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Myrath – Wilderness Of Mirrors

Avevamo lasciato i Myrath nel 2024 con “Karma”, un lavoro che aveva segnato una frattura evidente con il passato della band. Le caratteristiche sonorità etniche ed arabeggianti, che negli anni avevano reso unica la proposta del gruppo tunisino, erano state ridimensionate, dando vita ad un disco capace di dividere profondamente pubblico e critica. Tra entusiasmo e perplessità, la domanda era rimasta sospesa: quale direzione avrebbero preso i Myrath con il successivo album?

La risposta arriva oggi, con “Wilderness Of Mirrors”, pubblicato ancora una volta da earMUSIC. Il nuovo capitolo discografico della band tunisina porta con sé anche un cambiamento significativo in formazione: il produttore e tastierista Kevin Codfert entra ufficialmente nella line-up, prendendo il posto dello storico Elyes Bouchoucha, figura chiave sin dagli esordi, quando la band ancora si esibiva con il moniker Xtazy.

Fin dalle prime note dell’opener “The Funeral” è evidente come i Myrath non abbiano alcuna intenzione di tornare sui propri passi: al contrario, “Wilderness Of Mirrors” prosegue e amplifica il percorso intrapreso con il lavoro precedente, spingendo la band verso una dimensione sonora sempre più ibrida e difficilmente etichettabile. Le influenze orientali, un tempo centrali, sopravvivono oggi in forma più sfumata, come un eco lontano che riaffiora solo in alcuni momenti, come evidenziato in “Les Enfants Du Soleil”, a parer di chi scrive tra gli episodi più riusciti del disco, “Edge Of The Night” e, ancora, in “The Clown”, impreziosita da inserti vocali cantanti in lingua madre, interpretati con intensità da Zaher Zorgati. Lungo le dieci tracce, per un totale di circa 47 minuti, emerge così una chiara volontà di emanciparsi da qualsiasi etichetta stilistica, un intento che trova un’ulteriore conferma anche nella scelta delle collaborazioni, come nel brano “Until The End”, che vanta la partecipazione di Elize Ryd degli Amaranthe, divenuta, nel tempo, ormai presenza ricorrente nel panorama metal contemporaneo, come le sue colleghe stimate Floor Jansen, Charlotte Wessels e Simone Simons.

Nonostante questa svolta stilistica, “Wilderness Of Mirrors” mette ben in chiaro la straordinaria versatilità vocale di Zaher Zorgati: il cantante tunisino sfoggia ancora una volta una prova di alto livello, muovendosi con disinvoltura tra registri diversi e raggiungendo picchi espressivi notevoli anche nei momenti più intimi, come nella romantica “Soul Of My Soul”, unica ballad del disco, dove il pianoforte, accompagnato da tutti gli altri strumenti e dagli imponenti cori, diventa qui una presenza costante nell’accompagnare Zorgati in una delle sue interpretazioni più delicate e decisamente riuscite.

Nel complesso, questo sesto album segna un ulteriore passo nella trasformazione dei Myrath: un lavoro che rielabora le radici della band in chiave più moderna ed internazionale, ridimensionando le influenze arabeggianti a favore di sonorità più melodiche ed accessibili. Più che una rottura, si tratta di un’evoluzione consapevole, che conferma la volontà del gruppo di non voler essere più legato ad un’unica identità stilistica, anche a costo di allontanarsi definitivamente dalle origini.

Tenendo, quindi, in considerazione i Myrath pre-Karma, quando le sonorità etniche ed arabeggianti erano diventate a tutti gli effetti il loro marchio di fabbrica, questo disco sembra confermare la frattura già emersa in passato. La nuova direzione, più orientata verso un power metal/rock melodico accessibile, dividerà inevitabilmente il pubblico: se da un lato potrà conquistare nuovi ascoltatori, dall’altro rischia di allontanare chi seguiva la band già dagli esordi.

Le scelte stilistiche appaiono, infatti, più immediate e accattivanti, probabilmente anche nell’ottica di ampliare il proprio pubblico. Resta, però, evidente quanto il sound si sia ormai distaccato da quello delle origini; ciononostante, questa svolta risulta comunque piacevole se ben dosata. Sarà interessante capire se in futuro i Myrath proseguiranno su questa strada o tenteranno un riavvicinamento alle proprie radici.

Tracklist

01. The Funeral
02. Until The End
03. Breathing Near The Roar
04. Les Enfants Du Soleil
05. Still The Dawn Will Come
06. The Clown
07. Soul Of My Soul
08. Edge Of The Night
09. Echoes Of The Fallen
10. Through The Season