Se tornassimo indietro di qualche anno, sarebbe impensabile immaginare scene come quelle viste l’altra sera al Carroponte di Sesto San Giovanni. Certo, i Deftones erano già all’epoca – da moltissimi anni, a dire il vero – una delle band più influenti di questo secolo, ma alle nostre latitudini era impossibile pensare di vederli fuori dalle quattro mura di un locale, davanti a più di una manciata di migliaia di persone. Difficile dire cosa sia successo, quanto abbiano contribuito i social o il ritorno di determinate sonorità, ma rimane il fatto che a partire da pochi anni fa, il quintetto di Sacramento ha avuto un’improvvisa crescita inarrestabile, che l’ha portato a suonare da headliner a grandi festival e a riuscire a raccogliere più di dieci mila persone anche in Italia. Fatta questa premessa e guardando alla qualità oggettiva di una delle migliori band della nostra (e anche di quella passata) generazione era facile immaginare una serata trionfale, ma quello che i Deftones sono riusciti a scatenare è andato al di sopra delle più rosee aspettative.
Il pubblico – eterogeneo, esattamente come la band – è già caldo a dovere fin dal principio, ma gli High Vis e i Knocked Loose si mettono di impegno per riuscire a distogliere l’attenzione dagli headliner. Soprattutto i secondi stanno vivendo, ormai da un annetto, una fase di crescita esponenziale e vederli dal vivo permette di comprenderne chiaramente i motivi. Il quintetto del Kentucky si prende la scena per 45 minuti e il pubblico si scatena senza sosta in mosh pit che sembrano vortici infernali, tra urla, sane mazzate, birra e sudore. Il più recente “You Won’t Go Before You’re Supposed To” è per ovvi motivi l’album più rappresentato, ma non mancano incursioni anche nelle pubblicazioni precedenti, con brani come “Couting Worms”, che vengono accolti con grande piacere. Difficile dire quanto ancora riusciranno a scalare verso la vetta, ma assistere ad una performance dei Knocked Loose mostra chiaramente i motivi per cui sono tra le band più amate della nuova generazione metal.

Chi invece le generazioni le trascende da anni – e continua a farlo senza mai nessun passo falso – sale sul palco dopo altri 30 minuti di attesa e già solo “Be Quiet And Drive” basterebbe a riassumere un’esibizione che si posiziona in assoluto tra le migliori dei Deftones in Italia. Sulla prima esplosione sonora il pubblico salta all’unisono, poga, urla e si emoziona, appiattendo ogni tipo di differenza. Come detto in precedenza, una delle maggiori armi dei Deftones è la capacità di andare oltre generi e stili, aspetto che viene amplificato dal vivo e permette di mettere in piedi performance in cui non c’è mai un attimo di pausa. Se in un momento ci troviamo di fianco persone che singhiozzano e si asciugano le lacrime sulle dolci note di “Sextape” e “Rosemary”, in quello immediatamente successivo notiamo chi perde effetti personali e quant’altro – o chi agita in aria come un trofeo la suola di una scarpa – dopo essersi lanciato nel pogo sulla pura violenza di “Head Up”, “Rocket Skates” e “Around The Fur”.
Tutta la band, seppur nuovamente orfana di Stef Carpenter (sostituito da Lance Jackman), fa egregiamente il suo dovere e suona al meglio senza sbavature, ma, inutile negarlo, il protagonista assoluto della serata è Chino Moreno. Superate ormai le 52 primavere, il frontman – pur non essendo vocalmente lo stesso di molti anni fa per motivi ovvi e più che leciti – rimane il solito animale da palcoscenico: corre e salta da una parte all’altra, imbraccia la chitarra nei pezzi più lenti e si lascia prendere totalmente della performance, con una foga che è impossibile non seguire ed ammirare.
La ciliegina sulla torta è data da una scaletta che non ha la minima imperfezione. L’unico degli otto album non presente in setlist è “Gore” e questo permette di capire quanto i Deftones siano riusciti negli anni a mantenere un livello sempre altissimo. Le ovazioni deliranti sono ovvie per i pezzi di “White Pony”, “Around The Fur” e “Diamond Eyes”, ma la stessa accoglienza viene data a qualsiasi brano suonato. Per quanto sia difficile sbagliare con una discografia di questo livello, il quintetto alterna sapientemente grandi classici a vere e proprie sorprese, che non trovavano posto in setlist da anni e che vengono accolte trionfalmente. Come non perdere la ragione davanti alla violenza cieca di “Bored”, alla cavalcata di “Hole In The Earth” o alla strabordante dolcezza di “Minerva”?
C’è un motivo se esattamente 30 anni dopo la pubblicazione dell’esordio una band continua a macinare solo successi, rimanendo un punto di riferimento per chi, ancora oggi, prende uno strumento in mano. Il motivo si è visto chiaramente nei 90 minuti in cui i Deftones ci hanno messo sotto sopra, ci hanno fatto commuovere con la loro delicatezza, ci hanno schiacciato con la loro violenza. Inimitabili.
Setlist
Be Quiet and Drive (Far Away)
My Own Summer (Shove It)
Diamond Eyes
Tempest
Swerve City
Feiticeira
Digital Bath
You’ve Seen the Butcher
Rocket Skates
Sextape
Around the Fur
Headup
Rosemary
Hole in the Earth
Change (In the House of Flies)
Genesis
Minerva
Bored
7 Words





