Twelve Foot Ninja - Vengeance
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Twelve Foot Ninja – Vengeance

In un mondo in cui bisogna correre per restare a galla, i Twelve Foot Ninja si siedono comodamente a tavolino per cinque anni e pensano le cose in grande: “Vengeance”, terzo studio album degli australiani, è una delle colonne di un ambizioso progetto che valica i confini della musica stessa, andandosi ad allacciare allo splendore dello storytelling e del racconto a colori con la pubblicazione, in contemporanea all’uscita del disco, di un romanzo fantasy (“The Wyvern and the Wolf”) a cura di Nicholas Snelling e di una graphic novel, omonima dell’album, scritta dal chitarrista Stevic Mackay e disegnata da George Evangelista. A che punto è arrivata la scalata degli istrionici australiani?

Il 2016 è stato l’anno della mina vagante “Outlier”, innescata per scoperchiare la cupola sicura del comfort musicale: come i più particolari, ricercati, talvolta azzardati stili di cucina, l’idea fusion che domina l’idea alla base del sound Twelve Foot Ninja spiazza nel suo essere provocatoria, irriverente, deliziosamente contrastante. Djent, funk, alternative metal, elettronica, presi con le pinzette ed adagiati su un letto rovente di crossover fuori di testa. “Vengeance” danza in una balera ormai già ampiamente solcata dai piedi di Nik Barker e soci, dai sussulti iniziali della combo “Start The Fire” e “Long Way Home”, agli schizofrenici cambi d’umore di “IDK” e della violentissima “Culture War”, delirante nel suo intermezzo in salsa messicana che spezza in due il corso forsennato della strumentale. I Twelve Foot Ninja sono maestri nell’accostare l’inaccostabile e di certo “Vengeance” ne è la riconferma, ma ascoltandolo si sente che qualcosa sta variando.

Cinque anni sono tanti e, inevitabilmente, si cambia: l’imprevedibilità che caratterizzava “Outlier” perde un po’ di smalto in “Vengeance”, favorendo lo sviluppo di un intreccio sì particolare, ma più schematico. Pezzi come la title track, “Tangled” o “Over And Out”, quest’ultimo animato dalla partecipazione di Tatiana Shmayluk dei Jinjer, si lasciano ascoltare piacevolmente, ma senza generare quello stupore che una “One Hand Killing” scatenerebbe nelle nostre orecchie. Anche l’elemento elettronico, indirizzato verso un timido palcoscenico industrial, fa la voce grossa, andando talvolta ad oscurare la matrice djent, punto cardine del sound.

Considerando l’attesa e il clamore del disco precedente, possiamo dichiarare “Vengeance” come un mezzo passo falso? Diciamo di no, o quantomeno non del tutto: l’ultima fatica del combo australiano è un disco di assestamento, una sterzata che riporta i Nostri su rotaie più agevoli dopo anni di sterrato da capogiro. Pur essendo lontano dai fasti dell’ottimo “Outlier”, “Vengeance” rimane un disco interessante e, considerando l’ampio progetto che gli gravita attorno, avremo del buonissimo materiale da leggere, osservare ed ascoltare con gusto nei prossimi giorni.

Tracklist

01. Start The Fire
02. Long Way Home
03. Vengeance
04. IDK
05. Shock To the System
06. Gone
07. Culture War
08. Dead End
09. Over And Out (feat. Tatiana Shmayluk)
10. Tangled

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