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Intervista – Whispering Sons (Fenne Kuppens, Kobe Lijnen)

whispering sons

Ciao ragazzi, benvenuti su SpazioRock, come state?

Tutto bene, grazie!

Innanzitutto vorrei chiedervi del vostro nuovo album “Several Others”, fresco di pubblicazione. Raccontateci di più sul processo creativo, quando è iniziato e qual è stata la sfida più difficile?

Kobe: Penso che dopo l’uscita di “Image” (album di debutto uscito nel 2018, ndr.), abbiamo avuto una visione chiara di ciò che volevamo realizzare con la nostra musica. Credo che la maggior parte delle canzoni siano state scritte nel 2019 durante il tour.

Fenne: Essendo stati in tour così spesso, non abbiamo mai avuto il tempo di finire le canzoni o almeno io non ho mai avuto il tempo di scrivere alcuni testi così che in realtà quando è iniziato il lockdown, ho finalmente avuto il tempo di concentrarmi sull’album e iniziare a pensare ad un concept. Non potendo poi più esibirci live, abbiamo deciso di andare in studio in estate perché non c’era motivo di aspettare ancora. Le canzoni erano pronte per essere registrate. L’unica altra grande differenza con l’album precedente è che non abbiamo potuto suonare i brani dal vivo di fronte ad un pubblico. Tranne per un paio di brani, il resto era circoscritto alla nostra sala prove e non abbiamo mai avuto la possibilità di testare i brani sul campo.

“Several Others” è il vostro secondo album, uscito dopo il vostro debutto nel 2018. Considerando che il mondo è cambiato drasticamente in questo ultimo anno e mezzo, sembra addirittura passato ancora più tempo. Direste che questi sconvolgimenti, come la pandemia, hanno avuto un impatto sulla vostra musica e sul modo in cui avete affrontato le registrazioni del nuovo album, e se sì, come?

Fenne: Sì, penso che la mancanza di esibizioni dal vivo siano una delle cose più impattanti, come anche il fatto che all’inizio del lockdown non ci siamo potuti riunire per provare, quindi all’inizio era un continuo parlare, mandarci materiale avanti e indietro e poi discutere in che direzione volevamo che andasse il nuovo album. Poi, nel momento in cui ci è stato di nuovo permesso di riunirci, abbiamo subito ricominciato a suonare perché comunicare a distanza sulla musica non è così bello.

“Surface” è il singolo che ha anticipato il vostro nuovo album. Vi sareste mai aspettati che l’edizione limitata in vinile sarebbe andata sold out in meno di un giorno?

Kobe: No, è stata una sorpresa. Abbiamo iniziato con 500 copie e 350 o 400 copie sono state vendute nelle prime quattro o cinque ore, credo. Così abbiamo deciso di farne altre 500 e anche quelle 500 sono andate via abbastanza velocemente. Ci siamo detti: “Wow, la gente sta davvero aspettando qualcosa di nuovo da noi”. Quindi è stato bello iniziare la campagna a supporto dell’album con questo feeling. Ci ha dato fiducia perché, come ha detto Fenne, non abbiamo più suonato dal vivo da marzo 2020.

Fenne, ho letto che il nuovo album è scaturito da una frase che hai annotato per te stessa, ovvero “Sii sempre qualcun altro invece di te stesso”. Un consiglio che ti sei data in seguito alle aspettative intorno al vostro album post debutto. Ora che è finalmente uscito, senti ancora il bisogno di seguire questo principio?

Fenne: Credo che questo principio prima di un consiglio, sia più che altro ciò che sono. Probabilmente sarà sempre qualcosa con cui lotterò. Ho imparato a gestirlo meglio, o comunque ad accettarlo. Questo è il mio modo di agire e il modo in cui esercito pressione su me stessa, ma credo che sarà sempre così. Ha i suoi lati positivi e negativi, perché da una parte mi assicura che consegnerò un prodotto che penso sia abbastanza buono e di cui sono soddisfatta, ma dall’altra parte ci vuole così tanto tempo ed è così frustrante sentire di dover continuare a cambiare le cose finché non senti che sono perfette.

Ricordate il momento esatto in cui avete sentito che i Whispering Sons avrebbero sfondato?

Kobe: Forse risale al nostro secondo o terzo tour europeo quando potevamo suonare per un pubblico più grande. Ricordo una nostra esibizione al Wave-Gothic-Treffen in Germania, uno degli eventi più grandi per cui abbiamo suonato fino ad allora. La sensazione dopo lo show era così forte, grazie anche al buon responso del pubblico, che abbiamo davvero pensato “Wow, forse possiamo fare grandi cose”. Quando poi abbiamo pubblicato “Image” e “Alone” è passato in radio, abbiamo notato che un sacco di gente stava apprezzando la nostra musica. Ci ha dato una spinta notevole, e credo che ancora di più rispetto a quanto successo al Wave-Gothic-Treffen, sia stato questo il momento che ci ha davvero fatto pensare che forse avremmo potuto farne il nostro lavoro.

Sentite che le restrizioni sui live nell’ultimo anno e mezzo hanno tolto qualcosa alla vostra musica, o sentite piuttosto che hanno arricchito la vostra dedizione alla musica in qualche modo?

Fenne: Bella domanda. Penso che per me personalmente sia stato un periodo molto difficile che ha reso difficoltoso rimanere motivati a scrivere musica.

Kobe: Abbiamo dovuto cambiare il nostro approccio al lavoro come band. Come ha detto Fenne, prima provavamo le canzoni dal vivo prima di registrarle per un album, mentre per questo album abbiamo dovuto lavorarci da soli e studiare come portare intensità nelle canzoni invece di scoprire come farlo sul palco. Abbiamo parlato di più di quello che volevamo ottenere con le canzoni e di come raccontare una storia con il nostro album, anziché più semplicemente registrare un album pieno di canzoni suonate dal vivo.

Quando tornerete ad esibirvi dal vivo, quali sono i vostri prossimi piani?

Fenne: Abbiamo uno spettacolo il venerdì 2 luglio e suoneremo in un paio di festival quest’estate. Poi in autunno/inverno 20/21 faremo un piccolo tour, quindi penso che saremo on the road per un bel po’ di tempo e ne sono molto felice. Davvero non vedo l’ora.

Verrete in Italia?

Kobe: Sì, saremo a Milano il 25 ottobre, come supporto ai Balthazar, un’altra band belga. Saremo in Italia nel 2022 anche come headliner.

Potete parlarci del videoclip per “Surface”? Qual è il concetto e il messaggio che c’è dietro?

Fenne: Non sono sicura che ci sia un messaggio. L’intento era trasmettere un certo stato d’animo, un’atmosfera claustrofobica, la sensazione di essere chiusi. Diamo sempre ai nostri registi carta bianca in modo che possano fare quello che vogliono entro certi limiti, e siamo stati davvero felici del risultato.

Riguardo all’idea di pubblicare ogni singolo insieme ad una live session che sarà poi inclusa come parte di un film live insieme al disco, possiamo saperne di più su questo progetto?

Fenne: Siccome non abbiamo potuto suonare dal vivo e volevamo dare un feeling live a queste canzoni e non eravamo molto a convinti di fare dei live stream, abbiamo deciso di registrare un paio di canzoni in un ambiente e un’estetica che ritenevamo adatti al disco e su cui avevamo il pieno controllo. Questa era l’idea di fondo.

Kobe: È anche un modo per presentare l’intera band. Nei videoclip è visibile principalmente Fenne, mentre nei video delle live session, siamo presenti tutti e cinque.

Come mai non amate i live stream?

Fenne: Avevamo suonato il nostro show così tante volte, che non sarebbe stato un valore aggiunto suonare di nuovo per un live stream. Credo che avrebbe più senso ora, in effetti, come abbiamo fatto un po’ di tempo fa ed è stato molto bello perché abbiamo potuto suonare le nuove canzoni e i nuovi set. Ne è valsa la pena. Poi c’è da dire che suonare in live stream non è la stessa cosa. Come performer, cantare davanti ad una telecamera non è molto entusiasmante, e credo anche che chi fruisce un live stream come pubblico possa sentire la mancanza del contatto con le persone intorno.

Sentite che “Several Others” soddisfa l’obiettivo di evolvere e attrarre un pubblico più vasto?

Kobe: Non so se vogliamo davvero attirare un pubblico più vasto. Penso che vogliamo attirare il maggior numero di persone che vogliono apprezzare la vostra musica. Con il nostro primo disco la gente ci ha affibbiato il genere goth, che solo le persone a cui piace quel genere ameranno. Ma in realtà noi vogliamo fare la nostra musica. Questo significa che vogliamo attrarre persone interessate a tutti i tipi di generi e non solo quelle appartenenti ad una scena specifica. Non so se questo disco possa raggiungere o meno il mainstream. Abbiamo semplicemente fatto un disco che ci piace davvero e che amiamo e penso ci rappresenti di più rispetto a “Image”, perché lo abbiamo ponderato di più. Vogliamo attrarre coloro a cui piace la nostra musica per comunicare con loro, sperando che possano venire a uno dei nostri concerti, perché penso che siamo una band che rende più dal vivo che non in studio.

Grazie di essere stati con noi ragazzi.

Grazie a voi!

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