Tagliare il traguardo dei 20 anni di attività non è cosa da poco. I Bloodbound, band power metal svedese portano avanti con costanza e dedizione un sound riconoscibile e lo fanno con la stessa passione degli esordi. Il nuovo album “Field Of Sword” è il loro disco numero 11 ed il batterista Daniel Hansfeldt ce ne parla in maniera entusiasta, senza tralasciare considerazioni e riflessioni sulla storia del gruppo e sul panorama attuale che ruota attorno alla musica metal.

Ciao Daniel, grazie per essere qui con noi su SpazioRock. È un grandissimo piacere. Come stai? Penso sia un periodo intenso, visto che l’uscita del vostro album è ormai imminente.

Sì è vero, è un periodo intenso, ma ce la stiamo godendo. Quindi, non è affatto un problema. Grazie per averci ospitato. È un piacere essere qui.

Per prima cosa ti chiedo se sei emozionato perché il vostro nuovo album sta per uscire. È il numero 11, e dopo 20 anni di carriera, penso che sia un traguardo molto significativo per una band, sia a livello di tempo che di numero di dischi.

Sì, assolutamente. Voglio dire, ogni volta che facciamo un album, siamo ovviamente molto entusiasti di mostrarlo a voi e al mondo, e a coloro che sono interessati ad ascoltarlo. Il processo per noi è piuttosto lungo. Ora manca poco all’uscita. Certo, non vedo l’ora. Spero che piaccia a voi e a tutti gli altri.

Durante quest’anno avete cambiato etichetta, passando a Napalm Records, una delle etichette più importanti nella musica metal. È stato difficile fare questa scelta? Come è nata questa opportunità ?

Beh, a ripensarci, non è stato davvero così difficile. Abbiamo avuto un breve periodo in cui ci chiedevamo come affrontare la cosa. La nostra vecchia etichetta stava affrontando dei cambiamenti. Eravamo in contatto con alcune etichette, ma Napalm era molto interessante fin dall’inizio nei nostri confronti, ed ovviamente ne eravamo lusingati, visto ciò che rappresenta. Siamo molto, molto soddisfatti di come sia andata. La professionalità e l’esperienza che hanno sono su un altro livello, ed è quello che stiamo vivendo ora. Quindi, siamo molto, molto soddisfatti.

Avete cambiato qualcosa nel processo di composizione o nella realizzazione dell’album in questo caso, o è stato come sempre?

È stato praticamente come sempre. Almeno per quanto riguarda il processo di scrittura, è fondamentalmente come è stato fatto da sempre. Quindi, nessun grande cambiamento in quell’area ed in quelle parti.

Puoi dirmi qualcosa sul nuovo album? L’ho ascoltato e l’ho trovato molto bello ed avvincente. Al primo ascolto, secondo me è risulta molto maturo, epico, ma c’è anche un lato oscuro dietro alcune canzoni. Puoi dirmi qualcosa anche sulla storia e sui temi trattati? Non è un concept, ma penso che molte canzoni siano collegate tra di loro.

È stato un processo naturale che è venuto fuori dall’era vichinga del precedente album. Ed è stato un procedimento naturale passare a questo tema, per il periodo in cui si svolge. È anche una parte interessante della storia, con grandi battaglie epiche e tempi oscuri. Forse è il tema stesso che porta quel tipo di sensazione oscura che potresti percepire nell’album. Le canzoni stesse suonano forse più mature e più moderne. E direi che ciò è dovuto in gran parte alla nostra collaborazione con Nicholas Johansson come tecnico di missaggio e anche come sorta di produttore. Quindi, la combinazione di queste cose è forse ciò che stai percependo.

Molte band ora parlano di guerra in modi diversi. Voi preferite parlare di storia reale o magari di qualcosa più legata a tematiche fantasy come draghi o romanzi epici, dato che avete fatto entrambe le cose nella vostra carriera?

Sì, esattamente, facciamo entrambe le cose. Negli album precedenti, forse la parte fantasy ha avuto una presenza maggiore. Abbiamo avuto alcuni album con quel tipo di tema fantasy. Abbiamo avuto testi ispirati a “Games of Thrones” in uno degli album, e poi molti draghi, creature e tutto quel genere di cose. E anche Nosferatu fa parte di tutto questo. È un mix di tutto. Ma non direi che abbiamo scelto questo tema pensando attentamente: “Ok, ora vogliamo fare qualcosa sulla storia reale”. È un argomento che ci ha interessato molto, ma la decisione non è stata presa in maniera forzata, ma è avvenuta in maniera totalmente naturale e spontanea.

Riguardo alle canzoni dell’album, ne ho due preferite. La prima è “Defenders of Jerusalem”, uno dei singoli usciti. Penso sia una canzone molto bella e potente, e forse potrebbe diventare un classico per i vostri spettacoli dal vivo, come “Moria o “Nosferatu”, perché ha l’atmosfera perfetta per un live show. E mi piace molto anche “The Nine Crusades” con Brittney Hayes degli Unleash The Archers. Ti chiedo come è nata questa collaborazione con lei?

Sì, beh, grazie mille. Anch’io apprezzo molto quelle due canzoni. Siamo stati in contatto con gli Unleash the Archers e Brittney alcune volte prima, non su questo argomento, ma su altre cose. Abbiamo anche saputo che, in un certo senso, le piace la nostra band. E ora siamo sulla stessa etichetta (Napalm). Quindi, per noi è stato più naturale approcciarla in quel modo perché avevamo già parlato alcune volte di cose diverse. È venuto fuori in modo abbastanza naturale chiederle se volesse farlo, se volesse collaborare con noi, e lei l’ha fatto in modo meraviglioso. Penso davvero che aggiunga qualcosa di speciale sia alla canzone che all’album in generale.

Magari forse in futuro farete un tour insieme? Potrebbe essere possibile?

Potrebbe essere possibile, certo!

Forse non avete prettamente lo stesso pubblico, ma penso che sarebbe un ottimo tour. Penso che i fan di una band potrebbero assolutamente apprezzare l’altra.

Sì, lo penso anch’io. Abbiamo suonato ad uno stesso festival quest’estate, il Wolfweez Festival in Germania. Ci siamo incontrati lì, abbiamo parlato un po’ e ci siamo goduti i rispettivi spettacoli. Certo,  è una bella idea perché no?

Voglio chiederti anche dell’artwork dell’album, perché trovo che sia fantastico. Penso sia il più bello dei vostri album. C’era un’idea particolare di partenza o l’artista era totalmente libero?

Lavoriamo con lo stesso artista, Peter Salai, ormai da alcuni album. Il lavoro che fa è semplicemente incredibile, non solo con i Bloodbound ma anche con molte altre band. Ci sentiamo molto fortunati che voglia lavorare con noi, e sta costantemente facendo un lavoro straordinario. L’elemento principale in tutti gli album dei Bloodbound è che il Nosferatu occupa molto spazio, lo spazio principale come è giusto che sia. C’erano solo poche linee guida: “Ok, Nosferatu, magari puoi ritrarlo in questo o quel modo” ed il feeling generale che volevamo. Ma a parte questo, era abbastanza libero sul resto. Questo è ciò che è venuto fuori quando ha elaborato quelle informazioni.

Penso sia perfetto per una maglietta. Una classica maglietta heavy metal!

Spero che lo pensino anche molte altre persone! (ride ndr)

Siete in giro da 20 anni ed è un tempo molto lungo. Ti aspettavi questa longevità? Come sono cambiati il music business e il vostro pubblico in tutti questi anni?

È una domanda difficile. Prima di tutto, io personalmente non sono nella band dall’inizio. Sono il “ragazzo nuovo” e sono qui da circa 10 anni.

Dieci anni non sono così pochi.

Lo so. Ma quando sono entrato, ho sentito che la band aveva lavorato molto duramente, costruendo una base di fan, facendo molti tour a supporto di grandi artisti. I fan sono molto fedeli e restano con noi, ci seguono e ci supportano. Da quel punto di vista non penso che sia cambiato molto nel corso degli anni. Ovviamente, cerchiamo sempre un nuovo pubblico. E mentre invecchiamo, speriamo di ottenere un pubblico più giovane. Ma, come forse saprai, il music business è molto, molto diverso oggi. È davvero difficile emergere perché ci sono milioni di band. È difficile sfondare. Ma ci proviamo e sentiamo di aver raggiunto un certo livello di cui siamo molto soddisfatti. Non miriamo a essere la band più grande del mondo. Amiamo semplicemente fare ciò che facciamo e siamo molto grati di poterlo fare. Devi lavorare così dannatamente sodo per farcela. Siamo in un certo senso oltre quel  punto.

Penso che ora, specialmente per il power metal, ci sia spazio per la crescita di molte band, perché alcune stanno cambiando e alcune stanno invecchiando. Ho visto Sabaton o Powerwolf ad esempio, per citare i casi più eclatanti, crescere moltissimo in relativamente pochi anni. Penso che ci sia spazio, più spazio anche per una band “media” per avere un pubblico più vasto, andare in tour e partecipare ai festival.

È assolutamente la strategia che servirebbe se si vuole raggiungere quel livello. Ma sia Sabaton che Powerwolf sono in giro da un po’ anche loro. Hanno avuto la loro giusta dose di difficoltà e hanno fatto tour per anni prima di raggiungere il livello in cui sono ora, e stanno ancora crescendo. C’è tanto duro lavoro da fare. Ma c’è un segmento in cui anche le band “sotto il loro livello” hanno spazio, perché la comunità della musica metal o power metal è come una grande famiglia.

Penso che siate una band live davvero notevole. La vostra potenza sul palco è fantastica ed avete una grandissima energia. Penso che tante persone, che magari vi conoscono poco o non vi abbiano mai visto live, possano essere conquistate da un vostro show, magari ad un festival con molte band quando si cerca anche di conoscere e vedere “nuovi” gruppi.

 Grazie mille. Lo apprezzo molto. Ogni volta che siamo sul palco, è come premere un pulsante. Puoi girovagare per ore cercando di prepararti ed essere anche un pò pigro, ma non appena sali sul palco, vedi il pubblico e parti con la prima canzone, è come se non fosse mai successo nient’altro prima d’ora. È la modalità in cui entriamo sul palco, e vogliamo fare i nostri spettacoli insieme al pubblico.

Il pubblico percepisce che la band è felice di essere sul palco. Amate essere lì ogni volta, ed è molto chiaro quando le persone vi osservano. Penso che questo sia molto positivo per voi, perché credo che ora, a causa dello streaming, dobbiate suonare più spesso che in passato per avere maggiori entrate e raggiungere il vostro pubblico.

Sì, assolutamente. Ci sono molti grandi cambiamenti in atto. Li sentiamo e cerchiamo di adattarci. Ma, in definitiva, vogliamo solo divertirci insieme al pubblico. Questo è il nostro grande obiettivo.

Avete dei piani per il futuro? Magari un tour a supporto del nuovo album?

Beh, sì, ne abbiamo, ma non credo di poter rivelare nulla in questo momento (ride ndr). Ma ovviamente sarebbe inutile pubblicare un album e poi non fare nulla. Cerchiamo di mantenere l’equilibrio, perché siamo in giro da 20 anni. Stiamo invecchiando un po’ inevitabilmente. Io sono il “ragazzo nuovo” ed il ragazzo “giovane”, e ho compiuto 40 anni quest’anno. Abbiamo tutti famiglie, figli e altri lavori. Quindi quell’equilibrio è la parte difficile. Ma amiamo andare in tour e amiamo suonare, quindi cerchiamo di farlo il più possibile.

Ok. Grazie. È stato un piacere parlare con te. Se vuoi mandare un messaggio ai tuoi fan italiani, sarebbe sicuramente apprezzato.

Certamente! Grazie per avermi ospitato. È stato un bellissimo momento. E a tutti i fan italiani: è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che siamo stati in Italia, quindi, fatevi sentire per farci tornare! Perché posso promettervi che sarà un grande momento. Un grande saluto a tutti!

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