspettatamente, ad un refrain forse fuori luogo, o che l’atmosfera creepy di “Quanto Tutto Sembra” paia un esperimento forse troppo azzardato per la band.
Tuttavia, e questo gioca molto a favore dei nostri, nonostante le nubi infestino potenti il panorama di molte composizioni del lavoro, gli elementi di sorpresa in agguato nei diversi brani non sono sempre in negativo, come accade, ad esempio, nell’eccessivamente sdolcinata “Quasi Immobili”, dove senza preavviso troviamo nel break un coro straziato di carattere soul, quasi a contrapporsi con decisione agli xilofoni così chiaramente “post”, ed il pezzo da trascurabile torna ad essere significativo.
Tra marcati alti e bassi (racchiusi, come si è visto, spesso all’interno della stessa canzone), l’opera comunque mostra le caratteristiche di una band che, con maggiore fuoco e padronanza delle proprie capacità compositive, potrà certamente fare molto meglio di quanto espresso su questo inciso, un disco dove i mezzi certamente interessanti della band sono chiaramente messi in mostra, ma usati ancora in modo, forse, eccessivamente acerbo.
Tracklist
01. Settembre E Campomoro
02. 2011
03. Justice
04. Quasi Immobili
05. Lou
06. Quanto Tutto Sembra
07. Non Sento Niente
08. Un Desiderio Inutile
09. Di Mattina

















