L’autunno estremo fa capolino sornione e terrorizzante.

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Fauna – Ocre & Ash (Prophecy Productions)

Se il death delle caverne gode di una certa popolarità da un po’ di tempo a questa parte, il corrispettivo di genere in ambito black appare un fenomeno estremamente marginale. È legittimo utilizzare tale definizione quando si parla dei Fauna, visto che l’artwork del nuovo album “Ocre & Ash” riproduce la fotografia delle più antiche impronte umane conosciute, databili a 7000 anni fa e scoperte nella Cueva De Las Manos a Santa Cruz, in Argentina. A livello musicale, Donnerkeil e Feuersteil conseguono l’obiettivo di creare un’atmosfera rituale grazie a un discreto numero di campionamenti e collage sonori, un abile invito rivolto all’ascoltatore a evadere dalla realtà, immergendolo in una misteriosa aura preistorica che tanto deve ai Paysage D’Hiver e ai Wolves Of The Throne Room. Certo, i tre lunghi intermezzi acustici ambient che avvolgono altrettanti brani di metallo nero atmosferico rischiano, a tratti, di trasformarsi in una prova di pazienza anziché assurgere a salutare pausa meditativa, ma i tedeschi, nel complesso, riescono a conservare un buon arco di tensione durante il lento avanzare del lotto, con l’utilizzo sagace del riverbero in sede di registrazione. Del resto, si tratta di grotte ancestrali …

Tracce consigliate: “A Conjuring”, “Nature & Madness”, “Eternal Return”

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Haemalharia – Vast Roar Okkulus (Sect Entropy)

“Vast Roar Okkulus” è il titolo dell’album di debutto degli Haemalharia, una band nuova di zecca che comprende due terzi della formazione dei Pale Spektre, il singer e batterista Hekla e il chitarrista e bassista CG. I riferimenti ad alieni, matrici e nebulose evocano un’atmosfera lirica cosmica e occulta, aspetti testuali che, uniti a una grottesca e cinica critica sociale diretta all’idiozia umana, al fascismo parassitario, alla spada di Damocle della schiavitù, alla religione e al linguaggio pseudoscientifico, suggeriscono una visione caotica e nichilista della Terra e dell’universo tutto. Dal punto di vista sonoro, i tedeschi si affidano a un black/death feroce e sepolcrale, un approccio ai confini del war metal il cui ascolto fa pensare al malsano rumore che provoca stritolare la gola di un mammut a mani nude. Voci da cavernicoli neandertaliani, riff arcigni e muscolosi, assoli d’ascia abbacinanti e percussioni barbariche rappresentano gli ingredienti principali di un full-length nel quale emerge soltanto un breve intermezzo centrale per riprendere fiato e che la label teutonica Sect Entropy ha deciso, con intelligenza e gusto della nicchia, di pubblicare su cassetta. I deboli di stomaco ne stiano alla larga.

Tracce consigliate: “Vaengraudaz // Egregoik Extasy”, “Nebularmorons // Galactic Spacetardom”,
“Parasitufascis // Weakness Of The Wormen”

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Igorrr – Amen (Metal Blade Records)

Quando si parla di estremo, spesso ci imbattiamo in una serie di regole ferree e confini fissi per definire il genere. Benché oggi tali frontiere appaiano ormai di cartapesta, nulla sembra paragonabile al rilascio di ogni nuovo album degli Igorrr, visto che caos, follia e squilibrio rappresentano i primi termini a balzare in mente quando si cerca di descrivere la musica del progetto transalpino. Come gli ultimi “Savage Sinusoid” (2017) e “Spirituality And Distortion” (2020), “Amen” non tradisce la naturale attitudine del polistrumentista Gautier Serre a stupefare l’ascoltatore, mantenendo alto lo standard qualitativo di un eclettismo a suo modo fascinoso e intrigante. All’interno della tracklist del sesto LP in studio, non esistono schemi che possano eloquentemente delimitare il territorio delle canzoni: su una solida base elettronica ricca di putiferi black e death e sfumature classic metal, si alternano infatti breakcore, dubstep, industrial, musica barocca, influenze indiane, mediorientali e spagnole e chi più ne ha più ne metta, per un disco comunque lucido e sornione, nel quale anche i canti gregoriani possiedono la propria ragion d’essere. Bergson apprezzerebbe.

Tracce consigliate: “Daemoni”, “Infestus”, “Mustard Mucous”

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Species – Changelings (20 Buck Spin)

L’espressione polish extreme metal tende a evocare associazioni con band come Behemoth e Vader, ma il trio degli Species sembra che possa evitare l’inscatolamento in tale definizione, non abbandonandosi mai a una brutalità dura e pura. Il gruppo di Varsavia, in “Changelings”, preferisce ispirarsi ai Death di “Symbolic”, ai Morbus Chron e ai Vorbid e aggiungere ulteriori influenze tratte dal funk, dalla fusion e dalla NWOBHM, cuocendo un mix di progressive death e thrash metal scandito dal groove, capace dunque di dare importanza all’eclettismo piuttosto che puntare sulla devastazione cerebrale o evocare orrori lovecraftiani. I polacchi riescono a dare il massimo sia a livello tecnico-esecutivo sia soprattutto in un’abile songwriting che raramente perde il filo della propria visione malgrado le varie interruzioni, i colpi di scena e le svolte, conseguendo l’obiettivo di tornare, in qualche modo, sempre al punto di partenza. La produzione demodé, ma cristallina, in grado di rendere gli strumenti identificabili e che lavora sullo spazio evitando forme fondamentaliste di compressione, consente di tuffarsi appieno in un viaggio di scoperta complesso, eppure incredibilmente spensierato. Da seguire in futuro.

Tracce consigliate: “The Essence”, “Waves Of Time”, “Biological Masterpiece”

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Unaligned – A Form Beyond (Transcending Obscurity Records)

Grazie a “A Form Beyond”, la band floridiana Unaligned esordisce sulla lunga distanza dopo la pubblicazione di un paio di singoli e dell’EP “Inner Dimensions” (2022). Fondato nel 2020 dal vocalist Andrew Guia e dal chitarrista Taylor Tidwell, coppia che esplora la propria creatività anche negli sperimentali Withered Throne, il gruppo si avvale di un batterista di grande esperienza come Jack Blackburn, ex Enfold Darkness, In Ruins e soprattutto drummer dei leggendari Vital Remains dal 2012 al 2014. Con tale formazione, completata dalla seconda ascia di Shane Dreher e dal bassista Cole Daniels, il combo mette in mostra un talento spaventoso, regalandoci un death a metà tra tech e progressive, ma che è capace di incorporare gli stilemi classici del metallo della morte statunitense. Un mix a cui si aggiungono influenze black e sci-fi di rispettiva marca Bal-Sagoth e Nocturnus, sfaccettature dark elargite dai synth e un’armoniosa facies orchestrale, aspetti che decorano brani veloci, policromi, intrisi di groove e di una vena melodica anni ’70 piuttosto pervasiva. Un manuale su come scrivere un LP ricco di strati, ma accattivante, suggestivo e dalla durata minore di quaranta minuti: chapeau!

Tracce consigliate: “Entitles Of Ash”, “Ruins Of Lunacy”, “A Form Beyond”

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