Non siamo qui a fare classifiche o confronti, ma così su due piedi è difficile pensare ad un artista internazionale che nel corso degli ultimi 20 anni abbia suonato più di Sascha Ring nel nostro Paese. Non poteva quindi mancare il consueto (doppio) passaggio in Italia dopo la pubblicazione del più recente lavoro pubblicato sotto lo pseudonimo Apparat, intitolato “A Hum Of Maybe”. Sono due gli show italiani per il tour promozionale del nuovo album, ai quali se ne sono già aggiunti altri estivi. La risposta di pubblico è come sempre ottima e la prima data nella Penisola, vede l’Alcatraz di Milano quasi completamente pieno (direttamente sold out, invece, lo show di Roma).

Dopo il piacevole set di Bi Disc (pseudonimo del produttore Jan-Philipp Lorenz), che alterna mezz’ora di ambient, elettronica ballabile e accenno più spinto di jungle, la sala è quasi completamente piena ed esplode in un boato quando si spengono le luci e Sascha Ring, accompagnato dalla sua band, entra sorridente sul palco. Lo show viene inaugurato da “Glimmerine”, opener di “A Hum Of Maybe” e subito ci rendiamo conto di come il concerto sia incentrato su un impianto molto più acustico ed elettrico di quanto potremmo aspettarci.

Sebbene Apparat sia famoso per un sound molto elettronico, per quanto raffinato, andando avanti con gli anni c’è state sempre una maggiore apertura verso strumenti elettrici e archi. Ed è lo stesso Ring a scherzarci su quando, costretto a tralasciare “A Slow Collision” a causa di un problema tecnico, afferma ridendo di quanto stia cercando di distanziarsi dai computer e imparare a suonare la chitarra – strumento che in realtà padroneggia benissimo e che suona per tutta la durata dello show. Se quindi è evidente come ci sia un protagonista tra gli ottimi musicisti sul palco, l’impressione che si ha è quella di vedere all’opera una vera e propria band, capace si suonare (ed emozionare) come un’unica entità.

Apparat2026Promo

I quattro pezzi suonati da “A Hum Of Maybe” (tutti concentrati nella prima parte della scaletta) superano a pieni voti la prova dal vivo e vengono apprezzati con entusiasmo da tutto il pubblico, andandosi a inserire perfettamente nella scaletta e in questa configurazione live. Lo show è comunque molto dinamico e, ad una prima parte ariosa e melodica, ne viene contrapposta una centrale più dark e serrata, nei quali veniamo investiti dalle suggestioni puramente elettroniche di “Dark Anthem “ e “Heroist”, che ci mostrano un volto dell’ ‘artista quasi più vicino a quello che viene esplorato in progetti come Moderat. Maggiori aperture melodiche tornano nel finale con la magnifica “Laminar Flow”, l’acclamatissima “Caronte” e la conclusiva “Black Water”, dal finale quasi commovente.

Non è una novità che Sascha Ring sia un artista eccezionale e inimitabile, ma assistere ad un suo show nel 2026 permette di comprendere il modo sublime in cui riesce a muoversi tra gli innumerevoli generi che ha attraversato nel corso della carriera, senza mai perdere il desiderio – anche dopo 25 anni di carriera – di evolversi ed esplorare nuovi modi di fare musica. “Sono venuto qui tantissime volte e ogni volta mi accogliete in un modo incredibile”: l’amore reciproco tra Apparat e l’Italia è evidente e diventa facile comprenderlo vedendo l’entusiasmo con i presenti si lasciano andare sui ritmi elettronici o ondeggiano seguendo le melodie prodotte da violino e violoncello. Questa breve leg è andata, ma non temete: manca già poco al ritorno di Sascha dalle nostre parti.

Setlist Apparat Milano

Glimmerine
Dawan
Ash/Black Veil
An Echo Skips A Name
Hum of Maybe
Little Feet
Williamsburg
Heroist
Jam 9
Dark Anthem
Pieces
You Don’t Know Me
Laminar Flow
Caronte
Black Water

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