Nella cornice del Palazzo dello Sport di Roma, i Dream Theater sono tornati con la loro formazione più celebre, composta da James LaBrie, John Petrucci, John Myung, Jordan Rudess e Mike Portnoy, quest’ultimo di nuovo alla batteria della band dopo diversi anni.

Per un concerto dei Dream Theater che si rispetti ci vuole una setlist piuttosto piena, e data la lunghezza media dei loro brani, il concerto inizia alle 20, per permettere a quasi tre ore di live di avere luogo. Il palazzetto è pieno, con la gente ammassata nel parterre e gli spalti quasi al completo. Il pubblico della band è sempre una garanzia: sono tutti lì per pura devozione, per ascoltare e godersi la serata. Pochissimi telefoni, niente spinte o pogo in platea: per essere un concerto metal, è tutto incredibilmente tranquillo.

Con un’atmosfera carica di attesa, il live si apre con “Metropolis Pt.1: The Miracle and The Sleeper”, canzone piuttosto nota ai fan che la accolgono entusiasti, gridando alle sagome che spuntano sul palco non appena si apre il sipario.
Ed eccolo lì, Mike Portnoy, ormai da anni lontano dalla band, che finalmente riprende il suo posto alle pelli. Visivamente, tutto gravita attorno a lui: la sua immensa batteria prende spazio al centro del palco, circondata da una pedana enorme, come a sottolineare che in questo tour è lui la star. Con il suo berretto e canottiera con un “40” stampato sopra, Portnoy si prende il suo momento di gloria quando LaBrie lo presenta calorosamente ai fan, molti dei quali forse non avevano mai avuto la fortuna di vederlo live.

Mike Portnoy Roma 2024

I primi brani sono un susseguirsi di cult che hanno fatto la storia della band, da “Scene Two: I. Overture 1928” a “Scene Two: II. Strange Déjà Vu”, due capolavori tratti da “Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory”, continuando poi sulle note delle potentissime “The Mirror” (da “Awake”) e “Panic Attack” (da “Octavarium”), che scatenano il pubblico in un quarto d’ora di carica distruttiva. “Barstool Warrior” e “Hollow Years” danno una breve tregua dalle tracce precedenti, chiudendo poi il primo atto con “Constant Motion” e “As I Am”, seguite da una pausa di venti minuti per dare il tempo ai musicisti – e forse anche al pubblico – di riprendere fiato.

Un video che riassume la discografia della band apre il secondo atto, che inizia con “Night Terror”, singolo fresco di pubblicazione, parte del nuovo album “Parasomnia” in uscita nel 2025. Segue “This Is The Life”, interrotta dopo pochi secondi da LaBrie che nota un fan in difficoltà in platea e chiede soccorso ai paramedici. Fortunatamente il tutto si risolve tempestivamente e con un applauso ricomincia il brano, seguito da “Under a Glass Moon”, in cui Petrucci ci regala il suo iconico assolo. Il pubblico è calorosissimo e attento, come ipnotizzato: nessuno si muove dal proprio posto se non per seguire le braccia di LaBrie che si muovono a tempo di musica. La fine di ogni brano scatena un’ovazione, gli spettatori accolgono ogni canzone con un entusiasmo per niente scontato.

John Petrucci Roma 2024

A questo punto inizia la parte strumentale e melodica più lunga con “Vacant”, passando poi alla cervellotica “Stream Of Consciousness”, in cui LaBrie lascia il palco ai quattro strumentisti che danno prova della loro coesione e tecnica ineguagliabili, a partire dallo stoicismo di Myung, alla presenza scenica e ai tecnicismi di Petrucci, all’energia di Portnoy e l’eleganza di Rudess. A quest’ultimo lascia spazio “Octavarium”, che vede il tastierista eseguire un emozionante intro psichedelico.

Il terzo e ultimo atto viene introdotto da una clip tratta dal Mago di Oz, in cui Dorothy recita “There’s no place like home”, rivelandoci la traccia seguente, “Scene Six: Home”, accolta in uno scroscio di grida del pubblico. Segue la ballad “Scene Eight: The Spirit Carries On”, accompagnata dalle torce accese dei cellulari che illuminano l’intero palazzetto. Il concerto non poteva che concludersi con “Pull Me Under”, che mette fine ad uno show lungo e decisamente emozionante.

Dream Theater Roma 2024

Sebbene i Dream Theater siano noti per la loro musica complessa e per niente essenziale, i loro concerti sono invece incredibilmente semplici. Le visual riprendono le copertine e i temi dei loro album con qualche gioco di luci, senza altri particolari fronzoli; il vero show lo fa solo e unicamente la musica. LaBrie, pur essendo spesso evanescente e mai presente sul palco per più di due brani consecutivi, è un grande intrattenitore e, sebbene le sue difficoltà vocali siano ormai note, ha sostenuto quasi tre ore di concerto con sorprendente maestria. Le interazioni tra i membri della band e tra la band e il pubblico creano un’atmosfera di intimità che dà modo agli spettatori di sentirsi parte di questa esperienza.
L’anima di questo tour è rivivere 40 anni di Dream Theater, dando ai fan ciò che vogliono: il perfetto mix dei brani che hanno fatto la loro storia, finalmente con la band originale al completo.

Setlist

Act I
Metropolis Pt. 1: The Miracle and the Sleeper
Scene Two: I. Overture 1928
Scene Two: II. Strange Déjà Vu
The Mirror
Panic Attack
Barstool Warrior
Hollow Years
Constant Motion
As I Am

Act II
Night Terror
This Is the Life
Under a Glass Moon
Vacant
Stream of Consciousness
Octavarium

Encore
Scene Six: Home
Scene Eight: The Spirit Carries On
Pull Me Under

Comments are closed.